Referendum, ma chi ha vinto?

By Redazione

giugno 13, 2011 politica

“Grazie di quorum”, gridano sul web. “Libertà è partecipazione”, scomodano pure Gaber. “Abbiamo dimostrato di essere un popolo unito, quando serve”, declamano i fautori del sì, asserragliati nelle piazze per festeggiare l’esito della tornata referendaria. “Gli abbiamo fatto un quorum così”, rivendica ilfuturista.it, il cui direttore Filippo Rossi ha trascorso l’intero pomeriggio ad intasare la propria bacheca Facebook per godere a pieni polmoni del trionfo antiberlusconiano. “E ora si dimetta”, ammonisce un rinato Pier Luigi Bersani che, in una manciata di settimane, ha visto cadere dal cielo le vittorie alle amministrative e lo sfondamento del quorum.

Gridano al miracolo, danzano allegri come bambini sotto la pioggia estiva che cade copiosa sul terreno arido. Ma gli angeli del sì non si accorgono di un dettaglio che forse passerà in cavalleria tra le bottiglie di spumante e i trenini in festa. “Qualcuno” ha trasformato il referendum in un mostro giuridico-elettorale, in un carrozzone di risentimenti e strumentalizzazioni che con la democrazia diretta c’entra poco e niente. E’ stato raggiunto il quorum dopo anni di astinenza? Bene, ma la massiccia campagna d’informazione che ha monopolizzato il web (e di rimando bar e metropolitane) ha assunto i tratti mistificatori della peggior propaganda populista.

Migliaia di giovani hanno estratto dal cassetto le proprie tessere elettorali impolverate (o forse intonse) per unirsi all’avanzata partigiana dei “quattro sì ad occhi chiusi”, mossi da slogan e frasi ad effetto, sospinti dalla moda del momento che ha cavalcato i social network e i passaparola delle comitive. Alla fine è stata vittoria senz’appello. Ma la vittoria di chi? Perché se in queste settimane di propaganda abbiamo sentito gli appelli di partiti e comitati a partecipare al referendum in quanto “insostituibile strumento di democrazia”, oggi ci ritroviamo quegli stessi benpensanti bacchettoni delle urne che hanno utilizzato a loro piacimento un istituto costituzionale serissimo, subdolamente violentato per fini politici.

Lo scopo era assestare un altro sganassone a Berlusconi, indebolirne la leadership e mettere in discussione il suo Governo. Furbi sono stati Bersani e Di Pietro a cavalcarne l’onda, ingenui coloro i quali si sono illusi di partecipare ad un grande movimento democratico per riappropriarsi del diritto di scelta. Perché di referendario non s’è visto nulla (salvo il quorum) e i quesiti posti agli italiani sono stati all’origine formulati in maniera imbarazzante per poi esser peggio interpretati dagli elettori. “La destra svaluta il significato del referendum invitando i suoi elettori ad andare al mare”, diceva qualche Solone primaverile. Che, di rimando, ha trasformato l’istituto democratico in un carro armato vuoto di contenuti e pieno di rancore.

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