Omicidio Vassallo: una nuova pista

By Redazione

giugno 29, 2011 politica

Le indagini sull’omicidio dell’ex sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo, sono ormai a una svolta.  Ucciso il 5 settembre del 2010 alle 22,15 sul lungomare della città di cui era primo cittadino da nove proiettili di un’arma che si credeva buttata in mare. E che adesso riemerge. O meglio: una identica è stata portata ai magistrati. E ora dipenderà tutto dalle perizie su quest’arma, una calibro 21, consegnata spontaneamente dai parenti (che la avevano in custodia) della vigilessa Sonia Pisani accusata di un duplice omicidio alle porte di Roma a Cecchina.

Il collegamento investigativo all’esame della procura di Roma è in fase embrionale e porta il cognome importante di Domenico Pisani, un ex uomo di vertice del Carabinieri, la stessa istituzione che ha scoperto la pista. Perché la vigilessa di Cecchina che, secondo i pm, faceva parte del commando di fuoco nella sparatoria alle porte di Roma è sua figlia, convivente di Sante Fragalà, pregiudicato e  sospetatto di appartenere alla malavita organizzata. E se si va a rivedere una vecchia intervista (8 settembre 2010) a “Sky Tg24” al fratello del sindaco ucciso, Claudio, si scoprono una serie di denunce fatte dal fratello ucciso relative a concessioni per stabilimenti balneari ad Acciaroli. E si parla di “personaggi delle forze dell’ordine in combutta con personaggi poco raccomandabili”. Forse camorristi.

In un’intervista al “Messaggero” il figlio Antonio va oltre e racconta di questo strano presunto connubio societario in fieri tra il generale Pisani e i fratelli Esposito, gente molto benestante ma anche “borderline” con ambienti di malavita organizzata. Si parla di bar in cui si spacciava cocaina, di denunce rimaste lettera morta e di quest’uomo lasciato solo. Prima però di dare la croce addosso a un ex alto papavero dei carabinieri, che fino a qui ha avuto l’unico torto di essere padre di una figlia accusata, ma non condannata, per avere fatto parte di un commando killer in una sorta di regolamento di conti tra pusher di droga sul litorale laziale, ce ne corre.

Tutto dipenderà dalla perizia su questa pistola che è identica, ma non si sa se sia la stessa, a quella che sparò a Angelo Vassallo. Peraltro se fosse la stessa pistola, da una parte la cosa incastrerebbe la vigilessa, ma dall’altra, di sicuro, allontanerebbe i sospetti dal padre e dal fratello che la hanno consegnata spontaneamente agli inquirenti romani e di Salerno. Che nei prossimi giorni dovranno fare il punto sull’indagine. L’impressione comunque è che la fuga di notizie possa non aver giovato all’indagine in questo momento, perché è palese che  tutti i sospettati sono ormai sull’avviso. E anche avvalersi di intercettazioni e microspie potrebbe essere un’arma spuntata.

Come si ricorderà Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, è stato ucciso in un agguato di stampo camorristico il 5 settembre 2010 alle ore 22.15. Oltre ai moventi sulla speculazione edilizia, visto che le case da queste parti dove c’è la Perla del Cilento, arrivano a 7 mila euro al metro quadrato, va tenuto in considerazione il fattore cocaina. Acciaroli è nelle mire di diversi gruppi criminali. L’Osservatorio sulla camorra riporta che, a differenza della camorra napoletana e casertana, quella salernitana si differenzia per la mancanza di un apparato militare “pesante”. Qui i clan assumono le caratteristiche di un “comitato d’affari” e si muovono strettamente nel loro territorio d’origine. Si dedicano al racket, alla droga, al controllo degli appalti, investono nella movida salernitana e nei negozi di abbigliamento di lusso. Tra vecchi boss dell’era cutoliana e giovani rampanti del traffico di stupefacenti, la camorra salernitana si interessa a qualsiasi tipo di attività economica. Inoltre risulta forte anche la componente che fa capo al clan dei Casalesi, specie nel controllo degli appalti pubblici e nello smaltimento illecito di rifiuti.

Il porto di Salerno è sotto la loro “protezione” insieme a quella di alcuni clan della provincia di Napoli e rappresenta un punto strategico del traffico di droga. Politicamente parlando, poi, Vassallo era stato da tempo abbandonato dalla sinistra, che governa e comanda nell’entroterra salernitano. Il suo partito, il Pd, lo aveva progressivamente isolato e lui se ne sentiva deluso, tanto da mostrare segni di apprezzamento per la Lega. Doveva essere proprio allo stremo.

E questa  nuova pista che parte dall’omicidio di Cecchina? Secondo il “Messaggero”, che fa capire di avere letto atti ancora  riservati dell’inchiesta, “Domenico Pisani, da quanto emerge dalle carte dell’inchiesta salernitana, era diventato uno dei suoi nemici giurati per una storia di permessi edilizi negati a lui e ai suoi soci, due imprenditori campani che a Pollica gestiscono alcuni attività commerciali.” Si parla anche di droga in queste carte: “due sere prima di essere ucciso, Angelo Vassallo affrontò un pusher in un locale gestito dai fratelli Esposito”. Tesi suggestive e anche suportate dalla logica. Ma non di certo dal sillogismo. Bisogna trovare una prova che inchiodi qualcuno alle proprie responsabilità.

Se questa fuga di notizie è stato il classico “ballon d’essay”, magari “per vedere da lontano l’effetto che fa”, c’è anche il rischio che si trasformi un boomerang investigativo e che non se ne cavi proprio un bel nulla.

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