Lettera aperta a Napolitano

By Redazione

giugno 28, 2011 politica

Signor Presidente,
i sentimenti di ammirazione e di amicizia che nutro nei Suoi confronti e che, risalendo a molti anni addietro, quindi a tempi non sospetti, Lei sa disinteressati e sinceri, mi spingono a scriverLe questa lettera aperta. Ricordo ancora quando, il primo giorno del mio ingresso a Montecitorio, Lei ebbe la cortesia di accogliermi con queste parole: “Sono lieto che tu sia stato eletto. Da Presidente della Camera mi sono ispirato a tuo padre che, da vicepresidente, ne dirigeva i lavori in modo esemplare.” Ricordo anche il dibattito che avemmo a Londra sull’euro: io ne criticavo la procedura d’introduzione, Lei lo difendeva. Pur non condividendo le Sue idee, restai ammirato per l’eleganza del Suo argomentare e la correttezza del Suo inglese. Infine, in occasione della mostra al Quirinale su Luigi Einaudi, il colloquio che avemmo mi convinse che, probabilmente, Lei ne conosceva gli scritti quanto o più di me!

Non è mia intenzione cedere al malcostume diffuso del “tirare il Presidente per la giacchetta” chiedendogli di fare quanto non è nei suoi poteri costituzionali. Le scrivo perché convinto che Lei possa, ricorrendo alla moral suasion, porre rimedio a una mostruosità politica e costituzionale. Faccio riferimento alla riforma Bassanini e alle sue, anche se non intenzionali, conseguenze. Come ho avuto modo di scrivere, il nostro governo non è più un organo collegiale ma monocratico. Accentrando nella stessa persona i poteri del ministro del Tesoro, delle Finanze, del Bilancio, delle Partecipazioni Statali e del Mezzogiorno, ha di fatto sancito che il governo è il ministro dell’Economia, gli altri, presidente del Consiglio incluso, sono solo superflue comparse. Non si muove foglia che il ministro dell’Economia non voglia.

Le dichiarazioni dell’onorevole Guido Crosetto, persona di notevole spessore culturale, anche se appaiono rivolte più alla persona che alla carica, sono in realtà la conferma che lo strapotere accentrato nelle mani di una sola persona è incompatibile col corretto funzionamento delle nostre istituzioni. Senza una dialettica fra il ministro delle spese e quello delle entrate, la sintesi che dovrebbe essere fatta dal Consiglio nella sua collegialità e l’indirizzo che ne dovrebbe dare il suo Presidente sono superflui. La collegialità dell’organo svanisce: la politica dell’esecutivo investe la responsabilità del suo capo ma è, in effetti, decisa da altri che non ne risponde.

Mi permetterei, quindi, di suggerirLe di esercitare, con la discrezione che Le è propria, pressioni sui leader di maggioranza e di opposizione perché procedano allo “spacchettamento” del ministero dell’Economia, ripristinando la separazione fra i ministri della spesa e dell’entrata e rinvigorendo il ministero dello Sviluppo economico, cui quello dell’economia ha sottratto poteri che erano prima del ministero dell’Industria e poi di quello delle Attività produttive.
La prego, caro Presidente, di perdonare il mio ardire e di credere ai sensi della mia più alta considerazione.

Suo,
Antonio Martino

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