“Lascio l’Usigrai. A schiena dritta”

By Redazione

maggio 18, 2011 politica

Riceviamo e – molto volentieri – pubblichiamo la lettera di dimissioni con cui Stefano Campagna ha lasciato l’Usigrai, il sindacato “unico” dei giornalisti Rai. Campagna, conduttore e caposervizio alla redazione Cultura del Tg1, era stato duramente attaccato per aver redatto il cosiddetto “Libro Bianca” sui comportamenti scorretti che sarebbero stati commessi dal direttore del Tg3. Il documento, pubblicato integralmente da Notapolitica.it è stato poi rimosso dal nostro sito su richiesta degli avvocati di Bianca Berlinguer.

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Con decorrenza immediata rassegno le mie dimissioni dall’esecutivo usigrai. Dopo un anno in cui ho cercato di mediare, dopo un anno di fango sul Tg1, dopo un anno in cui ho denunciato – nell’assoluta indifferenza – quanto accadeva al Tg3 e in altre testate, esco dalla direzione di un’organizzazione schierata e faziosa. Ho già dato mandato all’azienda di cancellare le quote contributive all’Usigrai e alla Fnsi (Federazione della Stampa). Nessuna parola dall’Usigrai in difesa di un sindacalista dopo la querela della Berlinguer che, in piena sfiducia nel sindacato (che la difende), non ha seguito il normale iter sulle controversie tra giornalisti, scegliendo subito la via legale, che non temo.

L’Usigrai ha iniziato la “purga stalinista” privandomi – parole di Verna – di una importante delega mentre Rai 3 cancellava la mia partecipazione ad una trasmissione (tema, “le mamme”). Quello che lascio è un sindacato che tace sui milioni di euro spesi da alcuni Direttori e grida sugli spiccioli di dirigenti “nemici”. Ecco la Rai che non mi piace e della quale non voglio più essere complice.

Vedremo cosa saprà fare l’Usigrai sulla mia richiesta di tutela sindacale. Ripongo la mia fiducia e la mia stima in Maurizio Blasi, Simona Sala e Lucia Coppa (Usigrai-Garanti) che considero onesti e corretti.

Nell’ultimo esecutivo ho tentato una mediazione che tenesse conto delle esigenze dei colleghi del Tg 3 in difficoltà, anche a costo di farmi da parte. Le ultime parole nei miei confronti (con toni di rabbia accesi e violenti) sono state: “Non possiamo agire senza il mandato dei cdr, ma nonostante la debolezza del Comitato di Redazione del Tg 1 continuerò ad attaccare Minzolini”. Esiste la surroga – Segretario – che usi solo quando politicamente utile. Qualche giorno prima, un membro dell’esecutivo (Tg 3) mi aveva detto: “Se fai un libro bianco sul TG3, noi ne faremo uno nuovo su Minzolini”. Questo è il clima in cui ho trascorso gli ultimi 13 mesi della mia vita.

Avete forse visto un comunicato Usigrai in cui avete letto: “Quanto si legge sul ‘Libro Bianca’ non è vero…”. No. Ci sarà un giornalista di “sinistra” intellettualmente onesto in questo paese da porsi questa domanda? Continuo a ricevere insulti e minacce sui blog, nell’assoluta indifferenza. Qualcuno, se mi accadesse qualcosa, avrà una enorme responsabilità morale. L’Usigrai ignora i problemi delle Testate ingiustamente considerate “minori” e fa battaglie epocali solo per sostenere la “casta dei privilegiati”, i volti noti o graduati, trascurando le legittime aspirazioni di chi – pur capace e volenteroso – non riesce a vederle realizzate a danno suo e di tutta l’Azienda.

Usa i comunicati come clava solo in una direzione all’insegna del “Vernismo” e del “P-D- Pietrismo”. Usa la sede dell’Fnsi per denigrare la testata ammiraglia, comunicati letti in diretta nell’edizione delle 20 con mandato assembleare di 30 colleghi del Tg 1 su 163. Non ha la forza e il coraggio di censurare palesemente interventi come quelli ascoltati all’ultimo congresso Fnsi dal neo-rieletto segretario incapace di rispondere al proprio editore, De Benedetti, quando sostiene che: “i giornalisti dovrebbero pagare per la visibilità che gli diamo”. Non fa battaglie adeguate per il pagamento del canone in bolletta. Sentiamo solo “parole”. Attaccare i “nemici” è forse più importante di una seria azione per salvare la Rai dalle difficoltà economiche?

Esco dal sindacato con la schiena dritta e nella serena convinzione di essermi battuto per la giustizia, contro i demansionamenti dei colleghi, contro la casta protetta e intoccabile. Un certo circuito “mafio-mediatico” ha dato ampia prova di disinformazione e “disonestà intellettuale”. Alla faccia di chi crede ancora che la stampa non sia schierata. Alla querela della Berlinguer rispondo che qualunque sarà la sentenza non sborserò un euro alla Direttorissima del Tg 3, piuttosto scelgo il carcere.

Amarezza solo verso i colleghi del Tg 3 che mi hanno coinvolto e per i quali mi sono battuto senza che nessuno di loro si degnasse di spendere una parola su quanto alcuni hanno denunciato. Nel rispetto della richiesta del Direttore Generale, Dr.ssa Lei, non seguiranno altri comunicati, salvo ulteriori linciaggi “giuridico-sindacal-mediatici”.

Stefano Campagna
Membro esecutivo uscente Usigrai, giornalista e conduttore del Tg 1
Coordinatore rapporti sindacali con la Rai (L’Alternativa)

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