Provincia leghista

By Redazione

giugno 19, 2011 politica

Pochi minuti di gloria. Neanche il tempo necessario a immortalare l’evento con foto e video, eccezion fatta per il tempismo di Corriere e Libero che hanno diffuso la notizia sacrilega seguiti a ruota da qualche sito web. “Datevi un taglio”, recitava lo striscione appeso a Pontida da un uomo sulla cinquantina nella prima mattinata di domenica. Il drappo, issato sul ciglio della strada a due passi dal pratone dell’adunata leghista, è stato subito rimosso da alcune camice verdi piuttosto infastidite: “questo vuol rovinarci la festa”, il ritornello sospettoso. Il messaggio però, prima breccia di contestazione nell’happening social-trash della Lega, è giunto forte e chiaro nonostante la censura padana. “Datevi un taglio”, che per esteso vuol dire “eliminate le province e dimezzate il numero dei parlamentari al fine di ridurre i costi della politica”.

Tutta roba vecchia, si dirà, argomenti elettorali sventolati da Carroccio e Pdl in tempi non sospetti, prontamente inseriti nel programma di Governo per poi essere riposti nel cassetto. Le Province? No, adesso è meglio il trasferimento dei Ministeri da Roma a Monza. Le targhe sono pronte (le ha mostrate Bossi sul palco) e il sindaco (leghista) Marco Mariani ha già rassettato Villa Reale per i futuri uffici. Fa niente che fino al 2004 la pur ossequiosa cittadina brianzola non fosse nemmeno capoluogo di Provincia, il problema è che lo spostamento dei dicasteri con annessi carrozzoni di rappresentanza sparge velenose polemiche e migliaia di domande intorno ad un progetto tanto inutile quanto dispendioso. Quasi paradossale rispetto alla bibbia leghista contro gli sprechi dello Stato accusato ogni giorno di “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”.

Tutto il contrario rispetto all’abolizione delle Province che avrebbe dato un taglio netto alle spese di mamma Italia per la gioia dei contribuenti padani e non. Ma il ragionamento non tiene conto del fatto che anche un movimento popolare, ruspante, “barbaro” (per dirla con Maroni) non può sottrassi al fascino delle stanze dei bottoni, con annesse rendite di posizione. Piovono dal cielo, con i voti del popolo del Nord, le stesse vituperate poltrone in cui si accomodavano gli squali della Dc e gli uomini di Craxi, ora appetibili per il movimento nato dal carisma di Umberto Bossi al grido di “Roma Ladrona”. Col risultato che oggi, mentre dal pratone volano gli anatemi del Senatùr, la Lega ha colonizzato i due rami del Parlamento e, in tema Province, vanta ben 13 presidenti col fazzoletto verde in altrettante roccaforti come Belluno, Bergamo (a cui fa riferimento Pontida), Biella, Brescia, Como, Cuneo, Lodi, Sondrio, Treviso, Udine, Varese, Venezia e Vicenza.

Perché mai, allora, privarsi di quei serbatoi nel periodo in cui l’emorragia di voti alle amministrative ha contagiato anche la Lega? Al diavolo le province, dunque. Il trasloco dei ministeri è un regalo di Pantalone, mirabile esempio di salvataggio in zona Cesarini, rappresentando il bottino più agevole da porgere agli elettori inferociti in un momento in cui gli spazi di manovra per la riforma del Fisco sono angusti e la guerra in Libia è impantanata. A Pontida, la gente ha apprezzato la missione ministeri e ha raccolto l’invito dei big a firmare l’iniziativa presso i gazebo. D’altronde l’operazione mediatica è d’impatto: in pieno stile leghista strappa alla Capitale lussuriosa un pugno dei suoi gioielli, mostrando i ritrovati muscoli del celodurismo d’annata . “E’ l’ora del coraggio”, titolava ieri La Padania. “Sui ministeri Berlusconi aveva già firmato il documento, poi si è cagato sotto”, ha incalzato Bossi dal palco di Pontida. Lo stesso grande capo che usò la biro per siglare il programma di Governo, abolizione delle province comprese.

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