Il mio nome è Ismaele

By Redazione

giugno 5, 2011 politica

Non ci tieni a fare la fine del capitano Achab. Non vuoi che la balena bianca diventi un’ossessione, però ogni volta che leggi le dichiarazioni di Scajola, che guardi nei ricordi di Alfano, che senti il Cavaliere rimpiangere Casini e perfino Lombardo, ti chiedi se bisogna rassegnarsi a una destra modello democristiano. Non per il partito in sé, ma per le suggestioni che si porta dietro: tessere, clientele, notabili locali, assistenzialismo, soldi pubblici da far gestire a questo o quella compagnia, un Sud che si accontenta di essere quello che è sempre stato e un Nord, quello onesto e laborioso, che sogna un fisco più umano.

Il Pdl è la Lega sono stati puniti perché molta gente non è andata a votare. Non si è turata il naso. Ha scelto di restare a casa, sperando magari in un 70 per cento di astenuti, di schede bianche o nulle. E’ un segnale. La risposta può essere la vecchia Dc? No e poi no. Il sospetto è che si sta andando verso due schieramenti malati di assistenzialismo. Il partito della restaurazione pre Berlusconi, un partito reazionario, oligarchico, che ama i poteri forti e chiede ai giudici di fare i probiviri, controllando la democrazia. E il partito dei nostalgici democristiani, che pensano di scommettere sul futuro recuperando qualcosa che assomigli al partito contenitore cattolico e statalista. Il futuro, insomma, sembra ben ancorato nell’ultimo Novecento e dopo che per quasi vent’anni tanti ex si sono improvvisati liberali ora si torna al passato. I liberali sono una sparuta minoranza.

Lo scenario sembra questo. Gli elettori di riferimento dei vari soggetti politici mostrano una divisione di campo trasversale, che va oltre la distinzione berlusconiani e antiberlusconiani. Il partito assistenzialista, purtroppo, sembra riprendere fiato e speranza: i vendoliani-pisapiani, l’Idv con De Magistris in testa, l’Udc e i rutelliani, la parte più democristiana del Pd e i convertiti bersaniani, i Responsabili, e i balenotteri del Pdl. Chi è rimasto con il popolo delle partite Iva, quello che disertando le urne ha penalizzato al Nord Lega e berlusconiani? C’è l’elettorato leghista ma non i suoi vertici (che sono sempre più statalisti), i berlusconiani che si riconoscono nello spirito del ’94, quel che resta dei radicali e poco altro. Tremonti sta in mezzo. Non è un’assistenzialista, ma i suoi rimpianti sull’Iri lo etichettano come colbertiano, quindi più statalista che liberista.

Sarà questa la discriminante del futuro? Reazionari contro conservatori? Allora chiamatemi Ismaele. Chiamatemi esule, vagabondo. «Roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un’idea incurabile».

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