Newt e Mitt contro il GOP?

By Redazione

maggio 19, 2011 Esteri

Dal Washington Examiner del 17 maggio, vi proponiamo la traduzione in italiano (curata da Irene Selbmann) dell’articolo “Gingrich and Romney run against their own party” scritto da Michael Barone.

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Fuori Mike Huckabee. Dentro Newt Gingrich. Fuori Donald Trump. È stata una settimana di fuoco per la corsa alle nomination per il candidato repubblicano alle presidenziali del 2012. Restano alcune domande alle quali rispondere. Dentro Mitch Daniels? Fuori Sarah Palin? Ma già adesso, due dei candidati più noti sembrano destinati ad escludersi dalla competizione. Uno è Newt Gingrich. È stato attaccato da gente come Rush Limbaugh e Bill Bennett, dall’editoriale del Wall Street Journal e da Charles Krauthammer su Fox News, per i suoi commenti sul piano Medicare del Presidente del House Budget Committee, Paul Ryan.

Il piano Medicare di Ryan era parte delle decisioni sul budget che erano state votate alla Camera da tutti i repubblicani, tranne quattro. È praticamente la piattaforma del Partito Repubblicano. Ed è sembrato che Gingrich la buttasse via. Lo ha fatto in risposta ad una domanda tendenziosa di David Gregory, per “Meet the Press”, che gli ha chiesto se i repubblicani “dovessero davvero andar contro all’opposizione pubblica” e “andare sul serio avanti cambiando completamente il Medicare”.

La risposta intelligente sarebbe stata mettere in discussione le premesse della domanda di Gregory. Il piano Ryan non è necessariamente impopolare. L’opinione pubblica dipende moltissimo da come le domande vengono poste nei sondaggi. E il piano non cambierebbe totalmente il Medicare. Il sistema attuale rimarrebbe effettivamente lo stesso per tutti, dai 55 anni in su. Ma Gingrich ha accettato le premesse di Gregory: “Non credo che l’ingegneria sociale di destra sia più desiderabile di quella di sinistra”, ha risposto Gingrich. “Non credo che imporre cambiamenti radicali da destra o da sinistra sia un buon modo di operare per una società libera”.

Quindi un ex Speaker repubblicano della Camera, che vuole diventare un presidente repubblicano, ha appena dato ai democratici una scusa per etichettare una proposta repubblicana come “ingegneria sociale di destra” e “cambiamento radicale da destra”. Non è difficile capire perché Russell Furham, repubblicano dell’Iowa che si è imbattuto in Gingrich a Dubuque, gli ha detto: “Sei imbarazzante per il nostro partito. Perché non te ne vai prima di renderti ancora più ridicolo?”

Per la sua personale esperienza, Gingrich avrebbe dovuto intuire cosa sarebbe successo. L’ala del partito al Congresso, con la maggioranza alla Camera, ha preso l’iniziativa nel definire la politica del partito, come fece anche quando Gingrich era Speaker nel 1995 e 1996. I contendenti repubblicani alla presidenza non hanno denigrato le idee di Gingrich come lui ha fatto con quelle di Paul Ryan. Gingrich pensa di essere, giustamente, una fucina di idee. Ma il partito che cerca di guidare è già vincolato a idee che apparentemente sembrano contrarie alle sue.

Se Gingrich è uscito, più o meno consapevolmente, al di fuori dalla linea politica repubblicana, Mitt Romney non aveva modo di sapere che si sarebbe trovato allineato con il Presidente Obama quando nel 2006 formulò il suo piano per la sanità nel Massachusetts.

I repubblicani al Congresso hanno sostenuto quasi all’unanimità il rigetto dell’Obamacare, trovatosi impantanato al Congresso nel marzo 2010 con un mandato, modellato su quello del Massachusetts, obbligava chiunque a fare un’assicurazione sulla salute.  Ventisette procuratori generali o governatori, quasi tutti repubblicani, stanno portando avanti azioni legali sostenendo che l’Obamacare viola la Costituzione.

La scorsa settimana in Michigan, durante un discorso sulla sanità, Romney ha difeso il suo piano per il Massachusetts, insistendo nel dire che un mandato statale è diverso da un mandato federale. Ma la reazione della grande maggioranza dei repubblicani ricorda il vecchio fumetto del New Yorker nel quale una ragazzina messa davanti ad un tipo di verdura verde dice: “Io dico che sono spinaci, e poi chi se ne frega”.

Alcuni fan di Romney dicono che si sia ripreso, raccogliendo 10.25 milioni di dollari in un solo giorno questa settimana. È un risultato non indifferente per una raccolta fondi. Ma a cosa servono i soldi in una corsa alla nomination alle presidenziali? Possono aiutare a costruire organizzazioni statali, possono presentare un candidato sconosciuto agli elettori e possono fornire argomenti per un candidato o contro gli avversari.

Alcune di queste cose, in ogni caso, si possono fare con molti meno soldi oggigiorno, attraverso i nuovi media. E non sembra probabile che milioni di dollari di pubblicità possano convincere gli elettori delle primarie e dei caucus ad apprezzare il mandato del Massachusetts. Romney è in corsa come un tecnocrate, uno che sa analizzare i dati e ottenere risultati attraverso una buona gestione. Ma quest’anno i repubblicani non cercano un tecnocrate, ma qualcuno ad invertire la crescita dell’intervento governativo iniziata dai democratici di Obama. Nepuure Romney sembra in sintonia con il partito che cerca di guidare.

[traduzione di Irene Selbmann – clicca qui per leggere la versione originale dell’articolo sul sito del Washington Examiner]

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