Questo piccolo grande quorum

By Redazione

giugno 11, 2011 politica

Battiquorum, taxiquorum, attenti al quorum, gli facciamo un quorum così. Diventa fan, invita gli amici, condividi sulla tua bacheca, fai girare e spargi la voce. In un vortice di contatti e iniziative, il grido di guerra in vista del weekend referendario parte dal web con lo scopo di bypassare “l’indifferenza di tv e giornali” per invitare gli italiani al voto. Se ancora stenta ad arrivare in radio il tormentone estivo (bene Shakira, non male Jennifer Lopez) gli internauti possono comunque gustare un inizio stagione caratterizzato dal più forte dei bombardamenti informatici a suon di “nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento”.

E’ stata questa la playlist che nelle ultime settimane ha raccolto centinaia di migliaia di adesioni in lungo e in largo per i social network. Comitati, gruppi di amici e singoli utenti hanno puntato tutto sul valore del referendum (unico istituto di democrazia diretta) e sugli ideali da salvaguardare contro il Governo che intende mettere i lucchetti ai tubi dell’acqua. Decine sono le motivazioni, centinaia gli slogan, innumerevoli anche le strumentalizzazioni che imperversano senza freni influenzando un voto dalle variabili impazzite. Ormai sdoganato a pieno titolo il termine “privatizzazione” per l’acqua, i paladini del cambiamento santificano le energie rinnovabili e sputano sul legittimo impedimento senza neanche azzardare una riflessione sul complesso istituto delle immunità parlamentari di cui legislatore e costituenti discussero a lungo.

Ormai si parla di tutto e niente. Stante la difficile (e scandalosa) formulazione dei quesiti referendari, sono in pochi sui social network a spiegare senza faziosità il contenuto delle quattro proposte. Spesso ce la si cava con una sbrigativa quanto imprecisa “privatizzazione dell’acqua, costruzione centrali, Silvio impunito”. C’è poi chi, tramite il tam tam di Facebook, diffonde il referendum “tradotto per noi comuni mortali”. Che suona così: “Vuoi che un ladro vada in galera anche se è il Presidente del Consiglio? (SI) – Vuoi che l’unico posto dove stipare una barra di uranio sia il culo di chi vuole il nucleare? (SI) – Vuoi continuare a farti il bidet senza dover usare il Telepass? (SI) – Vuoi innaffiare le tue piante senza usare Uliveto e Rocchetta? (SI)”.

Siamo all’eccesso, si dirà. Abbiamo preso i casi limite, noi buontemponi. E’ vero, ma il dibattito scatenatosi negli ultimi giorni sul web è stato inquinato da strumentalizzazioni di ogni sorta, dove a farla da padrone c’erano slogan urlati e inni al voto per mandare a casa Berlusconi. Nel mare di confusione si sono distinte iniziative lodevoli come il taxiquorum, la riflessione sulla natura del referendum e dibattiti vari con idee e contributi. Da segnalare pure lo sforzo di blogger, giornalisti e gente comune circa un approfondimento leale dei quesiti volto a scardinare il sistema talebano dei “quattro sì a occhi chiusi”.

L’andazzo generale appare comunque significativo. Innanzitutto perché il quorum del 50% più uno che qualche settimana fa sembrava mera utopia, potrebbe oggi diventare realtà. E poi perché, se tradotti in altrettante passeggiate alle urne, i grandi movimenti del web potrebbero richiamare decine di migliaia di giovani spesso poco avvezzi a frequentare i seggi. Sull’evento Facebook “attenti al quorum” campeggia una richiesta spassionata: “Se i 430mila che hanno scritto ‘parteciperò’ convincono ognuno almeno 60 persone ad andare a votare abbiamo superato il quorum”. Non un gioco da ragazzi ma pur sempre un’operazione significativa che va riscuotendo consensi sempre maggiori per un quorum dall’età media sensibilmente bassa. Sarebbe certamente una vittoria del web e la naturale compensazione della prevedibile astensione di centinaia di anziani che, non certo per loro demeriti, eviteranno di approcciarsi all’aramaico antico dei quesiti referendari.

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