Cagliari al Massimo

By Redazione

maggio 19, 2011 politica

Il Continente è lontano, e si sente. In questi giorni, più che in altri, Cagliari respira aria di indipendenza e creatività, con l’Udc alleata al centrodestra locale e un vendoliano a difesa del Pd, nel contesto di elezioni amministrative che sanciranno il successore del sindaco uscente Emilio Floris (Pdl). A contendersi la poltrona più ambita di Via Roma ci sono due veri outsiders, che a chiamarli “uomini di partito” si rischia di offenderli. Da una parte Massimo Zedda, cavallo di Vendola classe 1976, dall’altra l’ingegner Massimo Fantola, nato a Cagliari nel 1948. La sfida atipica del capoluogo regionale, dove Futuro e Libertà corre in solitaria, è stata arricchita dal pareggio al primo turno (Fantola 44,7%, Zedda 45,1%) che costringerà gli elettori a ripresentarsi in cabina per il ballottaggio.

Una seccatura in più per il centrodestra: ha amministrato la città negli ultimi 5 anni e ora vede insidiata la sua leadership da un giovanotto qualunque, il Pisapia sardo, sussurra qualcuno, che non è neanche del Pd. Sulle sponde azzurre naviga invece, in acque rigorosamente non pidielline, il padre di famiglia Massimo Fantola, sposato con quattro figli. Fa l’ingegnere e il docente universitario ma prima di tutto è un appassionato di politica. Partito nel 1985 dal consiglio comunale di Cagliari, è poi approdato all’assemblea sarda con la casacca della Democrazia Cristiana. E’ amico di Mario Segni con cui ha fondato l’omonimo Patto, ma la sua gente lo ricorda per l’attività a capo del movimento “Riformatori Sardi”, creatura cattolica e liberal-democratica che a Cagliari vale quasi il 10%. Nel 2006 l’accordo tra i Riformatori e l’Udc ha aperto le porte di Palazzo Madama al Fantola, eletto senatore tra le fila del partito centrista.

Appurato il corso democristiano, più di qualcuno si è chiesto se sia possibile che nel curriculum politico dell’ingegnere non figuri alcuna tessera di Forza Italia o Alleanza Nazionale. Nemmeno una coccarda del Pdl. E’ così: il “non berlusconiano” Fantola non ha mai militato nei partiti del premier, nonostante oggi li rappresenti nella battaglia di Cagliari. Ribattezzato “il disobbediente” dal Giornale, ha già declinato l’offerta di una discesa elettorale in città da parte di Silvio Berlusconi ed è visto da molti destrorsi come un intruso al banchetto del Pdl. Da buon politico di lungo corso, l’isolano si è dovuto guardare dal fuoco amico dei berluscones e ha messo in piedi una campagna elettorale a modo suo. Alle cinque del mattino al mercato ittico, poi a cena con duemila persone al ristorante Bingia Pernis, questa volta alla presenza del governatore Ugo Cappellacci.

L’etichetta del “candidato Pdl” andava stretta ad uno come Fantola che oggi rivendica il suo curriculum del fare. “Io sono un riformatore nei fatti e non a parole. Ho lottato e vinto il referendum per l’elezione diretta del sindaco e ho presentato una proposta di legge per il limite di mandato in Consiglio Regionale”. Senza dimenticare che, in passato, si è battuto pure per le elezioni primarie. L’avversario Zedda? “Un bravo ragazzo, ma per fare il sindaco non basta”. Fantola va al massimo e promette che la parola d’ordine del suo programma è lavoro. Nel frattempo carica gli amici su Facebook (“insieme vinceremo”) e si prepara al ballottaggio. Sul campo c’è il 4,47% racimolato da Ignazio Artizzu di Futuro e Libertà: voti che potrebbero tornare all’ovile di Fantola. E allora sì, sarebbe la vittoria del non berlusconiano.

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