Blue Labour

By Redazione

giugno 6, 2011 Esteri

Le opposizioni interne ai partiti possono fare bene. Tra i conservatori britannici era da un po’ di tempo che il clima si era fatto se non proprio teso, per lo meno poco amichevole. L’alleanza di governo con i liberaldemocratici aveva fatto temere all’ala più dura uno stravolgimento delle priorità per i Tories tornati finalmente al Numero 10 di Downing Street dopo essere sopravvissuti all’epoca del New Labour di Tony Blair. Attorno alla figura carismatica di David Davies si è radunato il drappello dei cosiddetto mainstream Conservatives, che nei mesi scorsi hanno ribadito le loro esigenze in un manifesto piuttosto chiaro: poco stato, taglio netto agli sprechi, legge e ordine, difesa degli interessi inglesi di fronte alla macchina burocratica europea. Un mix di Tories and Libertarians per fermare la piccola – però continua – emorragia di consensi verso lo United Kingdom Independence Party, sbrigativamente bollato dai media italiani come un movimento di estrema destra quando non lo è.

Ora tocca all’opposizione laburista. Il leader Ed Miliband ha tessuto rapporti con le lobby di sinistra, dai sindacati alle organizzazioni ambientaliste, dai gruppi femministi alle associazioni studentesche. Sembrava aver fatto un buon lavoro, nei sondaggi i numeri sono dalla sua con il Labour Party in testa nelle preferenze almeno in termini di percentuali, ma probabilmente senza una maggioranza assoluta in Parlamento. Poi sono arrivate le Amministrative e non solo i conservatori di David Cameron hanno tenuto botta di fronte ad una sconfitta pronosticata come pesante da digerire, ma soprattutto la Scozia è passata nelle mani dello Scottish National Party e i laburisti hanno cercato inutilmente di nascondere l’imbarazzo per l’aver perso un loro feudo.

Il Blue Labour è invece attivo da qualche settimana e già fa parlare parecchio di sé. Si è posto in mezzo: non è il figlio legittimo dell’esperienza firmata Blair, non lo vuole essere e anzi accusa il New Lab di aver distolto lo sguardo dalle esigenze della working class per dedicarsi troppo alle amicizie altolocate (leggi mondo della finanza), però ad una politica massimalista preferisce di gran lunga quella che si rivolge alla media borghesia. Punta sulla famiglia, sulle relazioni stabili e sul concetto di fraternità: pare una decisa risposta al progetto di Big Society che Cameron coltiva da tempo, faticando a passare dalla teoria alla pratica. Il colore, infine: storicamente, il blu è il colore dei conservatori e per quanto il rosso Ed Miliband abbia augurato buon lavoro ai colleghi che compongono l’ala del BL, in cuor suo probabilmente spera in un mezzo fallimento.

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