Pontida, il giorno della marmotta

By Redazione

giugno 20, 2011 politica

Pontida come Punxsutawney. Una in Lombardia, provincia di Bergamo, l’altra in Pennsylvania, nella Contea di Jefferson.  Tra le due località, distanti migliaia di miglia tra loro, non vi è alcuna somiglianza, e tra di esse non sussiste neppure uno di quei surreali e il più delle volte apparentemente inspiegabili gemellaggi tra città italiane e straniere (tipo Napoli con Miami, o Grosseto con Kashivara, per fare due esempi). Però, quest’anno, i due comuni hanno condiviso un rito assai simile, per attesa, modalità e svolgimento: il Giorno della Marmotta da una parte, il Raduno della Lega Nord dall’altra.

Il Giorno della Marmotta si chiama in originale Groundhog Day, festività sentitissima in Nord America e resa celebre dall’imperdibile cult movie dall’omonimo titolo (“Ricomincio da Capo” in Italia), diretto da Harold Ramis con un superlativo Bill Murray (ne esiste anche una versione italiana, con Antonio Albanese, divertente ma non quanto l’originale, ça va sans dire). Ogni anno, il secondo giorno del mese di Febbraio – festa nazionale – decine di milioni di americani si preoccupano di sapere se una marmotta appena uscita dalla propria tana, in quel di Punxsutawney, riesce o meno a vedere la sua ombra, dalla quale dipende la durata di una stagione. Come vuole il rito, infatti, se questa non riesce a vedere la propria ombra, a causa del cattivo tempo, l’inverno terminerà presto; se invece la marmotta vede la propria ombra, a causa del bel tempo, si spaventerà e tornerà nella sua tana, e l’inverno continuerà per altre sei settimane. Una tradizione che prosegue, immutata, da circa 125 anni.

Lo stesso è accaduto, con le dovute proporzioni, in quel di Pontida. Fiumi e fiumi di inchiostro, nei giorni e nelle settimane scorse, avevano contribuito ad alimentare le attese, le aspettative e i timori in vista di questo appuntamento. Da una parte, “quegli stronzi di giornalisti”, come li avrebbe poi definiti il Senatùr, hanno fatto sì che attorno all’evento, che da oltre vent’anni si ripete sul prato del paesino lombardo, si creasse un’attesa senza precedenti, caricando di significato il raduno giorno dopo giorno, con un’accelerata improvvisa dopo i risultati dei referendum. Dall’altra parte, un significativo contributo, sebbene dare la colpa ai giornalisti non passi mai di moda e riscuota sempre un grande successo nelle folle (in questo caso, meglio se alla categoria si accompagna il rafforzativo “di sinistra”, per ottenere un risultato ancora più eclatante), è stato dato dagli stessi esponenti della Lega Nord che, tra un “vedremo a Pontida”, un “ne parleremo a Pontida”, un”Berlusconi ascolti Pontida” e via dicendo, hanno fatto sì che decine di milioni di italiani, di centrodestra e di centrosinistra, tenessero gli occhi puntati sul pratone, per capire, dalle movenze di Umberto Bossi, quanto sarebbe durata ancora la stagione politica attualmente in corso.

Nella coalizione di centrodestra alla guida del Paese, da giorni, anzi settimane a questa parte, si percepiva una certa inquietudine, e il presagio che il leader supremo del popolo padano utilizzasse il palco di Pontida per “staccare la spina” al Governo si faceva sempre più forte, ora dopo ora. Non serviva leggere i retroscena, o avvalersi delle voci di corridoio anonime di qualche parlamentare o addetto ai lavori, per captare i malumori, e intuire la forte sensazione di malessere imperante nel centrodestra, con un Popolo della Libertà stordito dalle amministrative e mandato quasi al tappeto dopo il referendum, e con una Lega Nord irrequieta e alle prese con il sempre maggiore malcontento della base. Il clima di Pontida, questo fine settimana, ne ha comprensibilmente risentito. Non solo metaforicamente, come dimostrato dal forte e improvviso acquazzone che sabato sera si è scagliato sulla pre-festa – come peraltro avvenne lo scorso anno, casualità che inizialmente alcuni leghisti hanno attribuito alla presenza di chi scrive, per due edizioni consecutive, salvo scagionarlo dopo l’apparizione del sole.

La pioggia battente e il potente temporale, tuttavia, non hanno fermato i tantissimi già presenti dal sabato, per lo più appartenenti al Movimento dei Giovani Padani che, forse per il forte spirito, forse per i bicchieri di birra, non hanno mai smesso di cantare, ballare, brindare, esibirsi in cori da stadio con tanto di megafono, nonché scambiarsi reciproci sfottò tra gazebo e tra sezioni di paesini sconosciuti e dai nomi bizzarri, un fenomeno a metà strada tra il cameratismo e il campanilismo interno ad appartenenti allo stesso movimento. Mentre la pioggia contribuiva a trasformare in odiosa fanghiglia la terra del pratone (naturalmente rimasta tale anche il giorno successivo, per la felicità di giornalisti e di troupe televisive, con particolare riferimento alle bionde del tg indossanti tacchi, o corrispondenti fighetti con scarpe di Prada), e le tende dei gazebo imbarcavano acqua a non finire, i giovani padani si dilettavano, spesso imbeccati dall’onnipresente Matteo Salvini (piaccia o non piaccia, un uomo politico sempre tra la gente, affabile, simpatico, cordiale e a disposizione di chiunque), a intonare slogan politici, alcuni dei quali assai poco rassicuranti in vista del discorso di Bossi. Su tutti, il più gettonato, che ricalcava il “po-po-ro-po-po-po-po” dei Mondiali 2006 (che si chiamerebbe “Seven Nation Army”, e apparterrebbe agli White Stripes, ma tant’è), recitava “Silvio-hai-rotto-i-coglioni”, seguito a ruota da meno sobri canti dedicati al neo-Sindaco di Milano Pisapia. Neanche un revival, neppure accennato, per quelle canzoncine nemmeno troppo velatamente discriminatorie contro i napoletani, che tanto clamore generarono in passato grazie (o a causa di) YouTube, segno che quest’anno, a farla da padrone nel popolo delle camicie verdi, era l’incazzatura politica.

(1/Continua – La seconda parte dell’articolo verrà pubblicata domani su Notapolitica)

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