Sono tutti pazzi questi registi

By Redazione

maggio 19, 2011 Cultura

I problemi mentali dei registi e degli attori protagonisti, due per tutti, Lars von Trier e Mel Gibson, sembrano avere preso il sopravvento sull’immaginario collettivo del Festival di Cannes. Se poi ci mettiamo anche l’improponibile pellicola “The three of life”, del pur ottimo Terrence Malick (che però ha avuto la disavventura di farsi produrre da Brad Pitt), il quadro sarà completo: si salvi chi può. Questi signori, cui potrenmmo aggiungere anche il pretenzioso Nanni Moretti con il suo assurdo “Habemus papam”, hanno tutti il piccolo difetto di credere che nel proprio ego possa specchiarsi l’universo intero. E che le piccole e grandi depressioni, paranoie e narcisismi, destinati a rimanere nel segreto professionale di una stanza di uno strizzacervelli da 100 euro a seduta, possano invece venire efficacemente trasposte sullo schermo cinematografico. E che la cosa funzioni. E che noi tutti, storditi da sudditanza psicologica e servilismo verso le case di distribuzione cinematografiche, si paghi il biglietto per vedere un pianeta di “Malinconia” che si schianta sulla terra. O un uomo che si auto-cura facendo il ventriloquo di un castoro di peluche. O una famiglia americana degli anni ’50 che racconta le proprie frustrazioni facendoci passare attraverso un documentario di tre quarti d’ora che andava bene per “Superquark”. O che un velleitario e mancato politico italiano ci rappresenti le presunte angoscie di un cardinale che non riesce a fare il Papa.

Tutte tematiche del “chissenefrega” prima di diventare sceneggiature raccogliticce e film sicuramente poco appetibili e mal riusciti. A tutto questo aggiungiamoci le penose idiozie che uno come von Trier ritiene di potere dire a Cannes in conferenza stampa “pour epater le bourgeoise”, e cioè che lui credeva di essere ebreo ma poi si è accorto di essere nazista solo perché di origini tedesche. Con panegirico pro-Hitler degno di un naziskin sotto effetti di allucinogeni di terz’ordine. Con accuse a Israele di essere un “cancro” per il mondo e con scuse finali come di prammatica all’insegna del “sono stato frainteso”. Al netto del solito film capolavoro di Woody Allen, rigorosamente fuori concorso, e dell’altrettato prevedibile capolavoro dei fratelli Dardenne, il Festival di Cannes anche quest’anno sembra volere puntare su scandali e scandaletti di attori e registi per attirare l’attenzione. E ormai i giornali tabloid neanche mandano più i fotografi a paparazzare le aspiranti stelline con le tette di fuori.

Purtroppo per loro però, questi scandali da tre soldi e queste figure da cioccolatai sono stati tutti oscurati dal ciclone Strauss Kahn ( o “Khazz” che dir si voglia) a paragone del quale le depressioni maniacali dei sunnominati sono robetta per educande. Ciò che quindi si può consigliare a questa gente che pretende di fare cinema prendendo in giro l’intelligenza della gente, e dimostrando scarsa propensione all’onestà intellettuale, è che, se davvero hanno così poco da dire, la prossima volta se ne stiano a casa. Tanto i soldi ce li hanno e se per un anno marcano visita al Festival nessuno rimpiangerà la loro assenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *