Durban 3, schiaffo dell’Onu a Obama

By Redazione

giugno 14, 2011 Esteri

Fregandosene altamente del veto di Obama, l’Onu ieri ha deciso di varare Durban III, il sequel della pagliacciata anti sionista iniziata nell’omonima città sudafricana nell’agosto 2001, locandola stavolta direttamente a New York al Palazzo di vetro. Si era parlato dell’oltraggio alla memoria delle quasi tremila vittime dell’11 settembre 2001, a dieci anni esatti da quel terribile atto terroristico, visto che la location e la data sono quasi concomitanti. Ma non c’è stato niente da fare. E a dare il triste annuncio è proprio quella ong filo israeliana, “UN Watch”, che per prima aveva lanciato l’allarme. Dal 22 settembe vedremo di nuovo le sinistre icone degli Ahmadinejad e degli Assad ll’Onu predicare contro Israele, gli Usa, l’Europa, mentre intanto a casa loro costruiscono una fossa comune dopo l’altra dove mettere i rispettivi avversari politici.

Ma mentre i leader di quell’accozzaglia mondiale che è ormai diventata l’Onu, senza l’America e senza l’Italia, in quella data si appresteranno a rinverdire i nefasti di quella prima conferenza che dieci anni orsono fu la premessa stessa dell’11 settembre, ben 25 ong si daranno appuntamento in altro e parallelo centro congressi di New York per una contro manifestazione. Obama suo malgrado dovrà esere presente all’inaugurazione della sessione Onu del 21 settembre anche se poi non parteciperà a Durban tre, altri invece boicotteranno la stessa assemblea dovre tra l’altro incombe il pericolo diplomatico di una avventata mossa dei palestinesi che potrebbero richiedere per bocca di Abu Mazen un riconoscimento “de facto” alla assemblea delle Nazioni Unite.

Certo poi gli Usa potranno esercitare il diritto di veto ma la cosa provocherà comunque enormi danni culturali oltre che diplomatici. E Durban III intanto rischia anche di diventare una camera di compensazione per quei paesi come la Siria, l’Iran e la Cina che in questi mesi hanno dato pessima prova di sé a proposito di diritti umani. La paura degli Usa, e delle 25 ong che contromanifesteranno, è che la sessione non solo potrà servire a ribadire concetti blasfemi come quello che sionismo è uguale a razzismo, ma anche per porre dei paletti al diritto di ingerenza della stessa Onu nelle situazioni come quella siriana che giorno dopo giorno stanno precipitando. Insomma si teme uno scudo difensivo con l’avallo delle Nazioni Unite, e con l’imprimatur politically correct, per tutti quegli stati canaglia che ormai costituiscono la vera spina dorsale dell’assemblea del Palazzo di Vetro.

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