Spunta in Texas una stella solitaria?

By Redazione

maggio 22, 2011 Esteri

Dal sito RealClearPolitics, vi proponiamo la traduzione in italiano (curata da Irene Selbmann) dell’articolo “Rick Perry Presidential Push Quietly Gains Steam” scritto da Erin McPike and Scott Conroy, sulla possibile corsa per la Casa Bianca del governatore texano Rick Perry.

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Mentre larga parte della base repubblicana è ancora alla ricerca di un candidato conservatore con abbastanza verve da lottare gomito a gomito contro il Presidente Obama, un uomo che viene dal profondo Texas, che era del tea party ancor prima che il tea party andasse di moda, sembra stia pensando alla corsa per le presidenziali.

Il governatore Rick Perry ha insistito in più occasioni nel dire che la presidenza non gli interessa, ma Real Clear Politics ha appreso che i compagni di partito hanno cominciato ad annusare il terreno per conto di Perry.

Un politico texano vicino a Perry ha detto fatto sapere a qualche stratega-chiave che il governatore da più a lungo in carica di tutti gli Stati Uniti vede un vuoto e sta aspettando una “chiamata” ufficiale per prendere parte alla corsa. Questa fonte ritiene che ciò possa accadere verso la fine dell’estate. Con i colleghi del sud Haley Barbour e Mike Huckabee in gara – e con i problemi di Newt Gingrich, che ha sollevato dubbi sul suo allineamento – potrebbe essersi aperto uno spazio per Perry.

Secondo un altro repubblicano ben informato, almeno uno degli uomini vicini a Perry ha iniziato discretamente a fare domande sulla situazione politica del primo stato al voto, l’Iowa. Un terzo collega di Perry, ha appreso Real Clear Politics, ha iniziato a radunare un piccolo contingente dall’Iowa con quella frase ben rodata, spesso utilizzata dagli aspiranti candidati che non si schierano ancora apertamente: “Tenete all’asciutto le polveri”.

Il team di Perry da tempo precisa che il texano dall’accento marcato, successore di George W. Bush ad Austin nel 2000, non prenderebbe seriamente in considerazione l’idea di intraprendere la corsa alla Casa Bianca prima della fine delle sessioni legislative nello stato, alla fine di questo mese. Ora mancano meno di due settimane e il campo delle presidenziali 2012 rimane aperto.

Le chiacchiere su Perry sono state così discrete che quasi una dozzina di funzionari del partito repubblicano contattati da Real Clear Politics non ne avevano mai sentito parlare. Ma che il pettegolezzo esista non li lascia troppo sconcertati. Mark McKinnon, stratega repubblicano e veterano dell’amministrazione Bush, ha detto: “Non so se Perry stia iniziando a chiamare gente, ma non mi sorprenderebbe”.

Perry non sarebbe di certo il primo eminente repubblicano in odore di candidatura, sebbene sotto silenzio, che poi batte in ritirata – e i suoi colleghi rimangono irremovibili, almeno in pubblico, nel dire che nulla è cambiato. “Il Governatore non sta chiamando nessuno per la corsa alla presidenza. Mi piacerebbe conoscere una persona che ha ricevuto una chiamata del genere,” ha detto in una email Dave Carney, stratega politico di Perry che ora lavora per la corsa a presidente di Gingrich. “Sta chiamando gente per raccogliere fondi per l’Associazione dei Governatori Repubblicani, della quale è presidente”.

Eppure i mormorii per un “Perry Presidente” hanno iniziato a farsi sempre più rumorosi. All’inaugurazione del George W. Bush Presidential Center, il 16 novembre 2010, gran parte dei discorsi fatti dai veterani dell’amministrazione Bush si sono concentrati su queste tre parole: “Perry c’è”. Sei mesi più tardi, non è successo molto altro.

Le prospettive di Perry per le presidenziali potrebbero, in ultima analisi, dipendere dalla decisione della sola persona del Partito Repubblicano che spera nella Casa Bianca e che può vantare un curriculum e uno stato di provenienza abbastanza grande da competere con il Texas: Sarah Palin, ex governatore dell’Alaska. Perry ha in comune con la Palin la stessa familiarità con un linguaggio semplice, diretto, che mira ad infiammare i sostenitori dei tea party ed è altrettanto esperto nel mostrare atteggiamento che viene percepito come anti-politico, nonostante ricopra la carica di governatore da più di dieci anni.

“Fratello maggiore, io me ne vado”, fu come Perry terminò un’intervista con Real Clear Politics in ottobre, nella quale aveva parlato negli stessi termini del festival musicale Austin City Limits e delle sue imminenti uscite di caccia come della sua campagna a governatore.

La Palin appoggiò Perry nella sfida contro il senatore Kay Bailey Hutchinson nei primi mesi dell’anno scorso. E sono entrambi delle figure di spicco nelle file dei tea party. In altre parole, nella corsa potrebbe non esserci spazio sufficiente per questo cowboy texano e per una certa mamma grizzly del 49° stato.

Mentre la Palin conta talmente tanto sul suo inarrivabile potere da star e sul forte consenso da potersi permettere il lusso di aspettare e vedere come evolvono le cose, Perry non può rimanere inattivo molto a lungo. E in particolare non può mettersi nella posizione di raccogliere fondi in un momento così delicato per correre in una campagna fondamentale che inizia ad anno nuovo.

All’incontro dei presidenti del Comitato Nazionale Repubblicano a Dallas, giovedì scorso, Perry ha parlato dei suoi argomenti preferiti: il federalismo e il 10° Emendamento. Ha detto che il candidato repubblicano alle presidenziali dovrebbe avere le idee molto chiare sui limiti dell’intervento governativo. Oggi Perry è molto conosciuto tra la base repubblicana. Nel dicembre 2009 il suo volto è comparso sulla copertina del New York Times Magazine e lo scorso anno, battendo Hutchinson (sostenuto dagli alleati dell’amministrazione Bush) così come l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, ha dimostrato che il marchio Perry rimane forte.

Ha aperto la Southern Republican Leaderchip Conference a New Orleans lo scorso aprile e la scorsa settimana ha annunciato che si ripresenterà alla conferenza di quest’anno a giugno. L’evento è un richiamo per quelli che sperano di correre per il partito repubblicano alle presidenziali 2012, dal momento che Gingrich, il rappresentante del Minnesota Michele Bachmann, l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, l’ex governatore dello Utah Jon Huntsman e l’uomo d’affari Herman Cain hanno tutti confermato il loro intervento. Insieme a Perry.

[traduzione di Irene Selbmann – clicca qui per leggere la versione originale dell’articolo sul sito di RealClearPolitics]

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