Da azzurri a indecisi

By Redazione

giugno 15, 2011 politica

“L’avversità crescente verso il Cavaliere costituisce un trend in corso già da diversi mesi: non a caso, oggi il livello di popolarità del presidente del Consiglio – e del governo stesso nel suo insieme – ha toccato i livelli più bassi da molto tempo a questa parte. Le recenti amministrative hanno costituito un primo momento in cui questo clima di opinione si è concretizzato nelle scelte dei cittadini nell’urna. L’esito dei referendum conferma questo trend e ne costituisce l’espressione”.

Il guru dei sondaggisti italiani, Renato Mannheimer così conclude la sua analisi post-referendum . Non solo, a suo avviso, la consultazione ha offerto segnali di un progressivo scollamento in atto tra le indicazioni del leader del centrodestra ed i comportamenti elettorali dei simpatizzanti. Ma il risultato stesso dell’affluenza alle urne e la valanga di italiani che ha espresso un’opinione seccamente negativa nei confronti di alcuni dei provvedimenti assunti dal governo, hanno cambiato le intenzioni di voto della maggior parte dei cittadini.

E se Pagnoncelli, ieri sera a Ballarò, sciorinava dati che vedono il Pd superare – per la prima volta nella sua storia – il Pdl di ben due punti percentuali, facendo fremere il baffo di D’Alema, tutti i più grandi istituti di ricerca ritengono che il sensibile recupero del centrosinistra nei sondaggi sia dovuto, come d’altra parte sostiene lo stesso Mannheimer, ad un sensibile scollamento dell’elettorato che fino a ieri si proclamava pidiellino dal proprio partito di riferimento.

Dimostrando così che il mito della casalinga di Voghera che vota in osmotica concomitanza con i messaggi subliminali insiti negli spot dei materassi, è vero solo a metà, e che l’elettorato di centrodestra è tutt’altro che monoliticamente fidelizzato intorno alla sacra imago del Cavaliere. Il fermento – al quale Notapolitica si è volentieri unita – perché l’oligarchia che guida il partito sia messa in discussione attraverso libere primarie, il mal di pancia di quella fetta di elettorato dai sani principi liberal-conservatori, che ha votato No ai referendum o che si è astenuta, le perplessità che hanno destato nella base il disimpegno al voto e la stantia operazione che ha portato Alfano ad assumere un ibrido ruolo di amministratore unico del partito, sono solo alcuni dei segnali che il fermento dell’elettorato di centrodestra va al di là di una crisi di affezione nei confronti di un Berlusconi che non riesce più a capire o a farsi capire dagli italiani.

Un problema che veniva ben sintetizzato ieri dal Foglio: “Se vuole arrivare alla scadenza naturale della legislatura in condizioni competitive il centrodestra deve rinnovare la sua offerta politica. Ridurre tutto a difficoltà di comunicazione costituisce un errore perché non promuove il confronto e la competizione tra idee e personalità, che è il passaggio indispensabile per produrre la svolta necessaria. Insistere sulla continuità, che conserva un valore solo se è la base su cui si costruisce l’innovazione, renderebbe poco visibile anche una scelta azzeccata nei contenuti”.

In attesa di tale rinnovamento, una fetta sempre più ampia di elettori critici confluisce ad ingrossare le fila di un partito degli incerti che avrebbe la maggioranza assoluta nel Paese se mai dovesse presentare le proprie liste alle elezioni. Questo perché, come sosteneva il professor Pasquino, intervistato da Oscar Giannino nella sua trasmissione su Radio24, un conto è criticare una casa in cui non ci si ritrova, un altro è decidere di cambiare parrocchia.

La mancanza di una leadership forte, carismatica, che possa accreditarsi come alternativa a quella dell’attuale governo, impedisce alle opposizioni di riuscire a calamitare un consenso che vada numericamente oltre a quello del proprio consolidato recinto. L’innalzarsi delle percentuali rimane così prigioniera della fetta di astenuti e indecisi, e non indica quel tanto atteso sfondamento di campo che potrebbe porre le basi per costruire una vera alternativa di governo del Paese.

Per ora, l’elettore azzurro rimasto deluso si alambicca su come uscire da quella che legge come una situazione di stallo con poche vie di uscita, se non risolute e decise. In mancanza delle quali, lentamente, potrebbe farsi attrarre dalla debole orbita che assume, a seconda dei casi, il nome di Terzo Polo o Pd.

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