Cronaca di un terremoto politico

By Redazione

maggio 30, 2011 politica

Domani si sprecheranno le parole intorno all’analisi di un voto che, nonostante vibranti immaginazioni e sfavillanti edulcorazioni, è da anni che non si presenta così chiaro e cristallino nel suo messaggio: sconfitta. Milano, Napoli, Trieste, Cagliari, Novara. Ma si potrebbe tirare tardi la sera ad elencare tutte le amministrazioni in cui il centrodestra non solo ha perso, ma lo ha fatto senza lasciare dietro di sé quelle cifre che avrebbero potuto aprire ai “sé” e ai “ma” che sono i tradizionali titoli di coda di ogni tornata elettorale che si rispetti. 55% a Pisapia, in una Milano che si è limitata al compitino di replicare il voto di due settimane fa, senza concedere clamorosi stravolgimenti di un copione atteso (acquisito, si potrebbe arrivare a dire) da simpatizzanti e osservatori neutrali da due settimane.

Il buon Giuliano ha lasciato la Moratti lì dove l’aveva inchiodata, complice una campagna elettorale traballante – a voler essere buoni – e la mancata costruzione di una solida immagine di amministratrice efficiente lungo il corso degli ultimi cinque anni, appesantita dal suo poco appeal comunicativo e dalle lungaggini dell’Expo. Perdere da uscente in una zona tradizionalmente favorevole è un po’ un miracolo di insipienza nelle competizioni per il potere in ogni angolo della vecchia Europa. E se donna Letizia è riuscita nell’impresa, ancora peggio è andata al suo omologo partenopeo.

Lettieri era riuscito a dare quindici punti al suo diretto avversario al primo turno. Quel De Magistris che non ha ceduto nell’errore di civettare con quella parte di sinistra che tanta responsabilità ha nel crepuscolo napoletano (ma che rientrerà dalla finestra andando ad allearsi all’Idv in consiglio), ma che ha saputo soprattutto sfruttare quella carica di antipolitica che ha impresso quale marchio di fabbrica della sua cavalcata e ha puntato tutto sulla personalizzazione del voto tra chi voleva spazzare via tutto quello che c’è stato e ripartire da zero e uno dei tanti politicanti di turno, il cui unico merito era quello di avere la giacca cromaticamente diversa di chi lo aveva preceduto. E in effetti Lettieri non è mai stato gradito all’establishment, e amato dalla propria gente. In un deathmatch, uno contro uno nell’arena dei leoni, per l’ex pm è stato facile sbarazzarsene. Sessantacinquepercento, recita il dato sotto il suo faccione in tutti i siti di informazione, un numero talmente incredibile da dover essere scritto a lettere, per non essere tacciati a prima vista di incauti errori di battitura.

Ha sfiorato la sessantina anche Zedda a Cagliari, una sorta di Vendola dei nuraghe, che dall’amministrazione del capoluogo sardo, punta a dare vita ad una nuova rivoluzione generazionale partendo da sinistra. I numeri parlano di un “ragazzo” che non ha ancora raggiunto i quaranta, che ha battuto ben più titolati avversari alle primarie cittadine, ma soprattutto che ha liquidato un centrodestra al governo municipale da quando il sindaco entrante portava ancora i calzoncini. A nulla è servito candidare un outsider come Fantola, che per poco non ha subito l’umiliazione di scendere sotto quota 40.

Si potrebbe continuare citando Trieste e Varese, o qualche sparuta ridotta – soprattutto meridionale – nella quale il centrodestra ha tenuto. Sarebbe però inutile ai fini di un’analisi politica che non può tener conto del fatto che Berlusconi ha personalizzato come forse non aveva mai fatto prima (nelle tornate amministrative) il voto di maggio, e che la Lega ha mal digerito una strategia che l’ha indotta ad un supporto inerziale dei suoi candidati al nord (anche a Bologna: chi sapeva che il candidato del centrodestra ha in tasca la tessera del Carroccio alzi la mano). Un mix rivelatosi fallimentare, che ha condotto ad un disastro con poche attenuanti. E che si carica di un sinistro valore simbolico se si considera che le due vittorie più significative sono state incassate da un magistrato, De Magistris, e un (ex) comunista (sponda Rifondazione). Alla faccia degli strali e degli scongiuri del premier.

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