Milano da ridere

By Redazione

maggio 26, 2011 politica

Se non vi hanno sbalordito i ladri d’auto con frequentazioni terroristiche, se non vi siete divertiti con la zingaropoli e le autocostruzioni degli ingegneri rom, se non avete ammirato la moschea di Sucate in via Giandomenico Puppa, allora potete mettervi comodi in poltrona, perché state per vivere un weekend scoppiettante all’ombra della Madonnina. Eh sì, in quella che è forse la più grande e realistica commedia d’arte all’italiana fanno il loro ingresso i figuranti travestiti da rom e attivisti dei centri sociali che gironzolano per Milano indossando i vessilli elettorali di Pisapia. Pagati (da chi? e quanto?) per confondere i cittadini, instillano il germe della paura nei buoni padri di famiglia intenzionati a votare il Giuliano comunale.

In questo mix di brutti ceffi, delinquenti presunti e comunisti arrabbiati, Maurizio Crozza fa notare che ci sono anche “figuranti anziani che si fingono anziani indignati per i figuranti che si fingono zingari” e ancora “zingari che si fingono figuranti per imbucarsi al catering dei figuranti”. Come se non bastasse, adesso la procura indaga per i reati di sostituzione di persona, abuso della credulità popolare e diffusione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico. Ingredienti piccantissimi di quella che Pisapia ha chiamato “campagna diffamatoria”, raccogliendo il sostegno dei suoi e gli sberleffi della destra.

Nel frattempo la campagna elettorale scorre via insieme alle strette di mano e alle passerelle nei mercati rionali che, ultimamente, pullulano di politica da tutti i banchi. Ci si avvia così al gran finale che prende corpo all’ombra della Madonnina: nel giro di poche ore due concerti vanno infatti a chiudere le maratone elettorali dei candidati sindaco nel salotto cittadino di Piazza Duomo. Musica, intrattenimento e colore: il rush finale si celebra coi nervi distesi se non fosse che, pure per i cast, è scoppiato il consueto giro di valzer. Da una parte c’è Pisapia che stasera potrà schierare il fior fiore degli artisti italiani, notoriamente prodighi di affetto per la Rive Gauche de noantri.

Con l’avvocato vendoliano, che ha già collezionato il live di Vecchioni da 40mila presenze, scendono in piazza i milanesi Elio e le Storie Tese, Giuliano Palma, Paolo Rossi, Gioele Dix e Claudio Bisio, seguiti a ruota dal romano Daniele Silvestri. Il concertone di Letizia è stato preceduto da sfottò e risatine in giro per i social network. Ok, Gigi D’Alessio non sarà nato a Cologno Monzese ma è pur sempre un (contestatissimo) esponente della canzone leggera italiana e avrebbe potuto sentirsi ancora più lumbàrd se avesse duettato col leghista Matteo Salvini che aveva promesso di cantare con lui in caso di vittoria del centrodestra. Niente da fare: alla fine il re dei neomelodici ha dato forfait, destabilizzato dal “clima di estrema tensione” e dalle minacce giunte via web. Intanto, sul palco del Duomo sono saliti Alexandra Stan, stellina rumena classe 1989 che spopola in radio con il pezzo house “Saxobeat” e una vecchia gloria degli anni Ottanta come Kid Creole.

Tra applausometri e trivialità di piazza, la corsa elettorale è volata via portando con sè polemiche, insulti e mirabolanti promesse. Ancora una volta si sono perse per strada le buone intenzioni di spiegare ai cittadini “cose concrete” e progetti per il futuro. Si è giocato di rimando, aspettando le mosse dell’avversario per poi ricamarci su polemiche e smentite, evitando chirurgicamente un confronto leale. Nel frattempo, sospinto dal tragicomico terrorismo psicologico del centrodestra, Pisapia non ha spiegato compiutamente il progetto moschea nè tantomeno quel concetto così vago di “autocostruzione” per i Rom. Così pure Letizia Moratti ha fatto passare in cavalleria lo smantellamento dell’Ecopass (sua creatura e orgoglio del passato), dedicandosi ai saldi di fine stagione come la moratoria delle multe e, per gli amici tassisti, il blocco alla concessione di nuove licenze fino al 2015. Questo sì che è vero spettacolo.

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