C’è chi può (e chi non può)

By Redazione

giugno 27, 2011 politica

Lo sappiamo bene: da molti anni, a torto o a ragione (più spesso a torto, ma – non neghiamolo – qualche volta anche a ragione), non manca chi imputa al mondo berlusconiano una radicata e pervicace insofferenza nei confronti delle regole, dei princìpi che dovrebbero presiedere alla vita delle istituzioni, alla quella “forma” che, in uno stato di diritto, è o dovrebbe essere sempre “sostanza”. Ma, in una sorta di doppiopesismo automatico, restano invece tollerate (e in qualche caso, benedette, giustificate, addirittura elogiate) anomalie almeno altrettanto gravi, rispetto alle quali non si pretenderebbe una condanna, ma, questo sì, una riflessione senza pregiudizi.

Un primo esempio? Da anni, nella discussione pubblica si dà per acquisito che serva un “nulla osta” della magistratura rispetto a una qualunque riforma legislativa in materia di giustizia, come se anche in questo settore fosse “accettata” quella strana tendenza italiana alla “concertazione”, per cui non esiste più (o risulta quanto meno attenuata e marginalizzata) la classica tripartizione dei poteri, ma si fa vivere uno stato in funzione di perenne “mediatore” tra corporazioni, tra “parti in causa”, in cerca di “soluzioni condivise”. Un altro esempio? Da almeno quatto mandati presidenziali (l’ultimo biennio del compianto Francesco Cossiga, poi i settennati di Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, sino ai cinque anni tuttora in corso di Giorgio Napolitano), si ritiene naturale e perfino indispensabile un interventismo del Quirinale su tutto, dalla politica estera a quella interna, con un sistematico inserimento del Colle su ogni questione, inclusi i temi – non pochi – che dovrebbero essere lasciati agli altri attori politici e istituzionali. Per questo, contro la presidenza Cossiga si levarono polemiche roventi (in alcuni casi, critiche di segno liberale, a cui Cossiga non mancò mai di riconoscere fondamento giuridico e politico, diversamente dagli insulti e dalle campagne di delegittimazione di cui fu pure bersaglio); negli altri casi, invece, gli osservatori e perfino i costituzionalisti (usi a giustificare come e più di un…portavoce di partito!) si sono affannati e si affannano a inventarsi poteri e doveri di “supplenza” e di “moral suasion” (tutti concetti, inutile dirlo, inesistenti nella Carta costituzionale).

Resta da capire per quanto tempo ancora in tanti, in troppi, faranno finta di non capire, e si trincereranno dietro il paravento dell’antiberlusconismo per imporre un “doppio standard” costante e intellettualmente non onesto, a mio avviso. Tema da approfondire: e c’è da scommettere che le occasioni non mancheranno, purtroppo.

(da “Taccuino Politico“)

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