Primarie a sinistra

By Redazione

giugno 3, 2011 politica

Le elezioni hanno sancito un dato di fatto: i candidati selezionati serenamente attraverso il modello delle primarie si sono rivelati vincenti. Perfino De Magistris, candidatosi sparigliando il campo dopo il fallimento del modello napoletano, ha raccolto anche l’indignazione del popolo delle primarie di fronte alla mala gestione dello strumento di canalizzazione del consenso, che ha preferito lasciare il buon Morcone fuori dal ballottaggio.

Pisapia e Zedda, le cartine tornasole della tendenza primarie, non sono uomini del Pd. Questo non è bastato alla dirigenza democratica per non accorgersi che la strada potrebbe forse essere quella buona per selezionare un avversario che riesca a compattare una coalizione e ha sconfiggere, in maniera cristallina e senza strascichi, Berlusconi.

Il timore di tutto il centrosinistra è che i due anni che ancora separano dalle prossime elezioni politiche siano sufficienti per rosolare, fino al punto di farli diventare indigesti, i due candidati che oggi sembrano naturali, vale a dire Bersani e Vendola. Due nomi che da soli bastano a sciogliere un dubbio non di poco, nel quale il Pd è rimasto a lungo invischiato. Se s’hanno da fare, per rivelarsi vincenti le primarie devono essere di coalizione e non di partito. Alla prova dei fatti è l’unico modo per convogliare su un unico candidato un capitale politico tale da permettegli di fronteggiare adeguatamente gli avversari, senza essere costretto a disperderlo nei mercanteggiamenti tattici delle alleanze pre-elettorali.

Il leader di Sel ha già dato vita ad un nervoso movimentismo, costringendo anche il “suo uomo” meneghino a stopparne il profluvio di esternazioni. Il governatore della Puglia sta cercando di capitalizzare al massimo l’effetto amministrative, ben sapendo che, nella corsa contro il tempo, è il più penalizzato in termini di appeal e di visibilità.

Grandi manovre in corso dentro il Partito Democratico. Nelle città va in un modo – ragionano nell’entourage del segretario – ma una tornata nazionale ci vede avanti di gran lunga rispetto a Vendola. Bersani è al lavoro per concentrare sulla sua persona il più ampio consenso possibili. E se quello di Rosy Bindi e di Dario Franceschini è ormai dato per acquisito, il leader dei democratici conta di portare dalla sua anche i popolari di Fioroni. Ma il vero colpaccio sembra essere riuscito con Veltroni, che ormai da qualche tempo non fa più menzione con i suoi più stretti sodali della tentazione di scendere in pista in caso di consultazione popolare.

Rimarrebbe il solo D’Alema a portare la bandiera di una visione alternativa, quella che vorrebbe una meticolosa costruzione delle alleanze che coinvolga, assurgendolo a ruolo di perno di un’eventuale coalizione, l’Udc di Casini e il Terzo polo tutto.

La competizione potrebbe dunque essere molto meno aperta di quanto alcuni ottimistici scenari avevano lasciato intendere nei giorni scorsi. Non otto-dieci personalità in pista, ma i soli Bersani e Vendola (al netto di qualche outsider alla Adinolfi). Cruciale, in questo senso, la presa di posizione del leader Idv Antonio di Pietro: ”Noi siamo disponibili sia a partecipare con un nostro candidato se il Pd decide di fare le primarie, sia a considerare la candidatura di Bersani, nei confronti del quale abbiamo rispetto, se il Pd dovesse decidere di presentare lui”.

Con i dipietristi dalla sua, il segretario avrebbe ottime chanches di veder avverarsi il sogno di poter fronteggiare Berlusconi alle urne.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *