Vittoria in tre mosse

By Redazione

maggio 30, 2011 politica

“Libera Milano, oh Giuliano Libera Milano”, cantavano venerdì i quarantamila di Piazza Duomo durante il concerto di chiusura della campagna elettorale. E lui, col sorriso timido e l’incedere determinato, è riuscito nell’intento dopo 15 anni di governo cittadino in mano al centrodestra del padrone di casa Silvio Berlusconi. E’ riuscito un’impresa che, appena qualche mese fa, sembrava impossibile ai più e avrebbe scatenato l’ilarità dei burocrati del Pd. Invece, no. Perché l’avvocato ex Rifondarolo, oggi in orbita SeL, trionfa grazie ad una ricetta efficace e sapientemente pubblicizzata, con la spinta decisiva dei clamorosi autogol del centrodestra. Scopriamo allora le tre mosse che hanno permesso al Giuliano comunale di entrare dalla porta principale nella stanza dei bottoni di Palazzo Marino.

IL CANDIDATO – Spesso lo scimmiottano perché ripetitivo, anche se, mai come questa volta, Nichi Vendola aveva ragione sul ritornello delle primarie che a Milano hanno permesso di confezionare il candidato su misura per il centrosinistra. Al Pd c’è voluta qualche settimana per metabolizzare l’ennesima sconfitta, con il proprio cavallo (Stefano Boeri) fuori dai giochi. Una volta superati gli scetticismi di sorta, i democratici hanno fatto squadra e proprio Boeri (con 12861 preferenze) si è rivelato il principale supporter di Pisapia sindaco. Avvocato garantista, figlio della Milano bene, navigato dalle esperienze in politica e nella società, Giuliano d’arancio vestito ha raccolto intorno a sè il consenso della borghesia illuminata milanese (che da anni sonnecchiava nei salotti impolverati), di cantautori e personaggi tv. Una mobilitazione massiccia che ha coinvolto giovani e anziani, moltissimi cittadini comuni. Non solo quelli dei centri sociali, ossessivamente chiamati in causa dai falchi del centrodestra.

LA CAMPAGNA ELETTORALE – Anche qui una serie di mosse giuste, inanellate una dopo l’altra con astuzia e tanta fortuna. Senza particolari colpi di teatro, Pisapia ha percorso un sentiero di lungimiranza mantenendo un low profile molto milanese, evitando di sporcarsi nella lotta lacrime e sangue con l’avversario. Ha bussato alle porte di tutti, dai cattolici agli industriali, oltre le barricate del consueto bacino elettorale di centrosinistra, riuscendo a strappare consensi insperati. Con un programma costellato di punti vaghi e spesso mai spiegati, l’avvocato vendoliano ha potuto giocare di rimando grazie alle bordate del centrodestra su rom, moschea ed estremisti spesso tradottesi in autogol per lo schieramento della Moratti. Sobrio nel proporre la sua idea di Milano, deciso nel voler dare un’impronta “di sinistra” al suo operato (elogio del pubblico e revival delle unioni di fatto), Pisapia ha alternato campagna elettorale ad operazioni simpatia che lo hanno di fatto reso digeribile alla maggioranza dei milanesi.

LA COMUNICAZIONE – La svolta decisiva è maturata sul terreno tradizionalmente appannaggio del presidente del Consiglio. La squadra di Pisapia ha azzeccato la strategia comunicativa rifiutando (e mettendo in crisi) i metodi del passato anche per contingenze precise, visto che il budget (1,5 milioni di euro) non permetteva voli pindarici. Così l’entourage dell’avvocato ha dato libero sfogo alla creatività cominciando da internet. Facebook, Twitter, Youtube: le iniziative ufficiali hanno coinvolto decine di migliaia di persone e ad esse si sono aggiunti gli episodi spontanei, fioriti dopo le gaffes della destra. I morattiquotes su Twitter, la pagina “è tutta colpa di Pisapia” su Facebook non avranno mosso chissà quanti voti ma sono stati un ottimo volano per l’operazione simpatia dell’avvocato milanese. Qualche esempio? Dai social network è partita una biciclettata a sostegno di Pisapia che ha radunato qualche migliaio di ciclisti arancioni in giro per Milano, mentre su Youtube ha superato le 450mila visualizzazioni “Il Favoloso Mondo di Pisapie“. Le apparizioni in tv mai sopra le righe e il confronto Sky con la Moratti si è tradotto in un regalo gigantesco confezionatogli proprio dal sindaco uscente. Lui poi ci ha ricamato strategicamente, sottraendosi ad ulteriori faccia a faccia. Le uscite pubbliche, inquinate da qualche scontro tra ultras di ambo le fazioni, sono state scandite dagli inviti evangelici (“porgete l’altra guancia”) e dalla misura del comportamento di un Pisapia quasi inappuntabile. Il mondo della musica gli ha dato una bella mano: Vecchioni ha portato 40mila persone in piazza, Elio e Giuliano Palma pure di più. Con il risultato che il padrone di casa, a Palazzo Marino e in Piazza Duomo, sembrava proprio lui, Giuliano Pisapia.

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