Primarie a destra

By Redazione

giugno 3, 2011 politica

Dopo il sonoro patatrac delle elezioni amministrative, un po’ tutto il centrodestra si è messo ad arrovellarsi su come ripartire e ridare slancio alla propria azione di governo. E tra il pensiero di riaprire i cordoni della borsa (e le conseguenti teorie complottiste che passano inevitabilmente per Tremonti), e l’esigenza di rilanciare le riforme (come sostenuto in maniera del tutto inconvenzionale anche da Formigoni sul web), la ricetta che a qualcuno è sembrata più idonea a superare l’ingarbugliato momento di impasse è stata quella delle primarie per il centrodestra.

Oltre al nostro contributo è stato il Foglio a sollevare, tramite il suo direttore, in modo autorevole il problema. Il piccolo quotidiano la cui redazione si specchia sul Tevere è arrivato a proporre un regolamento “semplice e inattaccabile” in otto punti. Rendendo il cammino non proprio semplice agli aspiranti leader: “Sono candidabili alla presidenza del Pdl coloro che hanno una riconoscibile esperienza di lavoro politico nel partito, anche di governo e amministrativa, e raccolgono un minimo di diecimila firme di sottoscrittori distribuite in due terzi almeno delle regioni (comprese quelle a statuto speciale)”.

Un modo sapiente per rinnovare il partito senza correre il rischio di buttarla in caciara. Una tentazione alla quale non ha resistito Libero, che ha lanciato una propria personalissima competizione nella quale l’ha spuntata a sorpresa il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha regolato per distacco i più quotati Alfano e Tremonti. “Il governo va avanti ma bisogna rilanciare il Pdl e questo si può fare attraverso la creazione di un organismo intermedio rappresentativo o attraverso le primarie che rappresentano un vero meccanismo trasparente per evitare la balcanizzazione del Pdl”.

La sponda più prestigiosa alla proposta è stata offerta dal ministro degli Esteri Franco Frattini, il cui peso nel partito è tuttavia oggi indecifrabile. Ipotesi appoggiata anche dall’area cattolica degli azzurri, per bocca di un sibillino Formigoni, che ha fatto intendere di gradire una soluzione simile ma solo nel caso che il premier riesca a salire sul Colle nel 2013. Con lui, ma in modo più deciso, anche Gaetano Quagliariello, che le vede come uno strumento utilizzato dagli avversari per avvantaggiarsi: “Per la sinistra alle amministrative le primarie costituiscono ormai un evidente vantaggio, sarebbe autolesionistico da parte nostra continuare a lasciare che i nostri avversari ne detengano l’esclusiva”. Si è infine pronunciato anche Berlusconi, che, pur dichiarandosi “non contrario” a prescindere e lodandone la capacità di comprendere e veicolare il consenso, le ha messe in frigorifero con una battuta: “A sinistra hanno funzionato perchè sono venuti fuori candidati che non appartengono al Pd”. Tanto che la tanto sospirata mossa del dopo elezioni si è concretizzata nella verticistica scelta di Angelino Alfano come coordinatore unico del partito. Come a dire: fate pure le primarie, ma quando io non ci sarò più.

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