I ribelli siriani: “Israele aiuto”

By Redazione

giugno 3, 2011 Esteri

Si parla tanto e a sproposito di primavera araba da parte di pseudo esperti che alternativamente esaltano o viceversa dileggiano il fenomeno che pure esiste, ma le notizie, quelle vere, spesso finiscono in secondo piano. Eppure neanche una settimana fa Ayoub Kara, il ministro del Likud che si occupa dello sviluppo delle regioni della Galilea e del Negev, cioè, almeno nel primo caso, quelle che i benpensanti chiamano colonie, ha dato notizia, prima nel proprio blog e poi alla radio nazionale dello stato ebraico di essere stato personalmente consultato da una delegazione di disperati ribelli della Siria che ormai non si vergognano affatto di chiedere aiuto al più odiato dei nemici nazionali della regione. Che in arabo si chiama “al shams”, cioè il sole, il simbolo nazionale della Siria di Asad.

La “proposta indecente” sarebbe avvenuta in un incontro avvenuto a Beersheva verso la fine di aprile, Kara personalmente ha raccontato il senso di tutto. “L’opposizione siriana mi ha contattato perché conosce la mia influenza su Nethanyahu – ha detto – e mi è stato chiesto di rivolgermi formalmente al governo affinchè qualcuno li protegga dalla brutale repressione tuttora in atto”. Non basta: “questa gente mi ha chiesto anche di fami latore delle medesime richieste con l’Onu, gli Stati Uniti e la Ue”. E che risposta avrebbe dato Nethanyahu? “Purtroppo negativa – ha risposto ai cronisti il ministro Kara – perchè scoppierebbe immediatamente una guerra tra noi e la Siria, almeno così mi ha detto..” La ragione di stato non è di certo un concetto sconosciuto agli israeliani che oltretutto in caso di intervento armato avrebbero contro l’intero mondo alla rovescia dei pacifinti, delle freedom flottille e dell’estrema sinistra italiana ed europea.

Tuttavia questi contatti del terzo tipo, queste relazioni pericolose, qualche effetto lo hanno immediatamente sortito, se è vero come è vero che il filmato dell’adolescente torturato a morte ed evirato dalle squadracce siriane (Hamza Ali Khatib) è stato diffuso solo tre giorni dopo la rivelazione di  questi colloqui. Le riprese, avevano affermato gli attivisti, “sono state realizzate dalla famiglia” di Hamza Ali Khatib, 14 anni, non appena il suo corpo era stato riconsegnato ai suoi congiunti mercoledì scorso. Il giovane Hamza, il cui viso sorridente da vivo che appare ora su numerose pagine dei social network del fronte del dissenso siriano contrasta col volto emaciato e deformato visibile nelle immagini diffuse dal Al Jazira, era scomparso lo scorso 29 aprile assieme ad altri sette siriani di Jiza, a un posto di blocco nei pressi di Saida, località vicina a Daraa. Era il settimo venerdì consecutivo di proteste e molti residenti di Jiza, tra cui Hamza, tentarono di rompere l’assedio imposto da esercito e forze di sicurezza al capoluogo Daraa, portando con sè aiuti medici e provviste alimentari. Quei sette siriani non sono mai più tornati a casa vivi. Circa un mese dopo la loro scomparsa, i loro corpi sono stati riconsegnati alle famiglie lo scorso 25 maggio.

Le richieste di cui ha parlato il ministro Kara risalivano proprio ai giorni tra il 25 e il 28 aprile. La risposta del regime siriano quindi è stata più che sollecita. E come al solito barbara e infame.

 

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