Mladic, molti dubbi e poche certezze

By Redazione

maggio 29, 2011 Esteri

Il “boia di Srebrenica” Ratko Mladić sarà presto in volo per l’Aia, per essere processato con l’accusa di crimini di guerra e genocidio. “Finalmente giustizia è fatta”, affermeranno in molti, dopo 15 anni di latitanza dell’uomo che ha messo a ferro e fuoco i Balcani. Ma è proprio questo ampio lasso di tempo e soprattutto i precedenti dei processi ai danni di Milosevic e Karadžić che non dovrebbero spingerci a professare ottimismo e giubilo per un evento atteso da molti, troppi anni.

Da un lato infatti, emerge più di un dubbio circa la connivenza di alcuni vertici politici e militari belgradesi e di gran parte della popolazione serba con la latitanza di Mladić. Dall’altro lato, la sospetta morte di Milosević in carcere prima del raggiungimento di una sentenza, a cui si aggiunge il dibattimento-farsa di Karadzić ancora in corso, non infondono a priori molta fiducia sull’esito finale del processo a Mladić. Desta anche una serie di dubbi l’estemporaneo appello di Boris Tadić per l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea già durante lo svolgimento della conferenza stampa sulla detenzione di Mladić.

L’interrogativo circa l’arresto è quindi d’obbligo: volontà di fare giustizia rompendo col passato od oculata mossa politica? L’entusiasmo di Tadić è stato tuttavia smorzato dal Commissario Europeo per l’allargamento e la politica europea di vicinato Štefan Füle, secondo il quale rimangono sul tavolo una serie di riforme (giustizia e pubblica amministrazione in primis) che Tadić dovrà necessariamente adottare. Quella del Premier serbo è certamente una mossa coraggiosa, forse un momento di svolta nel panorama politico interno, sebbene sia ancora presto per poter parlare di una nuova Serbia. Difatti, la spaccatura interna tra europeisti e “ultranazionalisti” contrari all’adesione è ancora molto forte; in questo contesto tuttavia, emergono alcuni dubbi circa la genuinità dei valori ultranazionalisti palesati in Serbia soprattutto da un largo movimento di giovanissimi, spesso membri di tifoserie calcistiche, che già oggi sfilano nelle strade di Belgrado a sostegno di Mladić.

È proprio la loro giovane età a porre interrogativi sulla regia che sta dietro a tali movimenti, dato che la maggioranza di questi ragazzi niente o quasi può ricordare delle guerre dei primi anni ’90 nella ex Jugoslavia. Non è un caso che i “nazionalisti” che acclamarono la presa del potere di Milosević, furono gli stessi che alcuni anni dopo non esitarono a farlo fuori spedendolo all’Aia. Allo stesso tempo, il network che per anni ha coperto gli spostamenti di Mladić lancia più di un’ombra sull’establishment politico serbo, confermando come occorra cautela nell’affermare che la Serbia abbia definitivamente voltato pagina.

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