Il “cinipide” del Pdl

By Redazione

giugno 1, 2011 politica

Il cinipide è un piccolo insetto nero, che da anni fa strage di castagni in Piemonte, Toscana e in buona parte del resto d’Italia. Quando aggredisce, per la pianta non c’è scampo. All’inizio il castagno colpito non presenta alcun sintomo particolare, anzi l’albero, da fuori, appare rigoglioso e forte; eppure all’interno, le larve dell’insetto si sviluppano e crescono silenziose e invisibili. Solo quando arriva la primavera, sulle gemme e sulle foglie compaiono delle orribili escrescenze tonde e lisce che le deformano. E’ il segnale che il cinipide ha ormai invaso la pianta e per l’albero può iniziare una lenta agonia che lo porterà a divenire infruttifero, cosa che per un albero è leggermente umiliante.

Qualcuno si chiederà: ma questo è un editoriale politico o un articolo di agricoltura? E’ un editoriale politico, ovviamente, ma in un paese in cui molti politici sono braccia rubate all’agricoltura, parlare di politica attraverso il cinipide del castagno ci sembrava un’idea folgorante. La realtà è che il povero editorialista politico che da due anni scrive sulla crisi del Pdl, sulla necessità di riformare quel progetto, e lo fa sull’unico giornale di centrodestra che ha saputo sposare posizioni critiche e lucide sul carosello farsesco di cui Berlusconi si è circondato, non sa più cosa inventarsi per farsi ascoltare. Ma dopo che ieri, il direttore Mario Sechi, ha chiesto a gran voce le dimissioni dei vertici del Pdl e condannato “l’oligarchia senza voti e spirito” che si è impossessata del partito, il bravo editorialista politico prende la palla al balzo e rincara la dose; perché, a ben vedere, un parallelismo tra il Pdl e il castagno agonizzante, c’è. Un albero che non da frutti è come un partito che non prende voti; alla fine a che serve? L’albero a fare ombra, ma un partito?

La realtà è che, al pari dei castagni toscani e piemontesi, anche il Pdl si è riempito, in questi anni, di cinipidi. E ora se ne vedono le conseguenze. I pochi che avevano avvertito il pericolo sono stati mandati a coltivare cipolle, mentre la colonia di cinipidi si è ingrandita prendendosi sempre più potere, visibilità e spazio decisionale. Ha sfruttato la distrazione, la debolezza dell’organismo vivente aggredito, la sua giovane età (in fondo l’albero del Pdl ha appena due anni). E così, pezzo dopo pezzo, il Pdl è stato invaso da una colonia di insetti che lo hanno massacrato. Ora Berlusconi si ritrova con un albero infruttifero, debole e cadente.

Il rischio, lo abbiamo già detto altre volte, è più grande di quanto Berlusconi immagini. Il suo ruolo, nella storia politica del paese, è legato indissolubilmente alla creazione del bipolarismo italiano, di cui, l’albero del Pdl, doveva essere l’asse centrale. Se il Pdl smette di fare frutti (cioè cessa di raccogliere consensi, intercettare segmenti sociali, interpretare mutazioni, selezionare classe dirigente vera e non cinipidi) l’intero sistema politico viene meno, non solo il centrodestra. Ma se il bipolarismo muore, Berlusconi non ha più ragione di esistere; nella palude di una nuova frammentazione politica, la sua traccia narrativa si decompone e scompare. Per questo Berlusconi non può permettersi che il Pdl marcisca.

Gli esperti arboricoltori spiegano che ci sono solo due modi per combattere il cinipide: o tagliare l’albero e bruciarne il tronco per evitare che l’epidemia si propaghi, oppure coltivare una colonia di “antagonisti naturali”, come il torymus sinensis, insetti ectoparassiti che una volta liberati nell’aria, sono in grado di divorare il cinipide e salvare la pianta. Anche Berlusconi ha solo due possibilità per salvare il progetto del centrodestra, prima che le larve parassite lo riducano in polvere: o tagliare di netto l’albero del Pdl, bruciarne la carcassa e piantarne uno nuovo. Oppure, liberare nell’aria una colonia di “antagonisti naturali”, una nuova, giovane, agguerrita e selezionata classe dirigente in grado di mangiarsi i vecchi e ostinati cinipidi che non ci pensano proprio a mollare le foglie che stanno divorando. Dopo il presidente operaio, è arrivato il momento del presidente agricoltore.

(dal quotidiano “Il Tempo“)

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