Ma ha vinto il Pd?

By Redazione

maggio 31, 2011 politica

C’è qualcosa che non va. E lo capisci riguardando le immagini di lunedì sera a Piazza del Pantheon, Roma. Vedi tanta gente, le bandiere del Pd, l’atmosfera di festa e un palco con luci e amplificazione. Fin qui tutto normale. Poi metti gli occhiali e scorgi il segretario Pier Luigi Bersani che ammicca, ride, si tira su le maniche di camicia ed esulta. La stranezza è tutta lì, in quel gesto ben rappresentativo degli umori del Partito Democratico che, appresi i risultati delle amministrative, ha spento la tv e acciuffato in tutta fretta le bandiere impolverate per correre in piazza. A Milano e a Napoli i più fortunati, al Pantheon tutti gli altri, compreso un Romano Prodi osannato dalla folla.

Cosa c’è da festeggiare? Intendiamoci, nessuno nega l’evidenza: la sconfitta del centrodestra, uno psicodramma dai contorni paradossali, è palese ai limiti del comico. Ma da qui ad individuare i vincitori, il passo è lungo e per nulla scontato. Soprattutto se la pattuglia dei candidati che hanno trionfato nelle città più importanti proviene da partiti e storie che col Pd c’azzeccano poco o nulla. Quasi a confermare che la crisi della compagine più rappresentativa del centrosinistra non si può spedire in soffitta grazie a qualche vittoria “senza portafoglio”. Anche perché “sono i candidati che salvano i partiti, non viceversa”, ricorda Matteo Renzi all’indomani delle consultazioni.

A Milano, per esempio, Pisapia (Sinistra e Libertà) ha rilanciato le ambizioni di tutta la Rive Gauche, mentre a Napoli i dem. (bassoliniani compresi) si sono stretti intorno a De Magistris dell’Italia dei Valori, come a Cagliari dove l’establishment ha incoronato l’outsider Zedda di SeL. Senza dimenticare che a Macerata è stato eletto presidente della Provincia Antonio Pettinari, segretario regionale dell’Udc alleato al centrosinistra. Vogliamo dirla tutta? A Milano la Moratti e il Pdl si sono “suicidati”. Le gaffes, la campagna elettorale sbagliata e lo scarso impegno degli alleati hanno offerto un contributo encomiabile al successo (meritato) di Pisapia.

A Napoli il Partito Democratico è stato sonoramente schiaffeggiato con buona pace del candidato-vittima sacrificale Mario Morcone, volto pulito dall’ottimo curriculum. Schiacciato dal peso dell’eredità Bassolino-Iervolino e dal guastafeste De Magistris, alla fine della fiera il Pd ha digerito come “male minore” il magistrato campano che gli aveva rubato la scena e i voti. D’altronde le sconfitte sono il boccone più amaro da digerire e su questo non ci piove. Ma i risultati delle elezioni non si discutono, si assumono in tutta la loro oggettività, poi magari si commentano. Ecco perché i conti non tornano e, dopo settimane di campagna infuocata, due dati balzano all’occhio dell’onesto osservatore: le elezioni non le ha vinte il Pd, piuttosto le ha perse Berlusconi.

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