Il nuovo che avanza

By Redazione

giugno 17, 2011 politica

Che la buona politica sia una faccenda di merito e non di anagrafe è radicato parere di chi scrive. Se a fare di conto, nel paesello, il più bravo è il nonnetto di settant’anni, dovrebbe essere lui a tenere in mano i conti del campanile. Sostituirlo in virtù di una strafottentella “quota-baby”, non è cosa buona e giusta per il bene della collettività. Orientamento quanto mai impopolare in una congiuntura nella quale tutti i politici sono brutti e cattivi e il giovanilismo imperante si riversa ad ondate come panacea di tutti i mali pubblici.

Arriva in aiuto di noi bistrattati meritocrati senza tema di documento d’identità, la bizzarra vicenda incorsa in questi giorni nell’ateneo capitolino di RomaTre. Il Consiglio degli studenti, il parlamentino che raccoglie una delegazione di tutte le rappresentanze studentesche, ha bocciato con 15 voti contrari e 13 favorevoli l’idea di intitolare un’aula della facoltà di Giurisprudenza ai giudici Falcone e Borsellino.

Repubblica e il Tempo, nelle loro edizioni locali, hanno dato spazio alla vicenda. Ma, come al solito, la questione, almeno a mezzo stampa, si è conclusa con una ridda di giustificazioni e accuse incrociate nel mezzo delle quali è praticamente impossibile districarsi, e dalla quale ognuno torna a casa con il proprio pezzettino di verità. Abbiamo provato a vederci chiaro, e ne viene fuori una storia divertentissima.

La lista di maggioranza relativa nell’organo è quella dei giovani pidiellini, che esprimono la presidentessa (che è anche membro del Senato Accademico, per la serie spazio a tutti e no al cumulo delle cariche), Diana Fabrizi. Sono d’accordo a che Falcone e Borsellino abbiano un’aula che rechi in esergo il loro nome? Sì.

Alleata della lista pidiellina, è una compagine civica, nella quale molta influenza sembrano averla i ragazzi di Comunione e Liberazione. Sono d’accordo a che Falcone e Borsellino abbiano un’aula che rechi in esergo il loro nome? Sì.

All’opposizione la lista di sinistra, che è riuscita nel meritorio lavoro di sintesi di riunire i giovani del Pd, dell’Idv, di Sel e dei sindacati universitari. Sono d’accordo a che Falcone e Borsellino abbiano un’aula che rechi in esergo il loro nome? Sì.

I ragazzi in università sono avanti anni luce rispetto ai propri seniores. Tre liste, una geografia consiliare semplice e razionale. Idee chiare e condivise, i padri nobili della repubblica sono degni di avere cittadinanza culturale e accademica tra i corridoi dell’Ateneo, eccetera eccetera.

28 a 0, dunque? No, 13 a 15.

E’ successo che i bimbi hanno replicato in piccolo l’eterna animosa tendenza dei grandi di guardare il dito e fottersene della luna. Ovverossia, di passare al setaccio chi fa cosa, sottoponendolo ad un ozioso processo alle intenzioni, piuttosto che di valutare l’oggetto delle proposte nel loro merito.

Così Damiano Oliva, consigliere di maggioranza autore della proposta, aveva, agli occhi della sinistra, la colpa di essere di destra. “Non abbiamo consentito e non consentiremo che chicchessia possa utilizzare a scopi propagandistici l’immagine e il ricordo delle vittime delle mafie – recita il comunicato di Ricomincio dagli studenti – La lotta alle mafie deve essere operata quotidianamente e non con iniziative una tantum, come da anni fa la nostra lista, promuovendo in tutte le sedi e gli spazi opportuni la sensibilizzazione della popolazione universitaria sul tema dell’antimafia concreta, senza apporre alcun simbolo sulle iniziative“.

Insomma, Falcone e Borsellino non si toccano, perché sono roba nostra, incondivisibile e inaccostabile a nomi che sbandierano in calce simboli, fosse anche quello dello studentello della Giovane Italia.

E fino a qui il copione, per quanto mesto, si adagia su un canovaccio piuttosto consueto. Ma il solo voto contrario dell’opposizione sarebbe stato sufficiente, al massimo, a marcare l’ennesima occasione persa di dialogo e di incontro su un terreno, quello commemorativo, tutto sommato innocuo.
A trasformarla in farsa, ci si sono messi anche allegramente diversi membri della maggioranza.

Agli occhi di alcuni di loro, l’estensore della proposta era colpevole di militanza nell’area sociale vicina ad Alemanno. I forzisti in shorts e i piccoli gasparriani – che esprimono il presidente – non potevano farsi sorpassare a destra. Così Progetto Roma3, la lista tradizionalmente contigua alle posizioni azzurre, ha fatto mancare i propri voti alla maggioranza, barricandosi dietro un cavillo procedurale che nemmeno il cancelliere più polveroso di Montecitorio, chiedendo “La sostituzione delle parole “Il rappresentante degli studenti di Azione Universitaria Damiano Oliva chiede al Consiglio degli Studenti” con la dizione “Il consiglio degli studenti chiede..“.
Proposta respinta con inaudito sprezzo di opinioni sì lineari e ragionevoli, tanto dal condurre all’inevitabile processo alle intenzioni (e involontaria autoaccusa): “La cronistoria di quanto accaduto lascia pensare che il consigliere Oliva volesse ottenere come risultato non l’approvazione della mozione, visto il rifiuto a dialogare con le altre componenti del Cds, ma acquisire visibilità per se stesso e per la propria componente politica

Insomma, di acquisire visibilità, per un competitor interno al movimento giovanile, non se ne può parlare. O ci mettiamo il cappello tutti, o puoi andare a razzolare nell’aia di fianco, non nella mia. E’ anche il parere del Presidente dell’organo, che ha aggiunto il suo voto a quello dei frondisti di maggioranza: “Il Consiglio degli Studenti, in quanto organo collegiale e di rappresentanza cristallina degli studenti, non ha potuto procedere senza riflettere sugli aspetti contestabili, specie quelli tecnico-formali; tali aspetti non possono mai essere snobbati e ignorati, poiché indici di imparzialità e comportamento corretto dell’organo stesso“.

Insomma, chissenefrega della freschezza della gioventù, del badare al sodo e non alle sterili forme. Gli “aspetti tecnico-formali” non possono essere tralasciati quando la posta in palio è quella di impedire l’acquisizione di un “trofeo politico e personale” – parole della stessa Fabrizi – al pischello della corrente accanto.

Ecco, quando sentirete i giovani gridare da destra (ma anche da sinistra) alla rivoluzione meritocratica, allo spazio da concedere ai giovani, alla noia per le pastette del Palazzo, tenete a mente che gran parte delle ugole del coro cantano con un timbro che nemmeno il più circonvoluto galleggiatore del Transatlantico.

La meglio gioventù, per ora, non sta da queste parti.

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