Casta low cost

By Redazione

giugno 29, 2011 politica

C’era una volta la casta. Quella dei “padreterni che spadroneggiano per Roma”, secondo la felice definizione di Luigi Einaudi. C’era una volta il ricco banchetto di Camera e Senato con la buvette a prezzi modici (meno di due euro un piatto di fettuccine al ragù) e le auto di servizio sempre pronte in cortile. I portaborse ossequiosi, i vitalizi d’oro, le tessere omaggio per viaggi aerei e ferroviari. C’era una volta e c’è tutt’oggi una “casta” descritta con tutto il livore possibile da parte dell’opinione pubblica e da qualche grillo parlante che, forse, sarà costretto a ricredersi davanti alla virata decisa dall’inquilino di via XX Settembre. Ebbene sì: Il taglio ai costi della politica (partiti compresi) è nell’agenda del “ragionier” Tremonti e, stanti le resistenze last minute di maggioranze trasversali, si farà a breve.

“Forza Taglia”, è il piano ribattezzato da Libero, “i tagli di Tremonti non sono un bluff”, rilancia Il Giornale. Il superministro, accerchiato dal fuoco amico di Pdl e Lega, è deciso a restituire un poco di sobrietà alla politica di “Roma ladrona”, partendo dai due rami del parlamento e dalle istituzioni che ogni anno ingurgitano centinaia di milioni di euro in una pancia mai sazia. Nel documento contenente le linee guida della riforma si leggono misure rivoluzionarie come la drastica riduzione delle alle auto blu, il giro di vite sull’utilizzo degli aerei di stato, il taglio netto ai vitalizi dei parlamentari, la previsione dell’Election day e così via. Aspettando di conoscere altri dettagli, magari con il crisma dell’ufficialità, si registra l’azzeramento dello stipendio dei ministri a partire da luglio: norma inserita nella manovra delle ultime ore.

I segnali sembrano buoni, ora bisogna dar seguito agli annunci. Il ministro Meloni, che già si muove in vespa e senza scorta, ha benedetto l’operazione e il sottosegretario Crosetto ha deciso di utilizzare una “Smart blu in affitto”. Nella folla c’è anche chi, come il ministro Rotondi, diffida apertamente delle misure anti-casta: “se uno un giorno dice a deputati e senatori che vanno dimezzati, il giorno dopo che taglia loro gli stipendi, quello successivo che gli toglie l’auto blu, allora è un kamikaze, significa che vuole proprio farlo cadere questo governo”.

Nonostante la realpolitik del Gianfranco democristiano non faccia una grinza, la realtà dei fatti parla di un esercito di uomini e risorse (o sprechi?) che affollano l’allegro carro dei servitori dello Stato. Linkiesta l’ha buttata sul calcistico e ha calcolato che “un anno alla Camera costa come il Real Madrid”, aggiungendo che se si dividesse la spesa per i 630 onorevoli, ognuno di loro costerebbe oltre un milione e mezzo di euro. Senza contare gli oltre 1800 ex parlamentari in pensione o impegnati a far altro che attualmente percepiscono lauti vitalizi.

Sebbene ci sia ancora chi parli di “specchietto per le allodole” e chi, magari per propri interessi, imprima il bollino di “demagogia” sulla proposta di Tremonti, la strada del taglio ai costi della politica sembra quella giusta, se percorsa con onestà intellettuale. Un taglio ragionato (senza mannaie giacobine) porterebbe un innegabile risparmio per le casse dello Stato e restituirebbe un’immagine di sobrietà e trasparenza delle istituzioni, aumentandone l’efficienza. “E’ bene tagliare i costi della politica – scrive Francesco Forte su L’Occidentale – perché ciò la migliora e la rende più amica del cittadino, ma guai a concepire la democrazia rappresentativa come un peso morto, un bubbone da incidere”.

La sfida decisiva, lo ribadisce Cesare Maffi su Italia Oggi, sarà dare forma alle buoni intenzioni e avere risposte chiare ai seguenti quesiti: “quando entreranno in vigore i tagli? Veramente incideranno sui benefici di tutti gli ex? Governo prima, Parlamento poi, colpiranno in maniera netta gli introiti di parlamentari, ministri, vertici dello Stato, partiti?”. Divo Giulio, pensaci tu.

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