Terremoto a Roma

By Redazione

giugno 1, 2011 politica

Anni fa Raffaele Bendandi dischiudeva una previsione apocalittica: “Roma sarà distrutta da un terremoto l’undici maggio 2011”. Il monito, pompato da scaramanzia e illusioni popolari, ha ossessionato centinaia di romani terrorizzati dal rischio di vedersi spazzati via per colpa di un sisma potente, peraltro annunciato con largo anticipo. Peccato che alla fine si sia trattato di un falso allarme. O forse no: un terremoto (politico, stavolta) è giunto con qualche settimana di ritardo, non senza una buona dose di irruenza, facendo ballare il Pdl del Lazio. L’epicentro? Alla Pisana, sede della Regione dove tuttora comanda la stessa Renata Polverini che, insieme al sindaco Alemanno, ha messo a dura prova l’impianto antisismico del partito.

La governatrice ha aperto la fronda dei malpancisti nel Pdl laziale dove i rapporti interni sembrano caratterizzarsi sempre più per incertezza e isterismi. Alla vigilia dei ballottaggi i due consiglieri regionali Bernaudo e Melpigliano, eletti nella lista di Renata, l’hanno salutata per passare al Pdl, mentre la Polverini aveva promosso liste e candidati indipendenti (poi sconfitti) contro il Popolo della Libertà a Sora e Terracina. “Soddisfatta per il contributo” della neonata compagine elettorale, la governatrice si è però sentita ignorata dai vertici del partito nella fase di decisioni e pianificazione antecedente alle amministrative. “Se tu mi vuoi candidare alla Regione, poi mi devi dare uno spazio”, è stato il suo commento piccato.

Quello che Alemanno ha definito “il laboratorio del nuovo centrodestra” ha fatto drizzare le antenne degli osservatori azzurri e inorgoglito gli animi dei suoi ideologi. Renata Polverini e il sindaco di Roma sono scesi in campo dopo mesi di riflessioni, attese e pensieri a mezza bocca sullo stato di salute del Pdl laziale. Ognuno copre le spalle all’altra (“sto con lei, serve un chiarimento interno”, dice Gianni), avanzano cautamente, ma con fare deciso. I due amministratori non hanno trovato lo spazio giusto all’interno del Pdl, nè tantomeno l’esatta collocazione (che fine ha fatto la destra sociale?), ragion per cui ora vogliono intercettare il malcontento della base raccogliendo quell’area di elettori delusi (centristi compresi) con lo scopo di smarcarsi dalle catene di Via dell’Umiltà e superare il berlusconismo.

“Non fondo un nuovo partito”, precisa in tutta fretta la Polverini che lunedì ha piazzato quattro interviste su altrettanti quotidiani. Il collega Alemanno si è sbottonato un po’ di più con un paio di assist niente male. “Penso che le porte debbano essere aperte a tutti ma ci sono già degli esponenti che si sono distaccati da Fli e che cercano un luogo per una nuova esperienza politica”, ha detto il primo cittadino riferendosi ad una più ampia convergenza in seno al centrodestra. Come se non bastasse, il sindaco si è lanciato in un altro suggerimento scomodo: “cambiare il nome al Pdl”, anche se, ribadisce, “più dei nomi bisogna guardare alla sostanza del partito e al suo radicamento nel territorio”. Secondo il Corriere, Alemanno starebbe pensando ad una “rifondazione di An”, magari partendo da una corrente con tanto di gruppi parlamentari per poi arrivare ad un partito vero e proprio.

D’altronde il sasso è stato lanciato nel momento migliore. Quello in cui le acque del partito sono state agitate dalla debacle ai ballottaggi, in un clima di estrema tensione dove tutto è nuovamente in discussione. Motivo per cui vale la pena segnare sull’agenda politica anche la “questione Lazio” che i due esponenti locali hanno insistentemente portato all’attenzione di media ed establishment. Gianni e Renata non ci stanno ad affondare con un partito pesante che nel frattempo non fa nulla per cambiare e riprendersi i consensi perduti e, intanto, chiedono a gran voce un congresso nazionale per il Pdl. Hanno voglia di fare il grande salto e crearsi un loro terreno politico-elettorale: in questa direzione si inserisce l’esperimento di Sora e Terracina, diventato un (mini)banco di prova per contarsi. L’asse Alemanno-Polverini è pronto a dare battaglia, tanto che già si parla di “resa dei conti” con i vari Rampelli, Gasparri e Tajani che osservano sospettosi, pronti a difendere i sacri cancelli di Via dell’Umiltà. Il terremoto è appena cominciato.

