Primarie? Meglio i congressi

By Redazione

giugno 9, 2011 politica

intervista a Flavia Perina

Non un dettaglio, nè tantomeno una questione tecnica. Le primarie azzurre possono avviare una rivoluzione di uomini e idee, restituendo nuova linfa alle stanze di Via dell’Umiltà. In questa direzione piovono da giorni le richieste dell’opinione pubblica, come quella del direttore de “Il Tempo”, Mario Sechi (che ha fatto sua la petizione lanciata online da Daw e The Right Nation) durante la manifestazione organizzata da Giuliano Ferrara al Teatro Capranica di Roma. Si parla di temi fondamentali per la vita del partito, tanto da coinvolgere osservatori esterni e addetti ai lavori in un dibattito ricco di posizioni. Proseguendo il nostro giro di opinioni abbiamo deciso di fare una telefonata a Flavia Perina, parlamentare di Futuro e Libertà, ex direttrice del “Secolo d’Italia” con un passato tra le fila del Pdl.

Primarie per il centrodestra, lei che ne pensa?

“Le posso dare il parere di un’osservatrice esterna, anche perché non mi impiccio delle scelte di un altro partito. Detto ciò, quella delle primarie è una soluzione che mediaticamente può portare qualche risultato, può infatti avere una sua visibilità, ma è difficile che politicamente consegua il risultato di costruire un partito. Chi vota alle primarie? Gli elettori, i tesserati o gli iscritti? Come si decide chi si può candidare? Le  primarie che conosciamo sono quelle che ha organizzato la sinistra dove c’era una sorta di libertà di candidatura e dove hanno avuto spazio anche elementi estranei al Pd, tipico l’esempio di Pisapia. Ma nel caso del Pdl questo schema non regge, dovrebbero votare gli iscritti. Ma c’è un tesseramento del Pdl? Io non credo”.

Le regole vengono dopo, bisogna innanzitutto porre le primarie come metodo. Non crede?

“Le primarie hanno un loro valore se servono a scegliere le candidature: io non credo che gli elettori del Pdl siano interessati a decidere chi sia il coordinatore regionale del partito. Normalmente i ruoli interni si stabiliscono con i congressi.”.

Il nostro però è un discorso di primarie vere, dai coordinatori ai parlamentari.

“I ruoli del partito non vengono scelti con le primarie, ma con tesseramenti e congressi. Le primarie si fanno in America per scegliere chi si candida alla presidenza della Repubblica, non chi guida il Partito Democratico o Repubblicano. Qui c’è uno slittamento logico: le primarie sono uno strumento per selezionare i candidati più votabili e per orientare le scelte dei partiti sulle candidature”.

Ma le primarie del Pdl sono già state sdoganate, quantomeno per i candidati alle amministrative…

“Credo invece che la proposta di cui parliamo oggi riguardi le gerarchie interne del partito. Probabilmente tutto questo potrebbe produrre un risultato mediatico per il Pdl, spostando l’attenzione su una sorta di referendum popolare. Difficilmente il metodo delle primarie realizzerà un effetto pratico, riuscendo forse ad operare un rinnovamento della classe dirigente per una via che non tocca i contenuti. D’altronde il problema del Pdl non è insito nelle facce ma nei contenuti”.

Si spieghi meglio.

“Il Pdl ha fatto una grande promessa riformatrice al paese, non soltanto in materia di tasse, ma anche sul costume diffuso, la semplificazione della vita e i diritti dei cittadini. I contenuti del Pdl determinano il suo insuccesso elettorale: quando si presta spazio a proposte demagogiche come quelle dello spostamento degli uffici di rappresentanza dei ministeri al Nord piuttosto che al Sud, si fa una cosa sconcertante per l’elettorato. Nessuno ha votato Pdl per vedere Calderoli avere un ufficio a Monza”.

Quale sarebbe il valore di queste primarie?

“L’operazione delle primarie è volta a sostituire alcune facce nella gestione interna al partito ma se non viene toccato il nocciolo politico che è l’immobilismo del governo, non c’è primaria che tenga. Possono essere un’operazione mediatica, ma non molto più di questo”.

