Garavaglia: “Milano ha capito da sola”

By Redazione

maggio 20, 2011 politica

Pronti, via. La macchina elettorale del Pdl si rimette in moto in vista del ballottaggio cercando di archiviare la batosta del primo turno che aveva visto una Letizia Moratti sconfitta e abbracciata dalle polemiche. Nella ricerca delle cause di una debacle tanto dolorosa quanto prevedibile, c’è stato anche chi, come Il Giornale e  autorevoli fonti di partito, ha addebitato la sconfitta al poco impegno del governatore lombardo, Roberto Formigoni e dei suoi amici di Comunione e Liberazione.

Nel frattempo il Pdl prova a ripartire: la parola d’ordine è riconquistare il “consenso perduto”, per dirla con Lupi, puntando tutto sulla questione sicurezza e sulle idee ‘estremiste’ dell’avversario Pisapia. Di tutto ciò abbiamo parlato con Mariapia Garavaglia, senatrice cattolica del Partito Democratico, nonché ex-vicesindaco di Roma dal 2003 al 2008. Con lei, che ha conosciuto Don Giussani e oggi è in prima linea per sostenere il candidato di centrosinistra, il punto della situazione sul presente-futuro della capitale del Nord.

Senatrice Garavaglia, che idea si è fatta delle accuse a Cl e Formigoni sul mancato appoggio alla Moratti?

“Le accuse vengono rivolte perché c’è qualcuno che ha la coda di paglia. Noi, e si è visto, abbiamo fatto di tutto per essere coesi e se loro si accusano vicendevolmente è perché non sanno trovare una scusa sul fatto che i milanesi  stanno davvero scegliendo autonomamente dopo mesi di propaganda politica populista e dopo che, con accuse indegne, si è voluto accreditare la giunta uscente come una giunta di moderati. Le pare che gente come me sia estremista? I milanesi hanno capito bene da soli. Un dato è chiaro: abbiamo vinto in tutte le nove circoscrizioni di Milano, abbracciando qualsiasi ceto sociale, dalla borghesia alle periferie”.

La lotta, a suon di accuse e retroscena, è corsa anche sulla carta stampata di centrodestra. Che ne pensa?

“Sono i soliti che urlano e non stanno creando nessuna condizione di moderatezza tra i milanesi. Cosa credono? Non sanno che quando i cittadini hanno perso ogni riferimento, è perso per sempre? Il danno che si fa sul civismo dura a lungo e si ripercuote su di loro. Sarà bene che comincino a raccontare il confronto politico in termini di contenuti e non di urla scomposte e tra l’altro mendaci.”

Si riferisce al neologismo “zingaropoli”?

“Si può pensare che vogliamo ridurre la città ad una zingaropoli? Non facciano ridere! Non c’è nessuno che si candida a Milano pensando di ridurla a poca cosa. Chi vuole vincere sulla Moratti è perché intende riportare Milano al centro di relazioni interne e internazionali di rango, si pensi all’Expo ottenuto dal Governo Prodi che si è molto speso per tale traguardo. Questa città, che ha avuto il primo ministro capolista a Milano, quale attenzione ha ricevuto da Roma Capitale? Sono stati dati più soldi a Roma, Catania e a città che non li hanno saputi gestire. I legisti prendano nota invece di urlare in maniera insensata slogan che non hanno riscontro”.

Il problema sicurezza è tra i punti cardine corso della campagna elettorale del Pdl. Quale la vostra posizione?

“Se noi riusciremo a far in modo che i rom abbiano casa, se riusciremo a far pregare in luoghi legali gli islamici, di cosa dovremmo aver paura? La sicurezza avviene attraverso il fatto che la città è serena, che alla città vengono tolti i nodi critici. In questo momento Milano ha moltissime moschee illegali. Ai cittadini milanesi deve piacere la gente che mette i problemi sotto al tappeto o piuttosto chi guarda in faccia al problema? Noi parleremo con tutti, sempre, prima di fare una scelta. Loro invece spostano i problemi, pubblicizzano le loro ordinanze ma poi non cambia niente”.

E le moschee?

“Siamo a Milano, abbiamo cittadini che sono diventati italiani ma che hanno una religione diversa: vogliamo mantenere il loro luogo di culto nell’illegalità oppure conoscerlo, sapere dov’è e controllarlo? La scusa che possano diventare centri islamici tali da fomentare l’estremismo è aprioristica perchè ancora adesso non sono controllati. Una volta legalizzati, saranno anche meglio monitorati. Il centrodestra è alla ricerca di alibi populisti ed è da anni che vince campagne elettorali in questo modo”.

Il disagio di Lupi e Formigoni circa la politica urlata modello Santanchè può considerarsi un segnale importante?

“Sì perché riconosco che i miei due amici Lupi e Formigoni non hanno perso il dna di chi crede che la politica sia un modo alto di servire i propri concittadini e interessarsi degli altri in modo che anche nel confronto su idee e programmi opposti non si sia nemici e non si tratti il proprio contendente come se fosse una persona da linciare”.

La poca simpatia del mondo cattolico (e ciellino) verso la Moratti sembra ormai un dato assodato. E’ effettivamente così?

“Il mondo dell’associazionismo e del no profit è stato trattato con sufficienza dall’amministrazione Moratti che quando se ne è servita lo ha fatto per avere servizi a basso costo. Il volontariato, settore più attivo dei cattolici impegnati, sa ben giudicare tra le parole e i fatti. E i cattolici che non vi sono impegnati hanno comunque tratto le loro conclusioni”.

Non le pare che gli articoli di questi giorni sui tradimenti targati Cielle si siano tradotti in una banale caccia al capro espiatorio?

“A me sembra di sì. Probabilmente c’è chi non ha avuto voglia di lavorare per la Moratti e allora ha scaricato la colpa su Cl. Un’accusa inadeguata anche perché, allora, dovrei dire che i ciellini hanno lavorato per noi e questo non mi risulta. Inoltre non sono persone disimpegnate, che non sono andate a votare. Quindi traggano loro le necessarie conseguenze”.

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