P4, un grottesco abuso annunciato

By Redazione

giugno 23, 2011 politica

L’inchiesta sulla P4 (dovremmo dire, più correttamente, alla ricerca di eventuali notizie dell’esistenza di una tal loggia segreta), sta dando i suoi naturali frutti: una valanga di pettegolezzi giudiziari idonei a danneggiare l’immagine di uomini politici e non, ma, soprattutto, l’immagine di ministeri, amministrazioni, in poche parole di tutta la “cosa pubblica”. Pettegolezzi che non hanno nulla a che vedere con la necessità della “trasparenza”, che nessuno, che non sia un pervertito guardone, può sostenere si debba estendere ad ogni frase che può essere carpita in una intercettazione telefonica, come non può pretendersi (e tanto meno deve imporsi) si estenda anche al W.C. di ogni privata abitazione. Il tutto alla ricerca di un’associazione segreta così segreta che non sembra esservene traccia. Come si addice ad un vero segreto.

Il fatto più immediatamente rilevante di questa invereconda sceneggiata mediatico-giudiziaria è sicuramente quello che nessuno pagherà per quello che si sta facendo, per il danno arrecato al nostro Paese, alla Giustizia (quella con la g maiuscola che, malgrado tutto, ci ostiniamo a concepire e sognare, benché sempre più come una entità astratta, un miraggio).Nessuno pagherà, perché, convinti come siamo che si sia in presenza di un grottesco abuso, all’origine di esso c’è però una legislazione balorda, quindi, si tratta, in buona sostanza di un abuso “annunziato”.

C’è un uso di tale legislazione spinto al parossismo, all’assurdo ed al grottesco. E, comunque, una cattiva istituzione, una legge imprevidente “non si applica da sé”, come diceva Alessandro Manzoni. E, se nessuno pagherà, è perché, oltre che cattive leggi sull’esercizio dei poteri relativi alle indagini penali, oltre che un brutto pasticcio sulla c.d. obbligatorietà dell’azione penale, oltre pure le responsabilità di chi se ne avvale come se ne avvale, abbiamo anche pessime leggi sulle responsabilità dei magistrati e dei giornalisti e di chi, comunque, profitta di esse e di chi, abusa della possibilità che esse offrono di abusare di poteri e funzioni.

Non c’è dubbio che chi prevedeva che l’abolizione di concorsi e scrutini per le carriere dei Magistrati avrebbe comportato un “appiattimento” determinato dalla scomparsa di ogni selezione per le carriere ed il prevalere di un pesante e monotono grigiore nella magistratura, almeno in questo sbagliava. Abolite le “detestate” gerarchie, le scale di valore determinate da severi esami e scrutini, fondati sulla misurazione del sapere giuridico, altre scale di valori, altre gerarchie sono intervenute: quelle fondate sui gradini raggiunti nel Guinness dei primati: primati di arresti, primati di numero di pagine di “storiche” sentenze (compilate col “copia ed incolla” nella versione moderna dell’uso del computer). Primati nei titoli dei giornali, nelle foto sulle riviste mondane, primati nel numero e nell’importanza dei Vip arrestati o sputtanati, primati nelle quotazioni sul conseguente mercato elettorale. Per non parlare dei più “naturali”, ma, non certo auspicabili gradini raggiunti della gerarchia associativa, che oggi conta più di quella “detestata” negli Uffici giudiziari.

Ma, torniamo alle leggi improvvide, che hanno reso e rendono possibili inchieste colossali pur in assenza di precise “notizie di reato”, ma, alla ricerca di tali notizie, in quanto “possibili”, “ipotizzabili”. In base, cioè a dati e convincimenti assolutamente soggettivi di ogni P.M. Mentre il “codice fascista” del 1930 di procedura penale stabiliva che il P.M. dovesse esercitare l’azione penale quando gli fosse pervenuta notizia di reato, il codice “democratico” del 1989 stabilisce che i P.M. le notizie di reato possono andarsele a cercare indagando a tal fine. Così, anche il concetto di “necessità ai fini delle indagini” di talune attività gravemente invasive (ad esempio intercettazioni telefoniche) diventa praticamente senza significato e limite di sorta in quanto riferibile solo alla necessità soggettiva del P.M. di soddisfare la sua “curiosità” in ordine a reati da lui ipotizzabili.

L'”assoluta necessità” può essere quella di “trovare” qualche notizia di reato. Così si accumulano diecine di migliaia di intercettazioni. E, tra l’altro, Pantalone paga. Così questo potere dei P.M., che un’assai poco meditata e ragionevole struttura del codice concepisce come “pre-processuale”, diventa tale da porre in essere metodi da Stato di polizia. Polizia “togata”: che non è poi una sottospecie migliore di quella senza tale qualifica se si considera che questo orpello rende un tale sistema “indipendente e sovrano”, in un tutt’uno con il potere dei giudici che dovrebbero verificarne limiti e risultati. Naturalmente il fatto che il codice consenta quello che non dovrebbe in nessun caso essere consentito, non fa sì che la dimensione, e non solo la dimensione, di una siffatta inchiesta possa rivelarsi grottesca e come tale essere qualificata, e che non si possa dire che si abusi di una legge per il solo fatto che essa consente (ma non impone) usi stravaganti.

Ma quanti strillano quando la giustizia pesta loro i piedi e si scandalizzano quando, magari, supera i limiti del grottesco, stabilendo nuovi primati, non possono considerarsi esonerati dal dovere di verificare il potenziale negativo di certi impianti legislativi impasticciati. La giustizia ingiusta, il suo uso magari stravagante, non si rivelano tali tutti i giorni. Hanno però un volano che ad essi assicura di superare le reazioni episodiche e, magari, nemmeno troppo cristalline di chi ne è colpito. Un volano che funziona. Un volano che quel tanto di garantismo e di senso della giustizia che c’è ancora in questo Paese non sembrano proprio possedere, né cercano di crearselo.

(da Giustizia Giusta)

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