Un nome, una garanzia

By Redazione

giugno 16, 2011 politica

Ancora lui: Woodcock. Un nome una garanzia. Fino ad oggi, garanzia di buco nell’acqua. Sì, perché è da anni che Woodcock ci prova a fare il grande salto da procuratore di provincia alle prese con qualche valletta a grande inquisitore del “potere” politico. Da sempre a caccia di vip, nella speranza di “agganciare” qualche politico, purtroppo non gli è ancora riuscito di incastrare un “pezzo grosso”. Basta ricordare alcune delle sue imprese per chiedersi come possa fare ancora il magistrato, come disse Gianfranco Fini non molti anni fa, nel 2006, quando lo definì un pm «fantasioso», «un signore che in un Paese normale avrebbe già cambiato mestiere».

Oltre 200 innocenti accusati senza fondamento in 14 anni di carriera, tra cui gli arrestati e poi prosciolti Corona e Vittorio Emanuele di Savoia e l’accusato e poi prosciolto Sottile. Questo l’imbarazzante “record” del pm Woodcock, di recente addirittura “promosso” da Potenza a Napoli, guarda un po’, alla sezione reati contro la pubblica amministrazione. L’ultima? Qualche mese fa fece perquisire l’ufficio e le abitazioni di Sallusti e Porro per un articolo sulla Marcegaglia, ve lo ricordate? Titoloni sui giornali, caso politico e mediatico, e poi… il nulla. Sallusti dice di non essere stato ancora nemmeno interrogato dopo otto mesi.

Ma veniamo all’inchiesta che occupa le prime pagine dei giornali in questi giorni. Ne so poco e può darsi che stavolta Woodcock abbia trovato la sua gallina dalle uova d’oro. Diciamo solo che il suo “record” personale dovrebbe indurre ad una certa cautela. Non ho elementi, sto a quello che si legge sui giornali. Innanzitutto, la prima cosa che balza agli occhi è che la notizia, o per lo meno una delle notizie, che avrebbe dovuto aprire le prime pagine sarebbe dovuta essere qualcosa come “un duro colpo all’accusa”.

Sì, perché Bisignani è stato arrestato, del parlamentare del Pdl Papa (tra l’altro ex magistrato della stessa procura di Napoli sotto Cordova) si è chiesto l’arresto, e deciderà la Giunta per le autorizzazioni della Camera, ma dei 19 capi d’imputazione il gip (il giudice per le indagini preliminari) ne ha accolti solo 3 (tre!), tra cui violazione del segreto d’indagine e favoreggiamento. Non c’è, invece, associazione per delinquere, tanto meno “segreta”. Ma naturalmente cosa fanno i giornali? Non titolano sulle imputazioni sulla base delle quali è stato effettivamente autorizzato dal gip l’arresto di Bisignani. No, titolano sui reati di “associazione segreta e corruzione”, che il gip non ha incluso nell’ordinanza di arresto. Ma d’altra parte, sarebbe “saltato” il ghiotto titolo sulla fantomatica “P4”, senza la quale sarebbe difficile colpire l’immaginario dei lettori.

Da quello che si legge oggi sui giornali, l’accusa per ora non ha in mano niente più che un giro di raccomandazioni e non meglio precisate violazioni del segreto di indagine. Il che, visto quello che esce quotidianamente, fa sorridere. Amaro. Tutto questo ancora al lordo del misero sottobosco di millanterie che come al solito circonda questi personaggi. Avere rapporti, tessere relazioni, raccogliere confidenze, raccomandare, non è reato. Altrimenti dovrebbe finire in galera il 90% del Paese. In un mondo in cui «notizie riservate di matrice giudiziaria» finiscono in tutte le redazioni dei giornali, e da lì sulle prime pagine e le aperture dei tg, e vengono usate per colpire questo o quello, senza che alcuna procura batta ciglio e spesso senza neanche lo straccio di un reato, ecco che improvvisamente si accendono i riflettori su un parlamentare che – ammesso e non concesso che siano provate le accuse – cerca di usare le sue conoscenze per saperne di più su inchieste che coinvolgono esponenti di governo ma che già sono finite su tutti i giornali.

(dal blog JimMomo)

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