Il mistero di CL a Milano

By Redazione

maggio 20, 2011 politica

Continuano a sprecarsi gli scenari di una Comunione e liberazione che avrebbe remato contro Letizia Moratti. O meglio, che non avrebbe remato proprio, limitandosi a portare i propri eletti in consiglio ma mostrando una certa freddezza sulla possibilità che il primo cittadino venisse confermato. Per lo meno al primo turno.

Si sa, quando si parla del voto azzurro nel capoluogo lombardo, si finisce inevitabilmente per tirare in ballo il movimento nato dal carisma di don Giussani. Dopotutto dalle sue fila escono Roberto Formigoni, insediatosi stabilmente da lustri al Pirellone, e Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e astro nascente tra le fila della seconda generazione pidiellina. Insomma, che “quelli di cielle” elettoralmente non contino nulla, non si può proprio dire.

Bastano però due retroscena della grande stampa quotidiana, che una supposizione finisce per inverarsi in maniera inerziale, costringendo i diretti interessati a secche smentite.

“ll premier Silvio Berlusconi prende le distanze dagli attacchi a Comunione e Liberazione, sospettata di aver fatto mancare il suo appoggio al candidato sindaco del centrodestra di Milano, Letizia Moratti”, si leggeva ieri in un’Agi di metà pomeriggio. Che proseguiva:  “A dirlo è il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. “Il presidente Berlusconi – ha detto il governatore – mi ha telefonato nella giornata di ieri e ha preso totalmente le distanze dagli attacchi che erano stati fatti nei miei confronti e nei confronti del movimento a cui appartengo, come se fosse assente dalle elezioni”.

Nonostante, a nostro avviso, la distanza di CL non sia verificabile empiricamente, né sufficiente ad esaurire l’analisi post-voto alla quale è chiamato il partito, se il premier è stato costretto a muoversi significa che qualche dobermann si sta sbranando sotto il tappeto, per parafrasare una suggestiva immagine di Winston Churchill.

Non sembra un caso che, in tutta la giornata di ieri, l’unico (dei tantissimi usciti tra stampa cartacea e web) articolo che compariva sulla bacheca Facebook di lady Letizia, sia stato un’intervista di Antonio Intiglietta al Sussidiario. Vale a dire di uno dei principali animatori della Compagnia delle Opere meneghina – nonché presidente del Comitato tecnico consultivo di Fondazione EA Fiera Internazionale di Milano, uno degli snodi principali per i quali passerà l’Expo del 2015 – sul quotidiano online della Fondazione per la Sussidiarietà , la creatura di Giorgio Vittadini, che della Compagnia delle Opere è stato fondatore e traino fino ad una manciata di anni fa.

Se vero boicottaggio non è stato, la Moratti prova comunque a serrare le fila di una parte del partito che l’ha da sempre sopportata e mai amata, e che ha digerito con fastidio una campagna elettorale gestita con leggerezza.

Come sembra tra l’altro emergere dall’intervista ad Intiglietta, che, nonostante un titolo simpatizzante, risponde alla richiesta di chiarire se un “complotto” abbia affossato la Moratti, eludendo di fatto la domanda: “La verità è che noi abbiamo vissuto un’esperienza fantastica di presenza e di testimonianza di come la fede possa diventare intelligenza sulla realtà e permetta di formulare un giudizio e una decisione per un voto che affermi la libertà contro lo statalismo. Diversamente da una parte del mondo cattolico che, in nome di valori come la carità e la solidarietà, spera che la realizzazione della società si realizzi grazie a un potere, presunto buono”. Salvo poi fare professione di fede morattiana in vista del ballottaggio, come “scelta di libertà più che un’opzione tra un blocco politico e l’altro“.

C’è poi Maurizio Lupi, che in un’intervista al Corriere della Sera dell’altro ieri ha detto che è “una stupidata” il fatto che CL a Milano non abbia sostenuto la Moratti. Ora, che sia “una stupidata”, lo abbiamo scritto anche noi, ci può stare: al di là di un diffuso malessere, la spiegazione dei voti che mancano nel centrodestra va trovata altrove. Ma i numeri che fornisce a corollario dimostrativo della propria tesi, convincono assai meno:

L’assessore Carlo Masseroli ha conquistato 3.400 preferenze, e un giovane sconosciuto in politica, Matteo Forte, ne ha avute altre 2000.

Si potrebbero fornire dati utili a quantificare la presenza ciellina in quel di Milano, tesi a corroborare il fatto che il “giovane” ha avuto a malapena i voti pari a quelli degli universitari orbitanti intorno al mondo di CL. Ce n’è uno, empiricamente rilevabile e piuttosto recente, al quale ci si può riferire. Riguarda le elezioni universitarie, non comparabile pedissequamente ad una competizione che avviene sul territorio dunque, ma utile ad inquadrare la potenza di fuoco dell’allegra combriccola milanese se solo si impegna un po’.
Un anno fa, solo  tra Statale e Politecnico, le liste vicine a quelle di CL hanno incassato 4200 voti, il candidato con più preferenze, Marco Erroi, ha toccato  quota 2459.
I colleghi del Pdl? Si sono fermati a quota 420. Il più votato? Giuseppe Anselmo, 882, non di Milano.

Il voto universitario è radicalmente diverso da quello espresso dal territorio. Tuttavia, mutatis mutandis, la comparazione dei freddi numeri è significativa. Tanto più che “il giovane” cinque anni fa si chiamava Lorenzo Malagola. Prese 400 voti in meno di Forte, ma fu il sesto (su sette) degli eletti afferibili al movimento giussaniano.

Conclusione? “Il tema non è più attuale, e non abbiamo più tempo da perdere in queste considerazioni non attuali”. Parola di Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi, vicino al mondo ciellino. Chissà se il ballottaggio, è una faccenda che da quelle parti considerano ancora “attuale”.

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