L’invenzione del profugo

By Redazione

maggio 23, 2011 Esteri

Essere un profugo per qualcuno è una maledizione, per altri un destino e per altri ancora un ruolo. O un mestiere. A quest’ultima categoria dello spirito appartengono senz’altro i profughi palestinesi. Per i quali, non bastando l’organismo Onu che già era deputato ad occuparsi dei rifugiati delle tante guerre che dal 1946 in poi hanno continuato a flagellare l’umanità, cioè l’Unchr, qualcuno ha ritenuto di dovere creare un organismo ad hoc solo per loro (cosa mai più ripetuta) e cioè l’Unrwa.

Cosa significano intanto i due acronimi? Il primo, Unchr, sta per United nations high commissioner for refugees, il secondo, Unrwa, sta per United nations works and relief agency. Già dall’esplicitazione della “mission” dell’Unrwa si capisce tutto: “In base alla definizione operativa dell’Unrwa, profughi palestinesi sono le persone il cui normale luogo di residenza era la Palestina fra giugno 1946 e maggio 1948, che perdettero sia le loro case che i loro mezzi di sostentamento come conseguenza del conflitto arabo-israeliano del 1948.… Anche i discendenti degli originari profughi palestinesi possono registrarsi presso l’Unrwa”.

Un recente studio, Jonathan Spyer spiega meglio come mai si sia sentito questo bisogno di creare l’Unrwa. Vale la pena di riportarne per intero il punto centrale perché da queste osseravazioni si capisce come l’organismo in questione sia esclusivamente di ostacolo a qualunque pace tra israeliani e palestinesi. “Milioni di profughi in tutto il mondo, oltre 130  dalla seconda guerra mondiale, sono stati sotto la responsabilità dell’Unhcr, che mira al reinserimento e alla riabilitazione dei profughi – premette Spyer –  ma l’8 dicembre 1949 l’Assemblea Generale dell’Onu approvò la risoluzione 302 che dava vita a un’apposita agenzia dedicata esclusivamente “all’aiuto diretto e ai programmi di lavoro” per i profughi arabi palestinesi – l’Unrwa, appunto – facendone un ente senza eguali.”

“L’Unrwa – spiega l’autore dello studio – esiste per perpetuare, non per risolvere, il problema dei profughi palestinesi. Da che esiste, nessun palestinese ha mai perduto lo status di profugo. Esistono, ad esempio, centinaia di migliaia di profughi palestinesi e loro discendenti che sono cittadini della Giordania: eppure, per quanto riguarda l’Unrwa, essi continuano ad essere dei profughi con pieno diritto all’assistenza.

In questi sessant’anni l’Unrwa si è trasformata in uno strumento fondamentale per la perpetuazione del problema dei profughi, e in un grosso ostacolo per la soluzione del conflitto israelo-palestinese. Quando l’Unrwa cominciò a contare i profughi, nel 1948, lo fece secondo modalità che non hanno precedenti: puntando cioè a registrare il massimo numero possibile di quelli che definiva “profughi”. Innanzitutto, venne considerato palestinese chiunque avesse vissuto nella Palestina mandataria britannica nei due anni precedenti lo scoppio del conflitto arabo-israeliano. Inoltre, l’Unrwa conta come profughi anche tutti i discendenti dei profughi originari: un sistema che dal 1948 in poi ha generato – caso unico al mondo – un incremento del 400% nel numero di profughi sotto la sua giurisdizione. Si trattava di una definizione di “profugo palestinese” politicamente motivata, con il sottinteso che i palestinesi sarebbero rimasti profughi per sempre o fino al giorno in cui si fossero trionfalmente stabiliti in uno stato arabo palestinese che comprendesse tutto il territorio su cui sorge Israele.”

Insomma se per perdere lo stato di profugo dovrà essere compiuto quel diritto al ritorno, che è uno dei punti irrinunciabili da parte di tutte le finte trattative di pace palestinesi e corrrisponde a un “no” secco ovviamente da parte isareliana, è chiaro cosa si vuole che accada: la scomparsa dello stato di Israele.

Se queste sono le condizioni, i palestinesi rimarranno finti profughi a vita. I loro avi, i veri profughi, coloro che vennero praticamente costretti dai popoli arabi di Egitto, Giordania e Siria a non accettare la spartizione della terra proposta dall’Onu al momento della nascita dello stato di Israele, sono morti da un pezzo. I discendenti, profughi per eredità, servono solo a giustificare gli stipendi elevati di chi lavora in un organismo Onu che costituisce quella spina nel fianco della questione palestinese che ha sempre minato alle fondamenta ogni trattativa di pace.

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