La Consulta smonta la “ex Cirielli”

By Redazione

giugno 10, 2011 politica

A palazzo della Consulta spira una brezza garantista ed evidentemente si tenta di mettere una pezza a quegli errori legislativi che hanno contribuito a riempire le carceri di poveri Cristi. Anche per questi motivi la  Corte costituzionale ha smontato un altro pezzo della legge cosiddetta ex Cirielli, cioè la 251 del 5 dicembre 2005. Più precisamente è stato dichiarato incostituzionale (sentenza 183 depositata ieri, redattore il giudice Giorgio Lattanzi) proprio il famigerato articolo  62-bis, secondo comma, del codice penale, come sostituito dall’articolo 1, comma 1 della cosiddetta ex Cirielli, “nella parte in cui stabilisce che, ai fini dell’applicazione del primo comma dello stesso articolo, non si possa tenere conto della condotta del reo susseguente al reato.” Il primo comma di quell’articolo è quello che regola le attenuanti generiche.

In pratica vengono così eliminati quegli automatismi che impedivano la concessione dei benefici della Gozzini per quelli che (come MSR che ha dato il “là” al ricorso da parte del Gip di Perugia) si trovavano nella scomoda situazione di imputati recidivi reiterati ex articolo 99, quarto comma, codice penale, chiamati a rispondere di taluno dei delitti di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a) del codice di procedura penale. E cioè tutti quelli più gravi del codice penale, tra cui l’omicidio, l’assoiazione mafiosa, la detenzione di armi, il traffico internazionale di stupefacenti e in genere i reati che nel minimo non prevedano pene inferiori ai cinque anni. Questi automatismi avevano impedito la concessione delle attenuanti generiche anche ai collaboratori di giustizia e la successiva applicazione di benefici premiali quali l’affidamento. Una cosa del tutto illogica e incostituzionale dato che il comportamento successivo al reato di qualunque criminale non può non essere valutato anche per il contributo decisivo che può dare alle indagini. Piano piano la Consulta sta di fatto smontando tutte le norme demagogiche come quelle dei vari pacchetti sicurezza che purtroppo hanno caratterizzati gli ultimi venti anni di legislazione in materia penale, compresi i governi di Prodi.

Gli uomini che giudicano devono riprendersi la responsabilità delle proprie decisioni. E questo è un argomento in più anche per chi vuole la separazione delle carriere tra pm e giudicanti così come di chi da anni sostiene la necessità di una nuova disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati.

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