Terremoto a Roma

Anni fa Raffaele Bendandi dischiudeva una previsione apocalittica: “Roma sarà distrutta da un terremoto l’undici maggio 2011”. Il monito, pompato da scaramanzia e illusioni popolari, ha ossessionato centinaia di romani terrorizzati dal rischio di vedersi spazzati via per colpa di un sisma potente, peraltro annunciato con largo anticipo. Peccato che alla fine si sia trattato di un falso allarme. O forse no: un terremoto (politico, stavolta) è giunto con qualche settimana di ritardo, non senza una buona dose di irruenza, facendo ballare il Pdl del Lazio. L’epicentro? Alla Pisana, sede della Regione dove tuttora comanda la stessa Renata Polverini che, insieme al sindaco Alemanno, ha messo a dura prova l’impianto antisismico del partito.

La governatrice ha aperto la fronda dei malpancisti nel Pdl laziale dove i rapporti interni sembrano caratterizzarsi sempre più per incertezza e isterismi.

Alla vigilia dei ballottaggi i due consiglieri regionali Bernaudo e Melpigliano (http://www.agi.it/roma/notizie/201105271943-cro-rrm1023-lazio_due_consiglieri_lista_polverini_passano_al_gruppo_pdl), eletti nella lista di Renata, l’hanno salutata per passare al Pdl, mentre la Polverini aveva promosso liste e candidati indipendenti (poi sconfitti) contro il Popolo della Libertà a Sora e Terracina. “Soddisfatta per il contributo” della neonata compagine elettorale, la governatrice si è però sentita ignorata dai vertici del partito nella fase di decisioni e pianificazione antecedente alle amministrative. “Se tu mi vuoi candidare alla Regione, poi mi devi dare uno spazio”, è stato il suo commento piccato.

Quello che Alemanno ha definito “il laboratorio del nuovo centrodestra” ha fatto drizzare le antenne degli osservatori azzurri e inorgoglito gli animi dei suoi ideologi. Renata Polverini e il sindaco di Roma sono scesi in campo dopo mesi di riflessioni, attese e pensieri a mezza bocca sullo stato di salute del Pdl laziale. Ognuno copre le spalle all’altra (“sto con lei, serve un chiarimento interno”, dice Gianni), avanzano cautamente, ma con fare deciso. I due amministratori non hanno trovato lo spazio giusto all’interno del Pdl, nè tantomeno l’esatta collocazione (che fine ha fatto la destra sociale?), ragion per cui ora vogliono intercettare il malcontento della base raccogliendo quell’area di elettori delusi (centristi compresi) con lo scopo di smarcarsi dalle catene di Via dell’Umiltà e superare il berlusconismo.

“Non fondo un nuovo partito”, precisa in tutta fretta la Polverini che lunedì ha piazzato quattro interviste su altrettanti quotidiani. Il collega Alemanno si è sbottonato un po’ di più con un paio di assist niente male (http://roma.corriere.it/roma/notizie/politica/11_maggio_31/alemanno-si-smarca-via-silvio-da-simbolo-190767106785.shtml). “Penso che le porte debbano essere aperte a tutti ma ci sono già degli esponenti che si sono distaccati da Fli e che cercano un luogo per una nuova esperienza politica”, ha detto il primo cittadino riferendosi ad una più ampia convergenza in seno al centrodestra. Come se non bastasse, il sindaco si è lanciato in un altro suggerimento scomodo: “cambiare il nome al Pdl”, anche se, ribadisce, “più dei nomi bisogna guardare alla sostanza del partito e al suo radicamento nel territorio”. Secondo il Corriere, Alemanno starebbe pensando ad una “rifondazione di An”, magari partendo da una corrente con tanto di gruppi parlamentari per poi arrivare ad un partito vero e proprio.

D’altronde il sasso è stato lanciato nel momento migliore. Quello in cui le acque del partito sono state agitate dalla debacle ai ballottaggi, in un clima di estrema tensione dove tutto è nuovamente in discussione. Motivo per cui vale la pena segnare sull’agenda politica anche la “questione Lazio” che i due esponenti locali hanno insistentemente portato all’attenzione di media ed establishment. Gianni e Renata non ci stanno ad affondare con un partito pesante che nel frattempo non fa nulla per cambiare e riprendersi i consensi perduti e, intanto, chiedono a gran voce un congresso nazionale per il Pdl. Hanno voglia di fare il grande salto e crearsi un loro terreno politico-elettorale: in questa direzione si inserisce l’esperimento di Sora e Terracina, diventato un (mini)banco di prova per contarsi. L’asse Alemanno-Polverini è pronto a dare battaglia, tanto che già si parla di “resa dei conti” con i vari Rampelli, Gasparri e Tajani che osservano sospettosi, pronti a difendere i sacri cancelli di Via dell’Umiltà. Il terremoto è appena cominciato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *