I referendum della Super Casta

By Redazione

giugno 22, 2011 politica

Non c’è niente di peggio di un’elite intellettuale talmente superba da credere di poter privare i cittadini del diritto di scegliersi il governo che preferisce. Anzi, forse qualcosa di peggio c’è: farlo – togliere al popolo la facoltà di scegliersi i propri governanti – dichiarando di agire per il loro bene, magari affermando di volerlo fare per dare loro più potere. È quanto i promotori dei tre nuovi referendum elettorali s’incaricano di realizzare dopo aver depositato i loro quesiti.

Vediamo subito di che si tratta. Col quesito n. 2 e il quesito n. 3 l’elite di cui sopra s’incarica di cancellare dal Porcellum il premio di maggioranza alla coalizione che risulta vincente, le coalizioni stesse, l’indicazione del candidato premier; la legge elettorale verrebbe così ridotta a un proporzionale con una finta soglia di sbarramento al 4%, che tutti i micro partiti scavalcherebbero con finti cartelli elettorali creati all’abbisogna e sciolti il giorno dopo le elezioni. L’elogio della mistificazione politica. Elogio potenziato dallo stratagemma utilizzato dagli estensori per dare dignità al loro progetto di restaurazione e di mortificazione del popolo sovrano, ovvero il quesito n. 1.

Con questo l’elite intellettuale, che ha evidentemente in odio i liberi cittadini italiani, pretende di eliminare dalla legge i riferimenti all’ordine di lista, senza però poter far rivivere né i collegi uninominali, né le preferenze. Perché, si sa (e loro sanno meglio di altri), i referendum in Italia sono solo abrogativi. È inevitabile che tale quesito venga dunque cassato dalla Corte: eliminando i riferimenti all’ordine di lista, quel che resta della legge sarebbe infatti inapplicabile, poiché proprio non si saprebbe come diavolo compilarle, le odiose liste bloccate del Porcellum. Insomma, con questo stratagemma, i promotori raggirano i potenziali sottoscrittori facendo credere loro che i referendum aggrediscono la vergogna delle liste bloccate, quando in realtà non toccano minimamente il problema: lo esaltano.

L’unico effetto che otterrebbero i soli due quesiti ammissibili sarebbe quello di mutare geneticamente il PORCELLUM in un SUPER PORCELLUM: i cittadini si ritroverebbero a votare il solo partito, senza avere la minima idea di chi dopo farà il premier, con quale maggioranza, con quale programma. L’opposto di quanto accade coi tanti beneamati sindaci d’Italia. Solo dopo le elezioni, in seguito ai maneggi della casta politica eletta dai partiti, si formerebbe una delle tante maggioranze prima ipotizzate. Che, come ai tempi che furono, durerebbe un anno o qualche mese, buttata giù dalla prima manifestazione di piazza.

E forse perciò che la Cgil sostiene a spada tratta i quesiti referendari e ha messo al servizio la sua possente struttura a garanzia del raggiungimento delle 500mila firme. Il ritorno della partitocrazia determinerebbe un potenziamento enorme del potere d’interdizione e di ricatto sulla politica da parte di chiunque. Figurarsi da parte di un sindacato.

Insomma, i referendum della super casta, che ci ritroveremo a votare la prossima primavera, rappresentano il più grande pericolo che l’Italia abbia corso da anni: puntano a condannare il sistema istituzionale della nazione alla sclerosi dell’improduttività e al ritorno del trasformismo professionale. In anni in cui avremmo bisogno di istituzioni sempre più contendibili e, insieme, forti dopo il pronunciamento degli elettori, i referendum pianificano – in scienza e coscienza – il perseguimento di obiettivi a questi contrari.

Sono i referendum della super casta contro il popolo sovrano: chi ha a cuore l’Italia deve osteggiarli per difendere strenuamente il principio che il cittadino deve restare l’arbitro della sua democrazia.

——————————————

Antonio Funiciello. Direttore di LIBERTA’eguale. Scrive su Liberal, Europa e Mondoperaio. Ha ricoperto incarichi di direzione nei Ds e nel Pd. Lavora presso il gruppo parlamentare del Pd al Senato. Ha scritto per Donzelli Il politico come cinico. L’arte del governo tra menzogna e spudoratezza. La pubblicazione del suo articolo ci è stata gentilmente concessa dal webmagazine QDR.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *