Una flottiglia in cerca di guai

By Redazione

maggio 31, 2011 Esteri

Se persino l’Onu e se anche uno come il segretario generale Ban Ki Moon chiedono, in coro, agli organizzatori della Flottilla “due” per Gaza di rinunciare alla loro opera di provocazione e a tutti gli stati del Mediterraneo, Israele compreso, di evitare le partenze  dai rispettivi porti e di ridurre il danno e le possibilità di scontri armati, questo vuol dire che il pericolo concreto di un’altra tragedia esiste. E significa altre due cose: che dopo l’ulteriore apertura del valico di Rafah da parte dell’Egitto ogni scopo pseudo umanitario della spedizione via mare non ha pretesti cui appigliarsi e che la natura volutamente di sfida a Israele è in realtà il vero obiettivo. Quello che si auspica è proprio un altro scontro a fuoco. Il movimento turco Ihh che ancora una volta sta dietro a questa mascherata è notoriamente affiliato con la fratellanza mussulmana e in ottimi rapporti con Hamas.

Se vi chiedete chi stia finanziando i crocieristi non dovete quindi andare lontano con la fantasia. La giornalista direttrice responsabile di Info Pal, Angela Lano, sta già a Istanbul da settimane. A proprie spese? Vallo a sapere. L’altro giorno riportava una cronaca entusiasta del restauro e del prossimo varo della Navi Marmara, la nave turca con a bordo anche persone che cercavano il martirio (e i cui familiari confrermavano questa circostanza alla stampa turca stessa) protagonista dell’assalto degli incursori israeliani. “Nella sede della Ong umanitaria turca, Ihh, una delle organizzazioni delle flotillas per Gaza – scriveva la Lano –  si sono dati appuntamento questa mattina decine di pacifisti e giornalisti, passeggeri della prima Flotilla e della prossima, che partirà a fine giugno da diversi porti europei.” “E’ un’occasione – sosteneva –  per rivedere colleghi, compagni di viaggio, amici con cui si è condivisa un’esperienza forte, tragica e storica allo stesso tempo. Ognuno racconta all’altro dettagli dell’attacco israeliano. Particolarmente emozionante è la visita a bordo della nave Mavi Marmara, ormeggiata al porto e in ristrutturazione, dopo gli ingenti danni e la distruzione operata dalle forze israeliane.”

E ancora: “Fatima, Iara, Ann, e altri ex passeggeri ci spiegano cosa accadde in questa o quella stanza, durante il feroce assalto israeliano, nella notte del 31 maggio di un anno fa: l’arrembaggio da parte dei commando a bordo di zodiac; la discesa di soldati dagli elicotteri; gli spari che non finivano più; il sangue dappertutto; i cadaveri allineati per terra, in un corridoio; i rumori assordanti; le grida; l’orrore.”

Insomma una sorta di film di Dario Argento che però hanno visto solo loro e che propagandano con i mezzi di informazione di cui dispongono. E all’invito di Ban Ki Moon, che tre giorni orsono affermava di “seguire con preoccupazione le notizie riguardanti la Flotilla” e chiedeva “a tutti i governi” del Mediterraneo di “usare la propria influenza per fermare la prossima Freedom Flotilla di navi dirette nella Striscia di Gaza” cosa rispondono questi agit prop anti Israele? Semplice, e tutto rinchiuso in questo incredibile passaggio del comunicato emanato dal cosiddetto “Free Gaza movement” : “Signor Segretario Generale, la scelta è solo di Israele: porre fine all’assedio o continuare la violenza contro i Palestinesi e i loro sostenitori. Il blocco è un atto di violenza e i nostri sforzi riflettono la volontà della comunità internazionale di lottare contro l’ingiustizia. Quindi, a lei la scelta: sostenere la tirannia o sostenere la libertà”

Israele quindi è diventata ufficialmente una dittatura nella visione distorta e mistificatrice della realtà di questi “pacifinti”, nick name che comunque vada la seconda Flottilla per Gaza, i turchi dell’Ihh e i greci e gli italiani che li fiancheggiano difficilmente si toglieranno di dosso. A questo punto la palla passa ai servizi di sicurezza dei paesi interessati, Italia, Grecia, Turchia e Israele, perchè si eviti il peggio. Da una parte queste navi andrebbero fermate nei porti di partenza o comunque perquisite da cima a fondo per evitare che all’interno possano venire nascoste armi improprie o vere e proprie. Poi andrebbero identificati con particolare attenzione i passeggeri e dovrebbe comunque essere inibito l’imbarco a chi abbia precedenti per terrorismo internazionale o per fiancheggiamento dello stesso. Poi andrebbe analizzata la merce e la sua qualità anche per evitare che ai palestinesi venga portato materiale deteriorato. Ai giornalisti che a Istanbul hanno timidamente chiesto ai promotori della “Freedom Flottila due” cosa accadrà se Israele deciderà di attaccare nuovamente la Freedom Flotilla, e se i governi degli Stati membri della coalizione cercheranno di bloccare la partenza delle barche, ha risposto così il vice presidente di Ihh, Huseyn Uruç: “Viviamo in Paesi democratici, abbiamo governi democratici, perché dovrebbero bloccarci? Nessun governo può fermarci. Noi agiamo all’interno della legalità internazionale. Non violiamo alcuna legge. Israele deve capire che è un nostro diritto andare a Gaza, che siamo pacifici e che non può fermarci”.

Se il buongiorno si vede dal mattino, queste parole significano una sola cosa: i passeggeri, gli armatori, gli sponsor di questa Freedom flottilla due sono pronti allo scontro fisico. Anzi se lo andranno a cercare. Il loro vero scopo esistenziale è questo: provocare un nuovo caso internazionale per portare Israele sul banco degli imputati.

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