Il silenzio del Pirellone (e di CL)

By Redazione

maggio 18, 2011 politica

Da Palazzo Marino a via dell’Umiltà, il ritornello del “qualcuno ha remato contro” assilla i maggiorenti del Pdl costringendo alla riflessione gli stati maggiori di un partito stordito dal tonfo della Moratti e incalzato dall’imminenza del ballottaggio. Prima di rimettere in moto la macchina elettorale, con un premier più defilato e maggiore presenza dei candidati sul territorio, gli azzurri provano a far quadrare i conti. La ricerca delle ragioni rischia però di trasformarsi in una pericolosa caccia al capro espiatorio. Uno su tutti, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, reo di non essersi impegnato abbastanza per sostenere la corsa elettorale di Letizia Moratti.

Che i rapporti tra Palazzo Marino e il Pirellone non fossero idilliaci era cosa nota, ma ora dagli ambienti Pdl filtra l’impressione che il Governatore, e con lui la galassia di Comunione e Liberazione, siano scesi in campo svogliati, senza grinta, strizzando l’occhio al nemico Pisapia. “Non siamo masochisti”, ribatte Formigoni, “avevamo cinque persone in lista con la Moratti e se vincesse diventerebbero consiglieri comunali, oltre a due assessori uscenti”. Recatosi al seggio con maglietta di Paperino e giacca in pelle, il Formiga aveva già assicurato agli amici del Sussidiario che “si è sempre agito concordemente e adesso ancora di più per ottenere un risultato positivo al ballottaggio”.

Bene ma non benissimo, visto che Il Giornale ha rilanciato con un vero e proprio “processo nei confronti di CL” che “avrebbe fatto il gioco di Pisapia con la promessa di un vicesindaco gradito ai ciellini”. Se questa non è fantapolitica, poco ci manca. Durante il primo turno di amministrative, il movimento cattolico ha mostrato una certa freddezza anche a causa della radicalizzazione dello scontro politico che, tra gli scivoloni della Moratti e i referendum pro-Cav, ha creato diversi mal di pancia tra le fila di una Cl comunque impegnata a fare la sua parte per la riconferma del sindaco uscente. L’assessore Carlo Masseroli, ciellino d.o.c., è stato il terzo più votato tra gli azzurri e siederà nuovamente in Consiglio Comunale, affiancato dalla new entry Matteo Forte (26 anni e 1939 preferenze) sempre con la bandiera del Pdl.

La tesi di una CL ammiccante a Pisapia scricchiola parecchio: l’avvocato milanese avrà pur frequentato il liceo Berchet e conosciuto Don Giussani (“ha segnato la mia vita facendomi capire l’amore per i più deboli”), ma è altrettanto chiaro che il candidato sindaco del centrosinistra ha in mente un registro comunale per le unioni civili e la costruzione di moschee che tanto mette in ansia il Pdl. Senza contare l’estrazione politica da cui proviene. E allora perché tanta indecisione? “Per il primo turno Cl avrebbe concesso libertà di voto”, sostiene La Repubblica, mentre per La Stampa la compagine ciellina “è rimasta in panchina”. Capri espiatori a parte, il dato trasversale è sempre lo stesso: intorno alla figura di Letizia Moratti la convergenza di tanti soggetti (Lega e Pirellone in primis) è stata quantomai formale e unita a stento da un Berlusconi pompiere che ha cercato di spegnere tutti gli incendi polemici sul candidato ideale.

Fiamme che ora riaffiorano, puntuali e fastidiose. Il malcontento (vero o presunto) di CL è quello di tutto il centrodestra, elettorato compreso, che fatica a identificarsi in uno scontro sempre più arido e ancor meno attento alla politica vera, con una Letizia Moratti che, perdipiù, non miete simpatie. Ma oggi la parola d’ordine è “tutti uniti” per affrontare il ballottaggio. “Torniamo a parlare di Milano”, esorta Maurizio Lupi, ciellino di stretta osservanza berlusconiana, che ammette l’handicap del caso Lassini sconfessando il modello comunicativo Santanchè. “Il faccia a faccia Moratti-Pisapia è stato tra i motivi per cui una parte del nostro elettorato ha manifestato il proprio disagio”, aggiunge Roberto Formigoni. Tutti uniti, certo. Ma con i dovuti distinguo e le necessarie smarcature tanto per ribadire che se si perde anche al ballottaggio, la rivoluzione lombarda è dietro l’angolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *