Primarie: conviene anche alla Lega

By Redazione

giugno 23, 2011 politica

Il gigantesco striscione “Maroni premier” che era impossibile non vedere a Pontida ha sancito anche sul piano della liturgia politica – insieme retriva e radicalmente innovativa come è proprio del popolo leghista l’ambizione che, da sussurro nel corridoio del Palazzo, si sta espandendo nelle piazze del nord. Si ha la percezione che la Lega consideri logoro il proprio rapporto con l’alleato del Pdl, e guardi con preoccupazione all’assottigliamento della capacità di Berlusconi di fungere da polo attrattivo per un partito che, dopo la scissione di Futuro e Libertà, continua pian piano a sfagliarsi lungo i propri confini.

Quale miglior prospettiva, per quadri e base, di un possibile premier in cravatta verdealpi? E per un ruolo istituzionale di così alta levatura, uno dei pochissimi profili spendibili dal Carroccio è quello di Bobo, che sa come blandire all’occorrenza la piazza, ma si è dimostrato negli anni capace di ritagliarsi un profilo di servitore dello Stato che gli viene riconosciuto da quasi tutte le tendenze politiche presenti in Parlamento.

Così quella di Maroni a Palazzo Chigi è oggi più di un’ipotesi, qualora Berlusconi dovesse decidere nel 2013 di non ricandidarsi, come molti auspicano per svecchiare e rinnovare l’immagine di un centrodestra che si sta imbolsendo. E, pur con tutti i limiti strutturali di una leadership che si connoterebbe naturalmente come “nordista”, per molti osservatori, anche neutrali, quella del ministro dell’Interno è una personalità la cui caratura risoluta e il piglio decisionista potrebbe essere l’ideale punto di sintesi di un post berlusconismo che si preannuncia piuttosto ingarbugliato.

Lo potrà essere, comunque vada, solo se il centrodestra andrà formulando strumenti condivisi di legittimazione della leadership, che vadano oltre all’osanna del carisma del capo con il quale si è connotata la storia recente di quel che in Italia negli ultimi venti anni si è definito alternativo alla sinistra.

Il magma che cova sotto il fragile lenzuolo azzurro è pronto ad esplodere quando il tappo del Cavaliere verrà tolto. E difficilmente una casacca verde potrà assumere il ruolo di collante di una coalizione (e di un partito) a rischio frantumazione. In caso di primarie, Maroni avrebbe dalla sua un intero popolo che aspetta da trent’anni di assumere il potere per poterlo cambiare. Non dovrebbe passare attraverso complicate composizioni di alleanze, né tantomeno andare a cercare di allargare una base elettorale fedele che lo sosterrebbe senza tante obiezioni.

Conviene dunque anche al Carroccio stimolare l’alleato a discutere dell’introduzione delle primarie nella prassi del centrodestra italiano. Chissà che non se ne accorga anche Bobo.

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