Lolita’s Net

By Redazione

giugno 2, 2011 Cultura

C’è in giro una fotografia [1] molto bella che ritrae Vladimir Nabokov durante una faticosa battuta di caccia. Non immaginatevi però  jeep che scavano nella terra rossa africana,  mandrie di leoni, fucili del calibro di una lattina di birra, cappelli alla Silverado e sudore a vagonate. Nulla di tutto questo. Qui, di faticoso, c’è solo il buffo tentativo di un signore di mezz’età di acchiappare, armato di retino, quante più farfalle può spremendo le poche energie rimaste dopo un lungo inseguimento. E dimenticatevi pure la terra rossa. Siamo in Svizzera.

La fotografia è abbastanza famosa, soprattutto nello strano mondo della lepidotterologia, i cui abitanti sono orgogliosi di condividerne la cittadinanza con uno dei maggiori scrittori mai venuti al mondo. La passione per le farfalle era, in Nabokov, probabilmente più forte di quella per la scrittura; e se quest’ ultima lo ha reso famoso nel mondo (Lolita, Il Dono, Fuoco pallido), la prima lo ha portato a lavorare durante gli anni ’40 al  Museum of Comparative Zoology dell’Università di Harvard, dove tutt’ora sono conservate le sue collezioni, ed a sviluppare un’audace teoria sulla speciazione delle Polyommatini, meglio conosciute come “the Blues butterflies”, avvenuta nelle Americhe qualche milione di anni fa.

Il mondo accademico, che non ammette interferenze da parte dei non addetti ai lavori, non prese mai troppo sul serio i suoi studi, nonostante Nabokov avesse dimostrato di essere un ottimo entomologo, avesse pubblicato due brillanti articoli sul genere delle Lycainidae ed avesse proposto allo stesso tempo una solida riorganizzazione  delle Polyommatini (una subfamiglia delle Lycainidae) dell’ America del Sud, descrivendone sette nuove specie [2, 3, 4]. Ma questa era solo la punta dell’iceberg.

Il nostro Vladimir, non contento, decise di dire la sua anche sulla storia evolutiva delle Blues d’oltreoceano e nel ’45, per nulla distratto da quello che accadeva in Europa, la spara grossa, speculando sulla possibilità di cinque diverse ondate migratorie che avrebbero portato le antenate delle odierne Blues a colonizzare il Nuovo Mondo, attraversando quel Golden Gate naturale che è lo stretto di Bering. Insomma, roba forte che ricordava a tutti come la Russia – terra d’origine delle Lycainidae – stesse a distanza di un battito d’ali. E di farfalla per giunta.

La teoria, un po’ più in dettaglio, era questa. La prima ondata migratoria avrebbe dato vita al ceppo sudamericano delle Polyommatini, quello più variegato, senza però lasciare eredi nell’ emisfero Nord. Le altre quattro ondate si sarebbero invece fermate nelle terre che formano gli Stati Uniti, permettendoci oggi di trovare i loro sucessori nei freddi habitat che corrono dal Minnesota sino al New Hampshire. Da una di queste quattro ondate sarebbero poi emerse le attuali Blues, le preferite di Vladimir. Una volta gettato il sasso, Vladimir si mise di nuovo il berretto, si tirò su i calzettoni, tolse il retino dal chiodo e tornò ad inseguire farfalle. Dieci anni dopo regalò al mondo Lolita.

Ma all’Harvard University, nel silenzio annoiato di un Museo anacronistico ai nostri occhi, centinaia di farfalle gridavano vendetta. Nessuno si era più interessato a loro ed alla storia che volevano raccontarci. Per sessantasei anni il mondo se ne era fregato di quelle mummie alate dai colori ormai spenti. Poi, ed il perchè non lo sapremo mai, qualcuno ha deciso di dedicarci un po’ di tempo e le Blues, attraverso un alfabeto di sole quattro lettere, ci hanno finalmente svelato il loro segreto.

Il gruppo del Dottor Naomi Pierce (sempre all’Harvard University) ha voluto vederci chiaro. Ha estratto ed analizzato il DNA di quasi tutti i generi e subgeneri delle  Polyommatini asiatiche ed americane. I ragazzi hanno preso in esame alcune regioni di questo DNA – i markers genetici – e ne hanno misurato le somiglianze e le differenze. Poi hanno sequestrato il più potente computer dell’Università e gli hanno fatto digerire tutta questa amatriciana di dati. Programmi dai nomi altisonanti – DIVA, Lagrange, MrBayes e PORN (giuro, leggetevi l’originale [5]) – hanno fatto il lavoro del classico bicarbonato Solvay e, al termine di una notte di rutti scientifici, il responso è arrivato. Vladimir Nabokov aveva ragione, e di brutto.

Non solo le  Polyommatini hanno varcato lo stretto di Bering per colonizzare il Nuovo Mondo, ma lo hanno fatto seguendo esattamente i modi e i luoghi che il vecchio Vladimir aveva intuito a suo tempo, scrutando al microscopio gli organi genitali di centinaia di esemlpari di Blues.

Ma cosa può spingere un uomo a dedicare migliaia di ore della sua vita a spiare impudicamente tra le gambe di Madama Butterfly? “Literature and butterflies are the two sweetest passion known to man” si giustificò una volta Vladimir. Forse, più semplicemente, Nabokov in quelle farfalle cercava un po’ di se stesso. Entrambi avevano condiviso lo stesso destino; fuggiti dalla Russia avevano infine raggiunto l’America, anche se per vie diverse. Ed avevano deciso di restarci.

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Fonti

1-  http://www.life.com/gallery/25472/image/53330171#index/0

2-  “Notes on the morphology of the genus Lycaidae” V.Nabokov; Psyche 51:104-138 (1944)

3-  “Notes on neotropical Plebejinae” V.Nabokov; Psyche 52:1-61 (1945)

4-  “The nearctic forms of Lycaidaes Hub.” V.Nabokov; Psyche 50:87-99 (1943)

5-   “Phylogeny and palaeoecology of Polyommatus blue butterflies show Beringia was a climate-regulated gateway to the New World” Roger Vila et al.; Proc. R. Soc. B doi:10.1098/rspb.2010.2213 (published online)

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