Il meglio è nemico del bene

By Redazione

giugno 15, 2011 politica

Essendo un politico 2.0, sono andato sul sito della Camera e ho fatto una piccola ricerca: ho cercato la parola “primarie” in due periodi diversi. Il primo, nei 14 giorni precedenti il congresso fondativo del Popolo della Libertà (cioè dal 17 al 31 marzo 2009). Il secondo, negli ultimi 14 giorni, cioè dal 31 maggio al 14 giugno 2011. Risultato? Nel 2009 si parlava di primarie, a vario titolo, in 118 articoli complessivi, di cui molti relativi al dibattito interno al PD e alle elezioni americane. Nel 2011 il numero schizza a 823 articoli, per la stragrande maggior parte relativamente al dibattito interno al Pdl. Eppure due anni fa in 3 dei 118 articoli sono stato io a parlare di primarie.

Addirittura nel congresso del Pdl proposi di istituire un doppio registro per chi volesse interessarsi al partito: uno, i registrati, che raggruppa chi vuole dire la propria sulle grandi scelte, come il candidato sindaco o il leader, o sui grandi temi, come il testamento biologico o la scuola. Il secondo registro riguarda invece gli iscritti, coloro che intendono svolgere la politica al tempo pieno e che vogliono partecipare alla selezione della classe dirigente, eleggendo, per esempio, i coordinatori comunali.

In 15 anni di gloriosa storia Forza Italia ha avuto al massimo 400.000 iscritti. Rispetto a una media di 10 milioni di elettori sono il 4 per cento. E se andiamo a vedere ancora meglio quei 400mila si sono iscritti perché a chiederglielo sono state 20-30mila persone, lo 0,2-0,3 per cento. Un partito non può essere governato dallo 0,3 per cento del proprio elettorato, per questo ritengo utili le primarie o qualunque altra forma di consultazione diretta ed allargata.

Quando ho parlato su Twitter di un 20% di consiglieri comunali eletti con meccanismi di primarie l’ho fatto tenendo fede al mio motto: il meglio è nemico del bene. Nei due anni passati nulla è stato fatto per avere un partito più aperto, sfruttare le nuove forme di partecipazione come i social network. Per questo ritengo sia meglio partire dal basso, iniziando da una quota di consiglieri comunali, oppure dal candidato sindaco, salendo su al presidente di provincia, poi di regione, infine ai parlamentari, una cui quota potrebbe, con l’attuale sistema elettorale, essere riservata a nomi usciti dalle primarie.

Insomma, parlare di primarie come si sta facendo in questi giorni, applicandole ex abrubto ovunque, comporta il rischio di “cambiare tutto per non cambiare nulla”, con grande gioia dei gattopardi. Quanto a me, ho iniziato a parlarne in tempi non sospetti e ho fondato i Club della Libertà proprio per questo motivo: consentire una maggiore e diversa partecipazione dei cittadini alla vita del partito.

* Mario Valducci, deputato del PDL

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