Non crede che le facce nuove porterebbero barlumi di meritocrazia e idee nuove per il partito?

“Non lo so. Il mio gruppo di Futuro e Libertà è stata l’unica formazione all’interno del Pdl che ha cercato di porre il problema dei contenuti, circa l”organizzazione, il rapporto con la Lega, lo sviluppo economico e la legalità. Se andiamo a rivedere l’intervento di Gianfranco Fini nella famosa direzione del “dito alzato”, ruotava tutto su questi temi. Fallito tale tentativo è stato appurato che il Pdl non è in grado di discutere in modo serio di ciò perché interpreta il dibattito come un reato di lesa maestà: i contenuti sono calati dall’alto e devono essere accettati dai massimi vertici fino all’ultimo segretario di sezione. La mia visione negativa deriva dal fatto che ho attraversato questa esperienza. Feltri aveva espresso bene l’idea in un famoso editoriale in cui parlava del Pdl come di un ‘partito contorno’ del leader. Se la logica è quella, non c’è faccia che tenga, si ristruttura solamente il contorno del leader. Certo, ci saranno volti più freschi che porteranno un po’ di rinnovamento estetico anche nel rapporto con gli elettori. Ma se l’idea di fondo resta quella del ‘partito contorno’ non si toccano i noccioli della crisi del Pdl”.

E se si arrivasse alle primarie per eleggere il candidato premier?

“Escludo alla radice l’ipotesi delle primarie per confermare o sostituire Berlusconi. Non si svolgeranno mai, è evidente che il premier non intenda mettere in discussione il suo ruolo e quindi è del tutto fuori di ogni ipotesi l’idea che si possa commentare un fatto che non si avvererà mai. Tutto quello che Berlusconi sta facendo da un anno a questa parte, parlo di Responsabili, rimpasti e vertici con la Lega, è finalizzato a conservare il suo ruolo di leadership in vista della prossima prova elettorale. Non vedo neanche un barlume di realtà nell’ipotesi che lui, spontaneamente, affidi al popolo del Pdl la scelta sul candidato premier. Sarebbe un copione da film, ma non un fatto che può avere un riscontro”.

Non intravede neanche una remota possibilità di cambio ai vertici?

“Assolutamente no. Tutto quello che è emerso in tema di primarie, compreso il sondaggio di Libero, parla dell’esatto contrario, cioè di un premier che per conservare il suo ruolo mette in discussione la classe dirigente anziché procedere alla sostituzione della leadership. Come invece si fa in tutta Europa: ricordo, ad esempio, il passaggio di consegne in Inghilterra tra la Thatcher e Major, determinato da una scelta del partito”.

Gasparri ha aperto alle primarie “di coalizione”. Nel futuro del centrodestra c’è spazio per l’unità?

“Parla di primarie aperte alla coalizione di cui fa parte la Lega. Ma non c’è logica politica per uno spiraglio circa il riavvicinamento Fli-Pdl. Capisco che in un momento di gravissima difficoltà il Pdl cerchi in qualunque modo di rilanciare dei ponti verso l’Udc piuttosto che verso Futuro e Libertà, perché consapevole del fatto che perderà le prossime elezioni per la presenza in campo del terzo polo e di un centrodestra alternativo. E’ altrettanto logico che non ci sia alcuno spiraglio in questa direzione, d’altronde il successo del nostro Polo dipende dalla capacità di presentarci come alternativa radicale alle pratiche del berlusconismo”.

Il vostro candidato premier, con o senza primarie, rimane Gianfranco Fini?

“Abbiamo scelto altri meccanismi rispetto alle primarie; c’è un tesseramento in corso, si stanno svolgendo dei congressi a livello locale e regionale. Futuro e Libertà ha optato per dinamiche completamente differenti e un percorso serio, quello di un partito occidentale. Il leader è Gianfranco Fini ed è stato confermato dall’assemblea congressuale fondativa. Sulle candidature poi, è un altro ragionamento ma circa le dinamiche di selezione della classe dirigente interna non facciamo le primarie. Scegliamo i congressi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *