A volte ritornano

By Redazione

giugno 27, 2011 politica

A volte ritornano. Romantici, arrabbiati e violenti al punto giusto. Nonostante sia passato del tempo e il volto di qualcuno di loro cominci a essere scavato dalle battaglie combattute, la missione di giugno 2011 non può essere disattesa. Perché nell’area della Maddalena, località Chiomonte in Val di Susa, c’era da bloccare l’avvio dei lavori al cantiere per l’alta velocità Torino-Lione e loro, i No Global travestiti da No Tav, erano i protagonisti attesi alla recita di prima estate. Non si sono fatti desiderare e sono tornati all’opera, determinati a vincere contro le forze del male.

Sono tornati più carichi che mai ed è stato scontro aperto sulle colline e in autostrada, in cantiere e nei boschi. Da una parte qualche centinaio di manifestanti, dall’altra un esercito di 2500 agenti in assetto antisommossa che ha ricevuto il lancio di pietre, estintori e bombe carta. Altri giovanotti, che con le ragioni dei valsusini non c’azzeccano nulla, sono stati pizzicati con bastoni, fionde, fuochi d’artificio e chiodi. Neanche fossero loro a dover costruire l’ambiziosa ferrovia. “Abbiamo perso un round, non una guerra”, recitava fedele il leader del movimento Alberto Perino esibendo l’eloquio perfetto per calmare le acque di una giornata agitatissima. Peccato che a far la guerra ai caschi blu dello stato non ci fossero più gli abitanti della Val di Susa. “A sostenere la protesta – si legge su Corriere.it -, sono stati quasi tutti militanti dei centri sociali del Nord, giunti a Chiomonte domenica notte. Sul piazzale, invece, non c’erano più abitanti della Valsusa. Al punto che, nel corso della mattinata, la loro presenza è stata richiesta a gran voce dagli incappucciati neri non pratici della zona”.

Ma allora chi sono i veri No Tav? Le tremila persone (famiglie, anziani e giovani) che domenica sera hanno partecipato ad una fiaccolata pacifica per esprimere il proprio dissenso nei confronti dell’apertura del cantiere, o il manipolo di tipi da spiaggia che ha inscenato la guerriglia contro la polizia? Il sasso (accompagnato da estintori e pietre) è stato lanciato e la Valle si interroga sul suo futuro mentre in tv scorrono le immagini degli scontri. Nel frattempo la protesta è corsa su social network e siti antagonisti tra solidarietà agli attivisti e messaggi di guerra allo stato.  Sulla pagina Facebook dei “No Tav” c’è chi grida “resistete” e chi, invece, ammonisce: “abbiamo giocato bene finora e abbiamo perso tutto con una sassaiola. Possibile che dobbiamo sempre rovinarci per delle stronzate?”. Agli amici dei centri sociali l’ardua sentenza. C’è poi chi naviga tra apocalisse e profezia: “la lotta No Tav è l’inizio della primavera italiana”. Mentre su Twitter campeggia uno slogan altrettanto potente: “la Tav sarà il Vietnam dei vecchi media e dei partiti politici morti”.

Politica, media, resistenza, centri sociali e sassaiole. Fuor di ogni retorica, la domanda è cosa c’entri tutto ciò con le ragioni del popolo valsusino e la sua lotta contro la Torino-Lione. Il dubbio, questa volta ancora più pressante, è che l’ennesima situazione nevralgica del Belpaese sia stata caricata di significati politici e ideologici abnormi tali da allontanarne il centro della questione, legittimando così i soliti giovanotti scalmanati. Sì sempre loro: romantici, arrabbiati e violenti al punto giusto. Una rumorosa minoranza che, invece di recuperare qualche esame universitario durante la sessione estiva, gioca a lanciar sassi contro lo stato. E la Val di Susa ringrazia.

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