“Primarie sì, ma ci vuole coraggio”

By Redazione

giugno 8, 2011 politica

intervista a Pietro Grilli di Cortona

Il futuro del Pdl passa per le primarie. La possibilità che sia la base a scegliere premier, parlamentari e coordinatori è volta a “premiare il merito, preferire le idee buone a quelle cattive”. Lo fanno notare i nostri Andrea Mancia e Simone Bressan che, con gli amici di Daw, hanno lanciato una petizione online per chiedere primarie nel Pdl. Tenendo presente l’istituto che potrebbe dare nuova linfa al partito azzurro (e al sistema politico italiano) abbiamo interpellato il professor Pietro Grilli Di Cortona, ordinario di Scienza Politica all’università di Roma3 e, dal 2000 al 2005, membro del CNEL, nominato dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il tema primarie è sulla bocca di tutti. C’è pure chi, come Quagliariello, propone di disciplinarle per legge. Cosa ne pensa dell’eventuale istituzionalizzazione?

“Non sono molto favorevole perché queste sono decisioni che devono essere lasciate ai partiti. Mi sembra eccessivo obbligarli per legge a fare le primarie, anche perché attualmente abbiamo problemi più importanti da risolvere”.

Primarie Pdl, fuoco di paglia o soluzione concreta per il futuro del partito?

“Le primarie sono un meccanismo molto utilizzato nelle democrazie occidentali, quindi nessuna novità. Sappiamo che sono una delle risposte che i partiti hanno dato a una certa ostilità contro loro stessi, alla crisi della membership, di diminuzione degli iscritti e della maggior diffidenza dei cittadini. Dunque uno strumento attuato per coinvolgere e mobilitare l’elettorato. Il Pdl sta vivendo una crisi dovuta non solo alle ultime elezioni ma anche a vicende che durano da mesi, quindi il tentativo di riconquistare il consenso degli elettori passa, ovviamente, anche attraverso le primarie”.

Cicchitto si è detto favorevole alle primarie, ma solo per le amministrative. E il candidato premier?

“Mi sembra una stupidata. O si adottano le primarie, oppure no. Non si possono utilizzare localmente e poi non servirsene a livello centrale per paura di toccare il leader. Bisognerebbe avere il coraggio di mettere alla prova il leader con le primarie. Detto questo, credo che all’interno del Pdl Berlusconi goda ancora di grande carisma, però se si adotta lo strumento delle primarie non si deve aver paura di applicarlo anche al leader del partito”.

Primarie vere, dunque.

“Il termine ‘vere’ lo userei con cautela perché sappiamo che le primarie sono strumento molto spesso pilotato, con candidati di fatto già formati. Questo accade ovunque, anche nel Pd. D’altronde la vita interna dei partiti non è sempre improntata alla democrazia e lo scriveva, esattamente un secolo fa, Roberto Michels. Quindi non possiamo farci illusioni: le primarie vanno viste con un occhio realistico, senza idealismo”.

Ha in mente qualche regola per ovviare ai rischi più frequenti?

“Dipende tutto da cosa si vuol fare. Se si vogliono adottare delle primarie serie, interne al partito, allora bisogna fare delle scelte come il fatto che votino solo coloro i quali siano simpatizzanti del partito. Dunque occorre mettere qualche filtro. Oppure, se si vogliono fare le primarie intese nel senso di strumento propagandistico di mobilitazione, di legittimazione della leadership (e non c’è niente di male) allora le primarie diventano aperte, ma con possibili sorprese. Come Pisapia a Milano, un fattore che il Pd non aveva calcolato. Ricordo anche Vendola in Puglia, sorpresa che i democratici non riuscirono a controllare.”.

Il modello seguito dal Pd può considerarsi vincente?

“Secondo me sì. Ricordo che nelle primarie di questi anni chiunque poteva andare a votare con un contributo minimo e una sottoscrizione. Anche perché non ha senso chiudere completamente la partecipazione, altrimenti si fa direttamente il congresso del partito”.

Fantapolitica Pdl: quali futuri candidati premier potrebbero sfidarsi alle primarie?

“Non saprei perché il partito si trova in una situazione di leadership specularmente opposta rispetto a quella del Pd che, non appena vede un leader nascente, lo fa fuori immediatamente. Nel Pdl c’è un leader che domina incontrastato da anni e nessuno riesce nè vuole scalzarlo. Un certo carisma lo ha Tremonti che tra l’altro gode della fiducia degli alleati, cosa non da poco. Ora si parla anche di Alfano, ma pare che la sua leadership sia ancora tutta da formarsi, mi sembra piuttosto una figura di transizione”.

Non scorge altri fuoriclasse, dunque.

“Non vedo emergere personalità. D’altra parte mi pare assurdo un Berlusconi che si ripresenti nel 2013, ammesso che si voti in quell’anno. Il leader è ormai anziano e logorato per tanti versi. Se il Pdl non si dà una mossa per cercare sin da subito un ricambio credibile, allora si avvia al disastro elettorale. Poi le previsioni sono molto difficili però il terremoto politico delle ultime settimane è sotto gli occhi di tutti anche se non avvantaggia granché la sinistra. In realtà parliamo di un sisma tutto interno al Pdl dove la lettura dei dati sembra chiara: c’è un elettorato del centrodestra che si è stufato e non è andato a votare, quindi va recuperato. Se lo si vuol riprendere, bisogna cambiare leader e innovare in qualche cosa”.

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