Il “lato B” della P4

By Redazione

giugno 20, 2011 politica

Quando il dito indica la luna l’imbecille guarda il dito. Nell’inchiesta sulla P4 “l’imbecille”, o almeno chi sembra accontentarsi di interpretarne la parte, è il cosiddetto sistema mediatico. Tutto concentrato sulla figura di Luigi Bisignani e sul suo gruppo di potere, la cosiddetta P4, in cui un ruolo di rilievo indubbiamente sembra averlo giocato il deputato del Pdl Alfonso Papa, ex magistrato nella procura di Napoli ai tempi della reggenza di Agostino Cordova.

Ma quale è la luna che “l’imbecille” mediatico non vede, essendo concentrato sul dito? Il satellite nella fattispecie è rappresentato dalla inchiesta madre del pm John Henry Woodcock, che stavolta sembra avere usato tutte le precauzioni scientifiche del caso per evitare di farsi travolgere dalle polemiche che ne hanno invece caraterrizzato le precedenti uscite. E questa indagine madre partì con gli arresti del 5 luglio del 2010 per un giro di tangenti all’interno della società Trenitalia. E l’inchiesta P4, come è evidenziato all’inizio del paragrafo primo del documento di 263 pagine recentemente trasmesso al Parlamento unitamente alla richiesta di arresto per il deputato Alfonso Papa di cui sopra, a sua volta è partita proprio dalle denunce di un imprenditore, Giuseppe de Martino, che si presentò in procura dicendo di avere notizie utili per la precedente indagine.

Proprio questo De Martino ha fatto anche scoprire l’apporto al tutto di due esponenti delle forze dell’ordine ai domiciliari, il carabiniere Enrico La Monica e l’agente di polizia Giuseppe Nuzzo, accusati di essere stati gli informatori occulti del gruppo di potere di cui si parla tanto.

Ma tutto cominciò così, leggendo quella parte dell’ordinanza di custodia cautelare di cui meno si parla nei giornali: “Nel mese di luglio 2010, nell’ambito di un’indagine relativa ad appalti dalla società Trenitalia spa, questo giudice ha emesso un’ordinanza cautelare per i reati di associazione a delinquere, corruzione e di turbata libertà degli incanti. Nei giorni successivi si è presentato spontaneamente tale De Martino Giuseppe, affermando di avere notizie utili al proseguimento dell’inchiesta. Questi infatti ha denunciato una serie di illeciti che sarebbero stati perpetrati ai danni della società Ib, Italian brakes spa, di cui è socio di maggioranza, da parte delle Ferrovie dello stato ( e segnatamente di alcune persone dell’ufficio tecnico di Trenitalia legate all’amministratore delegato Mauro Moretti).” Su Moretti però nell’inchiesta si parla tanto e si indaga poco. Così come sui giornali.

Di lui si sa che è un uomo vicino alla sinistra e che è  proveniente dalla Cgil dove era il sindacalista di punta ai tempi di Necci. Eppure i vari Bisignani, Papa e i due appartenenti alle forze dell’ordine che ora sono sospettati di reati vari, entrano in scena proprio quando De Martino si lascia sfuggire con i suoi referenti, in particolare proprio Bisignani, la propria intenzione di andare in procura a denunciare questo sistema di clientele e di corruzione su cui peraltro lo stesso Woodcock già stava indagando. A quel punto iniziano le telefonate strane da parte del Papa, del La Monica e del Nuzzo. Questi ultimi due si avvalevano di cellulari le cui sim erano intestate a cittadini ignari della Costa d’Avorio e della Nigeria, tanto per completare un quadro fatto di misteri e concidenze.

Tutti volevano sapere cosa avesse intenzione di dire ai magistrati e Bisignani riuscì anche a farsi dare una memoria che poi più o meno sarebbe coincisa con il testo della successiva denuncia alla procura di Napoli. Sono stati provati anche contatti telefonici tra il Papa e Moretti ma quest’ultimo a verbale ha raccontato di non ricordarsi il perché del colloquio, facendo cenno a  una possibile lite avvenuta in treno tra lo stesso deputato del Pdl e un controllore troppo zelante. Al momento di escludere, per ora, eventuali responsabilità penali dell’attuale ad delle Ferrovie, si legge a pagina 61 del documento trasmesso alla Camera per corroborare la richiesta di arresto del Papa, la seguente considerazione: “…né una condotta concussiva, allo stato, può essere ipotizzata nei confronti di Moretti.

Seppure non sembra verosimile la ragione che è stata addotta dall’amministratore delegato di Trenitalia, a capo di un’azienda con migliaia di dipendenti e che affronta quotidianamente problemi presumibilmente enormi, per giustificare la telefonata di Papa, in difetto di diverse indicazioni  bisogna certamente fermarsi. Resta una mera ipotesi investigativa quella secondo cui gli indagati intendevano acquisire un’utilità costituita da una sorta di potere d’interdizione e di ricatto sulla dirigenza di Trenitalia che avrebbero potuto esercitare solo se la vicenda non fosse stata sottoposta al vaglio dell’Autorità giudiziaria.”

Insomma prove su Moretti per ora non ce ne sono, ma gli inquirenti lo sospettano e di fatto al sua figura è al centro della genesi dell’inchiesta. Chissà perché però di questo lato della vicenda, che chiunque può andarsi a leggere su internet, visto che gli atti alla Camera su Papa sono pubblicati sul sito di Montecitorio, nessuno ha ritenuto di soffermarsi più di tanto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *