Galeotto fu quel tweet

By Redazione

giugno 9, 2011 Esteri

Mentre su alcuni blog, e sul Il Foglio, non più tardi di una settimana fa, ci si interrogava sul ruolo che twitter aveva o meno avuto nelle recenti elezioni amministrative, negli Stati Uniti d’America il social network in questione ha mietuto un’altra vittima illustre. Si tratta, come saprete, di Anthony Weiner rampante politico Democratico newyorkese con  un debole per le “relazioni a distanza”.

Forse Twitter non è mai stato sotto i riflettori come in questo momento, lasciando perdere le questioni italiche, in Inghilterra è al centro di un caso mica da poco scatenato dalla relazione tra il fedifrago Ryan Giggs e Imogen Thomas venuta alla luce proprio “grazie” al social network che ha scavalcato la super-injunction, chiesta e ottenuta a suo tempo dal calciatore gallese, che impedisce alla stampa britannica di trattare la vicenda e di rendere noti i nomi dei protagonisti. Persino il premier David Cameron è dovuto intervenire sulla vicenda affermando come la legge sulle ingiunzioni sia ormai da rivedere visto che del caso, pur essendo ormai una faccenda di dominio pubblico, se ne può occupare la stampa di tutto il mondo tranne quella anglosassone.

Questioni molto più serie hanno visto protagonista Twitter che ha avuto l’onore della ribalta durante le note vicende delle rivolte arabe quando, secondo molti analisti, è riuscito ad essere il motore e il collante che ha permesso ai ribelli di mettere in discussione lo status-quo dei loro rispettivi paesi. La vicenda con la quale abbiamo iniziato è ovviamente più frivola ma sempre con un risvolto politico non indifferente: Weiner pur non abbandonando, per il momento, il suo ruolo alla Camera dei Rappresentanti ha però troncato sul nascere qualsiasi ulteriore velleità politica, dal candidarsi come sindaco di New York ad ottenere la più semplice riconferma alle prossime elezioni.

Nella conferenza stampa di pochi giorni fa è stato infatti lo stesso Weiner ad ammettere di aver spedito quella foto che lo ritraeva in mutande ad una ragazza di Seattle, dopo aver passato più di una settimana a proclamare la propria innocenza sostenendo come il suo account fosse in realtà stato hackerato. Ma non si è fermato qui, il rappresentante al Congresso dello Stato di New York, ha confessato inoltre di aver spedito numerose sue foto ad altre ragazze negando però di avere avuto qualsiasi tipo di rapporto sessuale con loro (per la serie “chi si accontenta gode”).

Alla fine dei conti comunque quello che credo abbia dato più fastidio agli americani non è tanto la questione delle foto ma, come per il caso di Clinton, il fatto che il diretto interessato abbia mentito più volte sapendo di mentire. Unito al fatto non trascurabile che Weiner non sia uno sprovveduto qualsiasi, caduto solo per ingenuità nelle perfide trame della rete, dato che il suo account di Twitter era abbastanza famoso per come venivano derisi con hashtags lapidari gli avversari conservatori (chi di Twitter ferisce di Twitter perisce). Praticamente un bugiardo ingenuo: almeno una di queste non è certo una dote adatta a chi vuole far carriera politica.

Un ulteriore tegola per il povero Weiner è legata al fatto che sua moglie Huma Abedin non ha mostrato nessun tipo di pietà per lui lasciandolo così da solo ad affrontare la tempesta politica e mediatica che si è scatenata in questi giorni. Huma è nota per essere consigliera di Hillary Clinton; come a dire che certe frequentazioni non possono che segnare il proprio carattere.

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