Mattarellum: Back to the Future!

By Redazione

giugno 14, 2011 politica

Si sono concluse con risultati tutt’altro che scontati le ultime elezioni amministrative. Viste come una sorta di elezioni a medio termine, esse hanno di certo contribuito ad evidenziare una significativa discesa nella stabilità di relazioni a firma berlusconiana. Le evidenti fratture interne alla maggioranza, il mancato appoggio elettorale sperato, diventano indirettamente il mezzo col quale arrivare ad ipotizzare che un rinnovamento politico generale sia effettivamente possibile.

Non sarebbe poi così assurdo immaginare che dopo questi ultimi risultati elettorali le file della maggioranza subiscano uno strappo interno di tale rilevanza da indurre le parti ad intervenire con la gestione di un razionale governo tecnico. Ma con una priorità da mantenere: l’individuazione di un nuovo testo di riforma elettorale che vada a sostituire l’attuale Porcellum.

Sarebbe il primo passo da segnare per l’effettiva revisione di un sistema costruito e perfettamente  aderente ad una realtà partitica dai tratti eccessivamente personalistici. La legge Calderoli, più volte definita come il sistema elettorale peggiore in assoluto, porta con sé l’incoerente ritorno ad un sistema proporzionale in un periodo storico e politico in cui con interesse si guarda a democrazie europee dalla forte struttura bipolare, capace di stabilizzare i governi ed incanalare ordinatamente consensi. Poi ne blinda la partecipazione interna, con la previsione di una preventiva adesione e riconoscimento al capo unico della coalizione; abolisce il collegio uninominale e prevede un premio di maggioranza alla coalizione vincente. Infine, elimina il sistema delle preferenze e rende le liste meri strumenti di convenienza partitica dai tratti fortemente delegittimanti del voto popolare.

E’ bene chiedersi allo stato dei fatti se il mantenimento di un’intenzione bipolare sia effettivamente così radicata nella politica italiana, se le logiche di una democrazia maggioritaria possano facilmente concordare con una struttura da sempre fortemente eterogenea e lontana dalla stabilità auspicata in sistemi simili. Di certo la formula elettorale da identificare dovrà accompagnare e plasmare le intenzioni del legislatore relativamente all’impronta da dare alla struttura partitica, in quei rapporti di influenza biunivoca che scorrono tra la materia elettorale e il sistema politico di un dato Paese.

Sembrerebbe ottimale tornare ad una realtà simile a quella disegnata dalla legge Mattarella, con un sistema prevalentemente maggioritario, collegi uninominali e una selezione dei candidati senz’altro differente dall’attuale chiusura partitica, magari proprio con l’utilizzo delle primarie. In questo modo, a dispetto delle possibili critiche, il candidato otterrebbe nei fatti il mandato dai propri elettori, procurando un legame diretto molto più efficace sul piano dei rapporti tra eletto e territorio. Anche il problema della governabilità potrebbe parzialmente essere ridotto: ciascun eletto sarebbe costretto a rispondere direttamente ai propri elettori, il passaggio dalle primarie all’elezione renderebbe le aspettative di quest’ultimi più alte e il loro giudizio più severo ed esigente.

Maggioritario e uninominale, dunque. Il primo in modo da rendere effettiva una sfida nazionale di governo; il secondo per avere immediata l’individuazione di un candidato nel pieno rispetto di una responsabilità interna, nei confronti del partito, ed esterna nei confronti degli elettori.

(dal webmagazine qdR)

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