Il ragazzo con la bicicletta

By Redazione

maggio 18, 2011 Cultura

Un film commovente, che rappresenta uno dei temi sociali più sentiti in Francia, ma anche nel resto d’Europa, in questo momento, cioè l’abbandono dei figli da parte dei padri separati. E il tutto rappresentato con quel delicato tratto di macchina da presa che caratterizza i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne. Tutto questo e molto altro ancora è “Il ragazzo con la bicicletta” (“Le gamin au velo”), presentato nei giorni scorsi al festival di Cannes in concorso. Un film che riesce in 87 minuti, senza le inutili digressioni debordanti del troppo retorico e pretenzioso “The three of life” (che di minuti ne dura più del doppio), a rappresentare un quadro completo della famiglia disgregata “made in France”.

La pellicola inoltre ruota sulla interpretazione da Oscar del piccolo Thomas Doret, che interpreta lo sfortunato Cyril, e su quella appena meno intensa di Cecile de France, la parrucchiera Samantha, la donna che tenta di adottare e  di fare da supporto a un ragazzo altrimenti destinato a una vita tra orfanotrofio e delinquenza minorile. Il padre di Cyril è un piccolo bastardo vigliacco che lo lascia a un istituto e cambia casa senza nemmeno dire a nessuno dove si sia trasferito. Di più: vende la bicicletta del figlio e il film inizia con l’ossessione compulsiva del ragazzo sia per andare a vedere se per caso la bici è rimasta nel vecchio appartamento disabitato lasciato dal padre sia per sapere dove diavolo sia finito il genitore infame. La bici verrà poi ricomprata dalla parruchiera e donata a Cyril come pegno di un’umanità migliore. La prima scena madre è quando la stessa Samantha si decide, contro il parere un po’ caramelloso di psicologi minorili e assistenti sociali, a prendere il toro per le corna e a portare Cyril nel nuovo luogo di vita e di lavoro del padre. Il tutto dopo un’indagine non facile per venire a sapere dove questo essere indegno si nasconda dal figlio.

La teoria e categoria dello spirito secondo cui “il medico pietoso fa la piaga purulenta”  risalta in questa parte del film. Ma Cyril deve pagare un alto scotto alla propria guarigione esistenziale: constatare di persona che il padre non vuole più saperne di lui e che non vuole neppure venire a trovarlo nell’istituto in cui lo ha mollato perché si sente in colpa. Insomma una vera merda umana. A quel punto al ragazzino non resta che attaccarsi a questa eroica parrucchiera che lascia persino il fidanzato per occuparsi di questo ragazzo non facile e con tendenze aggressive e delinquenziali. Tanto che finisce anche in un giro di balordi che pensa di utilizzarlo per piccoli reati. Il film si chiude con un lieto fine agrodolce: i reati commessi da questo ragazzo saranno alla fine perdonati e dei vari risarcimenti economici si occuperà Samantha che ha deciso di non tradirlo diventando di fatto e di diritto la sua vera madre, “honoris causa”. Tuttavia lo squallore della borghesia francese farà ancora provare a questo adolescente difficile la propria spietatezza mettendone a repentaglio la stessa vita per salvare la propria onorabilità. Ma Cyril è un buon incassatore dell’infamia della società d’Oltralpe e i fratelli Dardenne lo faranno passare indenne da ogni prova, una sorta di metafora umana della speranza di una nuova alba anche per la società di cui sopra.

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