Il futuro del GOP? Mitt contro Tim

By Redazione

maggio 24, 2011 Esteri

Nella notte fra sabato e domenica, il governatore dell’Indiana Mitch Daniels, principale candidato al ruolo in commedia di ” quello serio” (nonché di quello del ” conservatore-di-cui-si-può-parlar-bene-anche-a-sinistra), ha gelato l’establishment del partito rivelando che non prenderà parte alle prossime primarie repubblicane.

Su chi convergeranno ora gli importanti appoggi, finanziari e non solo, di cui Daniels avrebbe goduto?Uscito di scena “quello serio”, gli ingranaggi potrebbero girare in modo da non dover ripiegare su “quello ricco e furbo”, Mitt Romney – azzoppato, oltre che dalla sua proverbiale incapacità di fingere di credere in quel che dice, dal fatto di aver realizzato in Massachusetts una riforma sanitaria che è praticamente il prototipo di quella poi realizzata su scala nazionale dall’attuale presidente (cosa che il Team Obama non perde occasione di rammentare maliziosamente agli elettori).

E così, “gli astri si potrebbero stranamente allineare in favore di Pawlenty”, si legge in un lungo ritratto dell’ex governatore del Minnesota uscito sull’ultimo numero di TIME quando la decisione di Daniels era ancora in sospeso. Poche ore dopo Pawlenty ha ufficializzato definitivamente la sua candidatura, con un evento in Iowa preceduto da questo video in rete:

Resta da vedere se nelle prossime settimane il suo nome prenderà quota nei sondaggi, dove si muove ancora a volo radente.

Del suo suo potenziale e dei suoi limiti ho già avuto modo di parlare diffusamente in un ritratto che Notapolitica, con grande lungimiranza, ha pubblicato ad aprile; per capire cosa si è mosso adesso, basta tornare a quanto Jon Ward ha scritto una decina di giorni fa su  Huffington Post: “Se Daniels non si candida, Pawlenty ha ottime probabilità di vincere le primarie anti-Romney – una competizione per diventare l’alternativa più attraente all’ex governatore del Massachusetts”. Ward aveva concluso il suo pezzo riportando le affermazioni di “un uomo di partito molto rispettato che attualmente non lavora per nessuno degli altri candidati”, a detta del quale “il problema di Pawlenty è che è la seconda scelta di tutti. Piace a tutti, ma per ora aspettano di vedere cosa fa Mitch”. Ed ora che Mitch si è chiamato fuori, è fin troppo facile fare due più due.

Domenica, immediatamente dopo l’annuncio del suo forfait, Erick Erickson, direttore del sito conservatore Red State, ha confidato su Twitter che gli stavano arrivando svariate email “da conservatori improvvisamente pronti ad “adattarsi” a Pawlenty o, come uno lo ha chiamato, “il panino al prosciutto”.

E a proposito di Twitter e di gastronomia politica, il prof. Larry Sabato dell’Università della Virginia lunedì ha twittato che se il punto forte di Pawlenty risiede nell’essere “la seconda scelta di tutti”, il suo punto debole resta quello di essere, in assonanza con il cognome, “come la polenta: che può risultare  asciutta, insipida, noiosa”.

Un altro commento non entusiastico è quello di Michael Grunwald di TIME, il quale sostiene che paradossalmente Pawlenty potrebbe avere buone chance di essere scelto proprio perché è un candidato debole. Il suo ragionamento è che il partito repubblicano si trova di fronte ad una alternativa fra due candidati moderati (o “connessi con la realtà”, dice lui), cioè Mitt Romney e l’ex ambasciatore a Pechino Jon Huntsman, da un lato, e dall’altro una manciata di candidati estremisti ed impresentabili: per evitare la spaccatura, potrebbe convergere su Tim Pawlenty che “è il tipo di candidato che potrebbe aiutare il GOP a relegare le proprie contraddizioni interne dietro una passata di trucco, unendo fra loro la fazione dei bombaroli che vogliono una guerra santa antistatalista e quella dei personaggi dell’establishment che vogliono un candidato credibile di tipo confindustriale. E il suo modo di fare poco incisivo potrebbe aiutare a far sì che le elezioni ruotino tutte attorno ad Obama, di modo che i repubblicani non sarebbero costretti a decidere cosa pensano della realtà fino al 2013”.

Grunwald sembra peraltro dimenticare che dei tre candidati “moderati” rimasti in lizza, Pawlenty si distingue anche per il fatto di essere l’unico dei tre non mormone: ancora una volta, è il più appetibile “per esclusione”. In definitiva, considerato che la candidatura di Huntsman non ha le carte in regola per emergere in queste primarie (nelle quali è più verosimile che giochi per farsi conoscere in vista di quelle del 2016), quel che oggi come oggi appare più verosimile è un duello fra Romney e Pawlenty. E se dovessi giocare a fare l’indovino, i miei due centesimi li punterei su quest’ultimo.

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