Referendum, chi scende e chi sale

By Redazione

giugno 13, 2011 politica

Anche dopo questo referendum, vi proponiamo un piccolo borsino su chi sale e chi scende grazie al voto di oggi.

CHI SALE

Pierluigi Bersani. Ha ripreso centralità politica e parla da leader in pectore della coalizione. Timing efficacissimo nello spin post-voto sia per le amministrative che per l’esito referendario di oggi. Di fatto i risultati di queste tornate elettorali fanno tornare nel cassetto i sogni veltroniani di un Pd maggioritario e rilanciano il l’idea di coalizione allargata che ha fatto vincere due volte Romano Prodi. Rimane da capire se la sinistra estrema e l’Italia dei Valori lo accettino a pieno titolo come leader.

I Verdi. Sono stati referendum ad alto tasso ecologista. I verdi italiani erano nei fatti spariti dal dibattito e dal parlamento. Oggi rialzano la testa dopo molti mesi di purgatorio mediatico. Il disastro nucleare giapponese gli ha dato una grossa mano, adesso occorre capire quanto durerà la luna di miele con l’opinione pubblica e l’elettorato.

La Lega di lotta. I padani oggi sono spaccati in due. Da un lato chi crede ancora nell’alleanza con il Pdl per portare a casa qualche risultato concreto, dall’altro chi invece rivendica posizioni più autonome e un profilo ancor più a tinte forti. Molti i leghisti impegnati nel referendum sul fronte del sì. Oggi passano alla cassa e attendono fiduciosi Pontida per richiedere con forza uno strappo.

Il Terzo Polo. Dopo la batosta nelle amministrative, qui, i terzopolisti cantano vittoria. Probabilmente è un successo di Pirro ma rimettere Berlsconi e il Pdl sul banco degli imputati permette alla strana alleanza Fini-Casini-Rutelli di tirare un sospiro di sollievo e provare ad attribuirsi almeno un po’ del merito della seconda sconfitta del centrodestra berlusconiano in poche settimane.

Di Pietro: è stato tra i primi ad accorgersi del fenomeno referendum, spingendo prima per la raccolta di firme e poi facendo il prezzemolino tv a sostegno dei quesiti. Sul legittimo impedimento è, più di ogni altro, l’ispiratore della campagna antiberlusconiana.

CHI SCENDE

Il Pdl. Ancora una volta il partito di maggioranza relativa sbaglia praticamente tutto. Tempi, temi e compattezza nel messaggio: a Via dell’Umiltà di questa campagna referendaria non ci hanno capito proprio niente. Le dichiarazioni in extremis di Silvio Berlusconi sulla sua astensione non fanno altro che peggiorare una situazione già critica e un partito ormai sull’orlo di una crisi di nervi.

La Lega di Governo. Perdono anche i “lealisti” della compagine padana. A Pontida si attende una resa dei conti tra movimentisti e governativi. Anche l’asse con Tremonti ormai scricchiola e il consenso leghista al nord va diminuendo. Qualcuno pagherà, rimane da capire chi.

Riformisti di sinistra. Alcuni di loro (Bassanini, De Benedetti) si erano espressi chiaramente contro i referendum sull’acqua. Oggi Bersani riconosce a Vendola e Di Pietro una preminenza  evidente nella possibile futura alleanza di centrosinistra: a loro ha nei fatti consegnato le chiavi della prossima agenda politica, escludendo e marginalizzando i tanti liberal anglosassoni che popolano le file Pd.

Liberisti. Ormai non esistono più e non hanno cittadinanza politica. Hanno combattuto soli contro tutti in questa campagna referendaria e si sono trovati abbandonati sia dai volonterosi di sinistra che dai poco combattenti liberali di centrodestra. Ormai dall’agenda politica nazionale sparisce il tema delle libertà economiche.

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