I paletti di Bossi

By Redazione

giugno 19, 2011 politica

A Pontida non si è sollevata la marea che travolgerà in breve tempo il governo, come molti si aspettavano che accadesse.D’altra parte, tuttavia, non è che non sia successo proprio nulla. Scremando la tradizionale riunione del popolo leghista dagli ammennicoli folcloristici, emerge qualche dato di tendenza al quale bisognerà fare attenzione nelle prossime settimane.

Per iniziare, Bossi sembra volutamente aver posto un solco tra le camice verdi e Tremonti, tradizionale interlocutore privilegiato della Lega. L’amico Giulio dovrà fare attenzione a non toccare “i comuni virtuosi, le imprese e gli artigiani”. Per di più dovrà comporre la propria linea con quella di Berlusconi, che su fisco, rigore e sviluppo non sembra agli occhi del Senatùr, pensarla come il suo cervello economico.

Una punzecchiatura così dolorosa per quello che è considerato l’unico ministro intoccabile da parte del Carroccio, potrebbe non voler dire nulla politicamente – anche se a Roma si vocifera che il titolare di via XX settembre l’abbia presa malissimo – ma è anche un elemento nuovo nei rapporti interni alla maggioranza. Se l’asse Lega-Tremonti dovesse iniziare a scricchiolare seriamente, il governo potrebbe iniziare a preparare una tornata elettorale che sarebbe molto complicata.

Bossi non ha escluso una tale eventualità, ma ha ancorato ogni possibile decisione ad una preventiva consultazione con l’alleato. Nessun cappotto a breve, dunque, ma nel medio periodo le cose potrebbero andare diversamente. Il leader padano ha legato in modo chiaro la possibilità che il Carroccio continui a sostenere la leadership di Berlusconi all’agenda che il Cavaliere si impegnerà a sostenere.

Leggendole (si possono trovare esplicate sul sito de Linkiesta) vi si trova lo spauracchio della riforma costituzionale, il disimpegno dalle missioni militari, la ridefinizione dei costi standard e il federalismo fiscale. Una tabella di marcia che inizia a partire da oggi e si conclude a fine anno. Se si tratta di rivendicazioni vincolanti oppure di una pistola caricata a salve da garrire davanti al proprio elettorato e posare sul tavolo delle trattative, lo si scoprirà solo nei prossimi giorni.

Ma, con i corollari della polemica sul trasferimento dei ministeri e la marcata differenza di un partito che mostra di interessarsi con veemenza ai problemi della propria gente mentre l’alleato è impegnato in operazioni di maquillage politico, la giornata di ieri impone al governo di ricalibrare i propri assetti e di definire nel concreto un modus operandi che gli consenta di superare lo scoglio Pontida senza far perdere la faccia al vertice lumbard.

In caso contrario, le elezioni sono dietro l’angolo.

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